L’epidemia del genitore performante. A cura della Dott.ssa Nunzia Martella

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A cura della Dott.ssa Nunzia Martella, Fondatrice dell’Associazione Educare in Positivo

Ma cosa ci sta capitando? Perché essere genitori oggi è diventato così difficile, stancante, stressante? Posto che sia il mestiere più difficile del mondo, fin dalla notte dei tempi, come mai oggi è diventato così complicato crescere i figli senza sentirci schiacciati da questo ruolo? Siamo la generazione che desidera dare una svolta al compito di essere genitori, impegnarsi e formarsi per creare una sana relazione con i propri figli e vivere in un ambiente familiare positivo. Siamo genitori impegnati sul lavoro, spesso soli nella gestione del quotidiano, orfani di una tribù ormai svanita.

Giocolieri impegnati nel mantenere un equilibrio tra casa, lavoro, famiglia, amici e cura del proprio benessere fisico e mentale. Presenti nella vita dei nostri figli, a ogni recita, merenda e riunione di scuola. In più, aggiungiamo il fatto che i figli arrivano tardi, quando pensiamo sia arrivato il momento compatibile con tutte le altre richieste, spesso poco prima che finisca il tempo biologico e quando, fisiologicamente, si fa più fatica a ricaricarsi. Insomma, siamo la generazione di adulti che sente di dover essere sempre al top. Siamo la generazione della performance e, per questo, anche il ruolo di genitore si trasforma in un elemento aggiuntivo di stress. Se sentiamo la spinta sociale a essere amabili, ad avere un buon lavoro, tanti amici, una relazione amorosa riuscita e chi più ne ha più ne metta, viene naturale pensare che anche il ruolo di genitore debba corrispondere alle aspettative di questa società così esigente.

Ecco perché assistiamo a questa epidemia di genitori alla ricerca di efficienza, efficacia e perfezione nel proprio ruolo. Non sto dicendo che sia sbagliato o nocivo cercare di formarsi e informarsi, di migliorare ed evolvere. Ma la domanda è: esiste davvero un solo e unico modo giusto per essere buoni genitori, per salvaguardare la crescita e la salute fisica e mentale dei nostri figli? Credo che sia proprio nella ricerca di questa risposta rivelatrice che ci stiamo perdendo. Stiamo perdendo la bellezza della leggerezza, dell’ascolto del nostro istinto, la legittimità di essere stanchi e scarichi senza doverci fustigare ogni volta che scegliamo la modalità sopravvivenza o risparmio energetico. Voler dare il meglio ai nostri figli è un desiderio legittimo e nobile, ma non può trasformarsi in una fonte di stress e pressione costante. La nostra genitorialità non deve e non può essere la copia carbone di modelli proposti come dogmi.

Ansia e stress si annidano proprio qui: nell’idea che, se non aderiamo a quel modello perfetto, venduto come possibile e raggiungibile, allora non siamo abbastanza adeguati, anche quando stiamo facendo del nostro meglio. Se il naturale desiderio di essere genitori attenti e presenti si trasforma nel controllo di ogni parola, gesto e comportamento rivolto ai nostri figli, forse abbiamo perso la vera essenza del nostro ruolo. Una soluzione che renda più leggero il compito e più efficace e serena la relazione educativa con i bambini è possibile. Innanzitutto, smettiamo di prendere in considerazione articoli, suggerimenti, contenuti social o percorsi di supporto alla genitorialità che criticano o definiscono in modo rigido come debba essere un genitore, perché ogni famiglia è un mondo e ogni tentativo di tradurre la realtà in formule rigide rischia di perderne la complessità e le sfumature. Prediligiamo contenuti e percorsi che rimettano l’adulto al centro, non solo come genitore, ma come individuo che, innanzitutto, deve capire chi è in questa epoca del mondo.

Perché lo stress, la richiesta di essere sempre performanti e i tempi stretti non spariscono con un semplice percorso di accompagnamento alla genitorialità, ma con un cambiamento che inizi prima di diventare genitori e che ci guidi verso una maggiore consapevolezza di noi stessi. Come diceva una mia professoressa all’università, ogni persona che decide di diventare genitore dovrebbe iniziare a formarsi prima ancora di diventarlo, perché si tratta di un cambiamento di identità, di un percorso che richiede pazienza e tempo. Quello che sta rendendo il nostro compito così difficile è pensare che potremo diventare genitori risolti ed efficaci dopo poche e semplici lezioni o applicando suggerimenti decontestualizzati e impersonali. Ne risulta, quindi, che se la situazione con i nostri figli non “si risolve”, siamo noi a essere sbagliati o inefficaci, perché sembra che tutti intorno a noi abbiano la famiglia perfetta seguendo “tre semplici mosse”. Come mamma che vive in questi tempi e professionista nel settore del supporto educativo, considero interessante e davvero utile orientarsi solo verso percorsi di accompagnamento che ci aiutino a trovare il NOSTRO MODO DI ESSERE GENITORI, in base al nostro contesto, alla nostra storia e alla nostra idea di genitorialità.

Ci vuole pazienza, ci vuole capacità di mettersi in gioco, ci vuole tempo, anche se questa società sembra non concedercelo. Ed è anche per questo che ci sentiamo così spesso affannati e inadeguati. Rivendichiamo il diritto all’imperfezione, riprendiamoci la dimensione umana dell’esperienza genitoriale.

Non sto suggerendo di essere disinteressati ai nostri figli o crescerli in balia del permissivismo, ma ritornare all’essenziale. Spendere le nostre energie per quel che davvero conta: il benessere emotivo dei nostri figli e il nostro, ovviamente. Solo così potremo regalare ai nostri figli una presenza autentica e abitare la genitorialità con serenità, liberi da aspettative e pressioni che troppo spesso insostenibili. A me stessa e a tutte le famiglie che accompagno ricordo sempre una cosa: il fatto che potremmo fare di più non significa che non stiamo già facendo abbastanza.

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Valentina Desario è l’autrice di Stancamente Mamma e scrive di maternità e vita quotidiana con ironia, sincerità e spirito pratico

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