Le verità scomode delle famiglie

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Ci piace pensare alla famiglia come al posto in cui ci si ama sempre, ci si sostiene senza condizioni e ci si capisce anche senza parlare. Ma la verità è che le famiglie sono molto più complicate di così. Essere parenti non significa necessariamente avere un rapporto sano, e condividere lo stesso sangue non garantisce affetto, rispetto o presenza.

Il sangue non garantisce l’amore

Ci sono genitori che fanno del loro meglio e altri che continuano a ripetere ferite mai elaborate, nonni presenti e nonni che non hanno alcuna intenzione di diventare il punto di riferimento che tutti immaginavano, fratelli che si vogliono bene ma che non riescono davvero a capirsi. In ogni famiglia esistono ruoli che si formano quasi senza accorgersene: quello forte a cui nessuno chiede mai come sta, quello fragile che viene protetto, quello che deve sempre mediare, quello da cui ci si aspetta che risolva tutto. E spesso proprio chi tiene insieme tutti è la persona che riceve meno attenzione.

Quando diventare genitori cambia il modo in cui guardiamo indietro

Diventare genitori può cambiare completamente il modo in cui guardiamo alla nostra famiglia d’origine, perché crescere un figlio ci fa rileggere la nostra infanzia con occhi nuovi. A volte ci porta persino a chiederci perché certe cose che avevamo sempre considerato normali oggi ci sembrino improvvisamente inaccettabili. Non sempre diventare genitori ci fa capire meglio i nostri genitori. Qualche volta ci fa capire meglio noi stessi.

Voler bene non significa accettare tutto

Mettere dei confini può diventare necessario, eppure nelle famiglie il confine viene spesso scambiato per egoismo. Dire no, non raccontare tutto, non essere sempre disponibili o scegliere autonomamente come crescere i propri figli può essere vissuto dagli altri come un rifiuto. Ma voler bene non significa concedere accesso illimitato alla propria vita. Possiamo amare profondamente la nostra famiglia e avere comunque bisogno di distanza. Possiamo essere riconoscenti e nello stesso tempo riconoscere ciò che ci ha fatto male. Possiamo perdonare senza tornare al rapporto di prima.

“Abbiamo sempre fatto così” non rende una scelta giusta a priori

Possiamo decidere che alcune dinamiche finiscono con noi, anche se per generazioni sono state giustificate con un “abbiamo sempre fatto così”. Perché essere cresciuti in un certo modo non significa che quel modo fosse giusto. Avere figli, inoltre, non rende automaticamente persone migliori e non aggiusta una coppia che era già in difficoltà: la genitorialità spesso amplifica quello che esisteva prima, nel bene e nel male.

I bambini ricorderanno soprattutto come si sentivano

Probabilmente dimenticheranno molti regali, molte feste e molte giornate organizzate alla perfezione, ma difficilmente dimenticheranno come si sentivano in casa: se potevano sbagliare senza avere paura, se venivano ascoltati, se potevano essere se stessi, se l’amore sembrava dipendere dai loro risultati. Alla fine, l’infanzia non è fatta soltanto di quello che facciamo per i nostri figli, ma soprattutto di quello che facciamo sentire loro.

Nessuna famiglia è davvero quella che mostra agli altri

Dietro ogni porta ci sono stanchezze, silenzi, incomprensioni, sensi di colpa, momenti bellissimi e altri molto meno belli. Una famiglia sana, quindi, non è quella che resta unita a qualsiasi costo né quella che non litiga mai. È quella in cui si può dire “questa cosa mi ha fatto male” senza ricevere in cambio un conto da pagare. È quella in cui si può chiedere scusa, cambiare, mettere un limite e accettare che i figli diventino persone diverse da quelle che avevamo immaginato.

Perché essere una famiglia non dovrebbe significare appartenersi. Dovrebbe significare volersi bene senza farsi male.

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Chi scrive
Valentina Desario è l’autrice di Stancamente Mamma e scrive di maternità e vita quotidiana con ironia, sincerità e spirito pratico

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