Continuiamo a ripetere il ritornello trito e ritrito che ogni bambino ha i suoi tempi e i suoi tempi di apprendimento e bla e bla e bla.
Ma forse lo diciamo così, come frase di circostanza, perché poi nei fatti, facciamo e pensiamo ben altro, continuando a paragonare i nostri figli ai figli altrui.
La gara inizia subito, ai primi pannolini siamo già tutti ai blocchi di partenza.
Si comincia da quando il neonato inizia a stare seduto e si finisce (forse) con l’università, ma non ne sono certa, va avanti anche dopo, quando si fa la gara a quale figlio ormai grande ha la macchina più bella, a chi ha il lavoro più prestigioso e a chi il miglior conto in banca.
A meno che non si riscontrino problemi particolari (e questi ovviamente sono casi diversi) per star bene é meglio dare un taglio netto ai paragoni continui, alle gare di chi ha il bambino più geniale. Ehhh, lui è avanti! Avanti rispetto a che cosa? Che poi quando li vedi, sono per loro fortuna bambini esattamente come tutti gli altri, nel 99% dei casi sono i genitori che hanno bisogno di ostentare una genialità che davvero, non serve. I bambini sono tutti stupendi ognuno a modo suo, non c’è bisogno di aggiungere niente, davvero.
Invece no, li si spaccia per “precoci”, per mezzi geni. E tu ci caschi e cominci a cercare quelle scemenze su Internet “Cosa deve fare un bambino di X mesi”.
Nell’economia di una vita, il fatto che un essere umano cammini o gattoni un mese prima, realmente, cambia qualcosa?
Se ha tolto il pannolino a giugno o a dicembre, questo pregiudicherà la sua carriera lavorativa? Ecco, la risposta la sappiamo senza bisogno di ulteriori precisazioni ma sappiamo anche quanto sia facile farsi tirare dentro in certe dinamiche, quella del paragone continuo é decisamente una delle più deleterie.
Ecco, tornassi indietro direi alla persona che ero fondamentalmente di prendere tutto con più leggerezza, che ben altra cosa rispetto alla superficialità; é viaggiare con valigie più leggere e soprattutto senza troppi pesi sul cuore.

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