Diritto alla noia nei bambini: ma quand’è che è troppa?

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I bambini e il diritto alla noia. In quante occasioni sentiamo parlare del diritto alla noia dei bambini?

Qualche giorno fa leggevo sul Web proprio un testo a questo proposito, proprio di una mamma che scriveva che i suoi figli un giorno l’avrebbero forse ringraziata per aver lasciato loro la possibilità di essere bambini, di prendere i loro tempi, di giocare, di esplorare, di sporcarsi, di osservare le piccole cose che ci circondano con la giusta calma.

La noia è senza dubbio un diritto inviolabile dei bambini, proprio dal tempo libero e dalla possibilità di esplorare si sviluppa la creatività, si dà libero sfogo alla fantasia, si riesce ad osservare la realtà con occhi nuovi. Non vi è alcun dubbio che molte buone idee nascano proprio dai pomeriggi di pioggia, dalle ore che scorrono lente. Proprio quando non è l’adulto ad arrivare al bambino con una “soluzione”, con un’attività programmata che in qualche modo incaselli la giornata, il bambino ha la possibilità di entrare in contatto con se stesso e con i suoi desideri: non c’è dubbio insomma che anche la noia sia educativa e in quel tempo apparentemente lungo e dilatato il bambino possa liberamente esercitare tutti quei meravigliosi diritti proposti dal maestro Gianfranco Zavelloni nel suo celebre “Manifesto dei diritti naturali del bambino

Diritto alla noia nei bambini: ma quand’è che diventa troppa?

Il Manifesto dei diritti naturali del bambino

1 IL DIRITTO ALL’OZIO
a vivere momenti di tempo non programmato dagli adulti

2 IL DIRITTO A SPORCARSI
a giocare con la sabbia, la terra, l’erba, le foglie, l’acqua, i sassi, i rametti

3 IL DIRITTO AGLI ODORI
a percepire il gusto degli odori, riconoscere i profumi offerti dalla natura

4 IL DIRITTO AL DIALOGO
ad ascoltatore e poter prendere la parola, interloquire e dialogare

5 IL DIRITTO ALL’USO DELLE MANI
a piantare chiodi, segare e raspare legni, scartavetrare,
incollare, plasmare la creta, legare corde,accendere un fuoco

6 IL DIRITTO AD UN BUON INIZIO
a mangiare cibi sani fin dalla nascita, bere acqua pulita e respirare aria pura

7 IL DIRITTO ALLA STRADA
a giocare in piazza liberamente, a camminare per le strade

8 IL DIRITTO AL SELVAGGIO
a costruire un rifugio-gioco nei boschetti, ad avere canneti in cui nascondersi, alberi su cui arrampicarsi

9 IL DIRITTO AL SILENZIO
ad ascoltare il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare dell’acqua

10 IL DIRITTO ALLE SFUMATURE
a vedere il sorgere del sole e il suo tramonto, ad ammirare, nella notte, la luna e le stelle


Il diritto alla noia dei bambini e la presunzione di noi genitori

La noia è educativa in una certa misura, questo l’abbiamo capito, anche perché è scritto praticamente ovunque. Arriva l’estate, ottimo momento per annoiarsi! L’ho letto proprio ieri. Sì, in un articolo sul Web in cui si diceva questo e molto altro. La parte della noia la posso anche condividere, sul resto non sono tanto sicura. C’è tutta una ironia più o meno velata nei confronti dei genitori che fanno anche altre scelte, che la pensano diversamente.

Premetto che mio figlio è praticamente andato all’asilo a cinque anni tra la pandemia e tutto ed è stato a casa con me fino a quattro. Io sono quella che lo portava da sola al parco con la neve e gli stivali da montagna, o quella che quando piove esce appositamente per farlo giocare nelle pozzanghere, quindi credo di conoscere molto bene (almeno per quello che riguarda mio figlio) il tempo lento delle mattinate al parco, i pomeriggi a contare i tram che passano dal balcone, i biscotti sbriciolati in cucina, la pioggia e la pista del trenino tutto il pomeriggio, le due ore nella vasca da bagno il pomeriggio. L’ho fatto e lo faccio io per prima, quindi non posso non condividerlo.

Però mio figlio oggi che ha cinque anni è anche lo stesso che fa un sacco di sport e molte ore di inglese. E posso anche dire che tutto questo lo fa con estrema gratificazione. Se c’è atletica e sto facendo tardi mi invita a darmi una mossa. Stamattina ad esempio piove e temeva di perdere la lezione al parco con i suoi amici. Ha pianto finché non si è rassicurato del fatto che in caso avrebbero messo la mantella e sarebbero andati ugualmente. Stessa cosa succede quando non può andare a nuoto perché ha la tosse.

C’è un fastidioso sarcasmo che imperversa nei confronti delle scelte che sono meno “di moda”, “a sei anni parlano già” due lingue”, sibilano spesso i maligni. Beh, se sono attività sensate, svolte come gioco e che non stressano il bambino, che cosa c’è di male nell’imparare le lingue? Avrei voluto saperle io, mi sarei risparmiata molta fatica al liceo e all’università. Che cosa c’è di sbagliato ad essere felici se il proprio figlio è iscritto a uno o due sport e li fa con passione? Peraltro, siamo così sicuri che la noia corrisponda a ore davvero produttive e creative o non venga riempita con tante ore davanti agli schermi?

E soprattutto, perché non sono più contemplate le vie di mezzo? Per quanto mi riguarda va bene la noia, ma il cervello di un bambino di cinque anni merita anche tanti altri stimoli. Dopo un po’, la noia deprime esattamente come avere l’agenda sempre piena a sei anni.

Diritto alla noia nei bambini: ma quand’è che diventa troppa?

 

Ognuno giustamente è libero di scegliere come crede per i suoi figli, però non tutto quello che fa chi prende altre decisioni è sempre e solo stupido a prescindere, ci sono anche persone che per far fare certe esperienze ai figli fanno anche dei sacrifici, e certe esperienze, volere o volare formano e arricchiscono. C’è anche chi stanco dopo una settimana o una giornata di lavoro si mette in macchina e porta i bambini in piscina, a calcio o da qualsiasi parte, quando al contrario sarebbe molto più comodo andarsene a casa a riposare. Il problema non sono le attività in sé, il problema è forzare il bambino quando non ha voglia di andare, ad esempio. Oppure organizzare la settimana in modo che il calendario sia troppo fitto e non ci sia il giusto e sacrosanto tempo per riposare. Il problema poi forse è il nostro che facciamo passare tutto ciò che è apprendimento come una noiosa costrizione, magari perché per primi l’abbiamo vissuta così.

Non è necessariamente così, ai bambini piace imparare, i bambini amano sperimentare, mettersi in gioco e mettersi alla prova. Anche questo sarebbe un messaggio positivo da trasmettere, la passione per le sfide. Forse se smettessimo di giudicare e metterci sul piedistallo avremmo tutti da imparare dalle reciproche esperienze e dai diversi punti di vista. C’è del buono a osservare un temporale e c’è del buono a fare una lezione di nuoto, ciò che non va bene è la nostra presunzione di essere sempre nel giusto: crescere i figli non è una scienza esatta. Forse ce ne dimentichiamo troppo spesso.

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