Ultimo giorno di scuola materna: la dolce malinconia dei capitoli che si chiudono

558 558 Stancamente Mamma

Scrivo queste parole di getto, affinché le emozioni che provo non scivolino via dalla mia mente troppo in fretta, e io faccia fatica a ricordarle.

Ieri c’era la recita di fine anno, il saggio, le canzoni, ed erano due giorni che avevo una strana malinconia addosso, un peso sul cuore. Per una volta ho pensato quasi quasi, se fa due colpi di tosse è una buona scusa per evitare di andare, ben consapevole che non l’avrei mai fatto. Era solo un modo per evitare l’inevitabile, ovvero la fine di un’epoca, la chiusura definitiva di un capitolo.

Il pomeriggio che per davvero usciremo mano nella mano da quella porta come ci siamo entrati e non ci torneremo più. Sarà che con le chiusure sono sempre stata una frana, con gli anni mi sembra quasi di peggiorare. Per quanto riguarda la mia esperienza da mamma, nonostante l’insonnia dei primi anni, la fatica, i casini, gli affanni e tutto il resto, ho sempre avuto ben chiaro che tutto questo senza preavviso un giorno sarebbe finito. La sfida per me è sempre stata, nonostante tutto imparare a godersela, e questo credo almeno di averlo sempre saputo fare.

Non so dire quante cose abbiamo imparato entrambi quest’anno. La prima lezione è stata per me, quando nel vecchio asilo stavi male e cercavano di convincermi che volessi ricattarmi. A me è servito a crescere, come persona e come madre, perché mi sono resa conto una buona volta che devo imparare a fidarmi di me, a continuare a credere in tutto ciò a cui ho sempre creduto, che probabilmente è la mia unica certezza da mamma e da essere umano: quando piangi non è mai per caso. Anche se l’arroganza degli adulti prova sempre a ridimensionare il dolore dei bambini, quando un bambino non è felice va preso sul serio. L’ho fatto e siamo scappati a gambe levate, e ho ritrovato il tuo sguardo e tuoi occhi.

Non ti ho mai detto che era colpa di nessuno, semplicemente che nella vita si deve rimediare alle situazioni che ci fanno soffrire, perché abbiamo il dovere di provare a stare bene, almeno provarci. Ma eravamo scottati entrambi e lo sapevamo. Quando abbiamo ricominciato ti ho detto che non era l’asilo, ma il “laboratorio di inglese”, sai che bello imparare l’inglese? Non ho mai avuto paura nemmeno che fosse “troppo” per te, ovvero essere catapultato dove parlano esclusivamente una lingua che non conosci, e infatti hai confermato per la milionesima volta l’idea che ho sempre avuto di te quando il primo giorno sulla porta mi hai detto: “Mamma, non ci capisco un bel niente, ma mi piace!”. L’idea è che sei un tipo sveglio e l’ho sempre saputo.

Ultimo giorno di scuola materna: la dolce malinconia dei capitoli che si chiudono

L’hai presa così, con ironia, affrontando a testa alta nuove amicizie, nuove insegnanti, un nuovo ambiente, le temutissime lezioni di nuoto del lunedì, le carote nel piatto che non vuoi assaggiare. Hai imparato a dire di no senza urlare, a chiedere, a mediare. Siamo andati avanti ad alti e bassi, ma ti ho accompagnato per la prima volta impacciato e paffutello e ti ritrovo alla recita che canti, balli, stringi la mano ai tuoi amici e parlotti in inglese.

Ultimo giorno di scuola materna: tutto quello che ci rimarrà dentro

Tra qualche giorno chiuderemo questa porta pronti ad aprirne un’altra, più impegnativa, diversa. Si abbandonano le certezze e si riaprono i giochi, di nuovo.

Mettiamo nell’armadio dei ricordi la sacchetta ricamata con tuo nome e prenderemo in segreteria la lista dei libri da comprare. Andiamo via per mano, come siamo arrivati. Andiamo via come facciamo sempre, commentando i tram per la strada, sedendoci per terra e abbracciandoci, come facciamo ogni mattina. Ma qualcosa di noi e di me rimarrà per sempre su queste strade.

Oppure parleremo del fatto che le carote non fanno schifo come credi, lo sapresti se solo le assaggiassi o mi chiederai per la milionesima volta perché i dinosauri si sono estinti. Non avrei mai voluto rinunciare ad accompagnarti all’asilo, perché su quella strada abbiamo fatto i nostri discorsi più importanti e su quella strada tu hai imparato a fidarti di me, quando ti dicevo che sarebbe stato bello, e di te stesso, che saresti stato in grado di inserirti, anche questa volta. Su quella strada ho asciugato le tue lacrime più di una mattina, quando col nodo in gola sapevo che lo stavo facendo per te. Spero che da grande ti rimanga dentro soprattutto questo e che diventi tuo, per sempre. Non rassegnarsi a soffrire in situazioni che non si possono cambiare, e non avere paura a cambiarle. Mamma è chi ti porta in salvo, noi l’abbiamo fatto, sperando che quando sarai grande tu non abbia mai paura di salvarti anche da solo da tutto ciò che spegne il tuo sorriso.

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