Nonni e nipoti: é giusto pretendere che i nonni vivano per i bambini?

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Nonni e nipoti: sembra l’inizio di una storia, se fosse una storia sarebbe sicuramente una storia con tanti ottimi spunti di riflessione, che probabilmente non sono sempre i più scontati però, o quelli a cui ci piacerebbe credere. Ci sono nonni che letteralmente vivono per i nipoti, e li riconosci a vista, da lontano. Sono quelli con la merenda fuori dall’asilo, quelli che li accompagnano il pomeriggio in piscina, alla scuola di danza e dall’amichetto, sono quelli che magari un po’ ricurvi raccolgono per la cinquantesima volta quel giocattolo che vola fuori dal passeggino. Sono quelli in prima fila alla recita di fine anno, sono quelli insomma che probabilmente li desideravano da prima che arrivassero ed effettivamente è stato amore a prima vista, quelli che con un po’ di sarcasmo (e spesso molta invidia) vengono definiti “nonni sitter“. Ci sono bambini per cui la casa dei nonni è e rimarrà per sempre uno dei ricordi più dolci dell’infanzia.

Poi ci sono gli altri, un’altra grande macro categoria che viene definita quella dei “nonni assenti“. Quelli che non possono esserci, perché magari vivono semplicemente molto lontani, o quelli che non vivono lontano ma semplicemente hanno la loro vita e l’arrivo di un nipote non l’ha cambiata di una virgola. Tra questi due estremi c’é anche l’area di quei nonni che vengono a fare visita di tanto in tanto ma la loro presenza non impatta minimamente sulla gestione familiare (in poche parole, i bambini non li tengono nemmeno dieci minuti).

Da cinque anni a questa parte, ovvero da quando sono mamma, mi sono resa conto di molte cose. Di quanto la figura della madre sia romanzata, sia elevata a uno strano e talvolta inquietante mix tra una madonna sacrificale, una super eroina capace di tutto senza macchia e senza paura. Di quanto anche sulla coppia imperversino stereotipi di vario genere: il primo, il più pericoloso forse, è quello di credere che un bambino unisca una coppia. Se una coppia non è già abbastanza unita, un figlio non unisce un bel niente. Ma anche questa è un’altra storia.

Poi c’è il racconto sui nonni, l’altro filone narrativo: proprio loro che non vedrebbero l’ora di spupazzarsi quel nipotino che li riporterebbe dritti dritti all’epoca in cui erano genitori. Eppure ho la sensazione, o la quasi certezza diciamo, che come per le altre categorie anche su questa imperversino dei “miti”, delle storie. Sono racconti belli a cui credere ma che non sempre e non per forza trovano riscontro della realtà. Quello dell’idillio tra nonni e nipoti temo che sia uno di quelli.

Nonni e nipoti: é giusto pretendere che i nonni vivano per i bambini

Che cosa sono i nonni per i nipoti?

Che cosa sono i nonni per i nipoti lo sto capendo strada facendo e spesso semplicemente vivendo la mia quotidianità e osservando le situazioni.

Pomeriggio sui gonfiabili con 30 gradi a Milano, bambini eccitati che escono dall’asilo, afa. Entrano nonna e nipote cinquenne, coetaneo di mio figlio. Il bambino gioca, salta, corre e si scatena (ai gonfiabili non c’è molto altro da fare).

Nel vociare dei bambini si levano le urla della nonna. Per due ore. Un escalation imbarazzante di mincacce, adesso ti porto a casa, insulti, umiliazioni davanti agli altri che apposta, appena lei si girava, provocavano il bambino che giustamente reagiva, loro andavano a dirglielo, e giù altre urla e altro cazziatione. A un certo punto ha addirittura invitato gli altri bambini a riferirle qualche comportamento sbagliato del nipote”così poi vede”.

Siccome la signora era seduta di fianco a me (e dopo due ore mi aveva anche fatto una testa come una zampogna), all’ennesima minaccia e vedendo il volto mortificato del bambino mi sono permessa di esclamare: “Signora non sono affari miei, ma mi permetto di fare notare che in questo caso suo nipote si sta difendendo, sono qua che assisto alla scena”.

Il bambino mi ha fatto una grande tenerezza, ma poi ho osservato la scena sotto un altro punto di vista e lo stesso sentimento l’ho provato anche per lei. A prescindere dai metodi (che non condivido per nulla ma questa è una mia opinione) si può lasciare tutti i giorni un bambino di cinque anni, energico, vitale, tutto quello che deve essere un bambino della sua età, a una donna di oltre settant’anni? Parlandoci cinque minuti mi ha detto di avere settantadue anni, che la mattina lo porta e lo prende lei da scuola e pomeriggio sta con lui finché non tornano i genitori. Ok magari è lei che si offre, ma che non sia padrona della situazione risultando poi esasperante nei confronti del bambino anche questo è un dato di fatto.

Al di là di tutto era una donna visibilmente esasperata, e ci sono tantissimi nonni ridotti così. Gente che ha faticato una vita, lavorato e cresciuto i figli, praticamente costretta a correre dietro ai bambini a settanta anni. Faccio fatica io a quaranta, figuriamoci una persona anziana, perché sì, a settanta anni suonati stiamo parlando di anziani.

Alla fine hanno tutti da perdere, il primo è il bambino che avrebbe tutti i diritti a non essere così mal sopportato, la nonna, che sicuramente gli vuole bene ma probabilmente con trenta gradi anziché essere sui gonfiabili alle 4 col sol leone dovrebbe essere a casa o prendersi un gelato o a fare quel cavolo che le pare e la mattina anziché fare avanti e indietro da scuola magari vorrebbe farsi un giro o giocare a burraco con le amiche.

La sensazione era che entrambi non fossero felici ed entrambi fossero fuori posto. Lui ovviamente non ne poteva più di non poter muovere un passo senza sentirsi gridare nelle orecchie, lei molto probabilmente era a pezzi oltre che esasperata dalla fatica e dalla responsabilità di accudire un bambino quotidianamente.

Nonni e nipoti: è giusto pretendere che i nonni vivano per i bambini?

Che cosa fanno i nonni per i nipoti (e per le famiglie)

La storia che i nonni non vedevano l’ora, che sono felicissimi, a me convince sempre meno, o meglio, sicuramente molti giustamente non vedevano l’ora, ma faccio sempre più fatica a crederlo in questi termini. Vivo nel mio quartiere da quaranta anni e conosco tante persone che mi hanno vista crescere: ora io sono mamma e loro sono nonni. Quando ci incontriamo per strada due chiacchiere si fanno spesso con piacere. C’è il fioraio all’angolo della mia strada ad esempio, 75 anni. Una vita a lavorare nel suo baracchino di fiori qui all’angolo: il giorno di Natale fuori al gelo come con il sole e i trentacinque gradi del luglio milanese. “Sai mi ha detto, ho cinque nipoti e ora sono diventato un taxi. Passo le mie giornate in giro ad accompagnarli agli sport, a prenderli da scuola, da catechismo. Non ho il coraggio di dire molto perché i miei figli lavorano, ma io sono stanco e avrei voglia di fare altro“.

Poi c’è la mia prof. di greco del ginnasio, anche lei oltre settanta anni. La vedi per strada quando va bene con un passeggino doppio e un monopattino. Se la guardi da lontano ti rendi conto che zoppica. Due figli e quattro nipoti, io le dico che bello i nipotini vero? Una volta la risposta di cortesia non me l’ha data: “Onestamente non ne posso più, sono in giro dalla mattina alle otto e finisco la sera alle sei“. Potrei andare avanti per ore a raccontare di tutti i nonni che nel tempo in una giornata particolarmente faticosa si sono confidati e hanno detto la verità. Voler bene è un conto, esserci per i figli e per la famiglia è un conto: prendersi la responsabilità dei bambini 8 ore al giorno a 70 anni è invece ben altro. Eppure i figli sembrano non volerlo vedere e anche chi avrebbe la disponibilità economica per organizzarsi e arrangiarsi in maniera diversa sembra spesso fare orecchie da mercante.

Ma è giusto che persone che hanno lavorato una vita, che hanno cresciuto i loro figli e sono arrivati alla pensione non abbiano il diritto di godersi qualche anno in pace e debbano rimanere a disposizione dei figli? Perché se è vero che in molti casi i nonni rappresentano una vera e propria salvezza, in altri casi forse si approfitta un po’ del fatto che non abbiano il coraggio di tirarsi indietro.

Spero che vi sia piaciuto questo articolo dedicato al tema dei nonni e nipoti, se vi fa piacere lasciate i vostri commenti qua sotto.

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2 commenti
  • Angela
    RISPOSTA

    Un’analisi molto accurata, vera, peccato che sia a dir poco inutile in quanto non prova nemmeno a fornire soluzioni a quello che può essere un problema sociale. I genitori che lavorano 8 ore al giorno e non hanno nessun tipo di aiuto statale, che ne so, la possibilità, anzi l’obbligo di chiedere un part time e l’azienda che non possa rifiutarlo… solo per fare un esempio…
    Tu non sai se i poveri genitori che mollano 10 ore l’affido dei propri figli ai nonni non abbiamo il cuore spezzato, non abbiamo l’ansia da farmaco per la preoccupazione dei propri genitori, incastrati tra il ruolo di figlio e quello di genitore. Schiacciato sotto il macigno delle responsabilità. Prima di scrivere questo articolo ti sei chiesta se chi lo avrebbe letto era fortunato come te? Che magari puoi permetterti scelte differenti? Ecco, l’articolo è bello, scritto bene e realistico, peccato che hai sbagliato bersaglio. Questo è un problema sociale e finché non lo capiranno i cittadini come te che possono portare i figli al gonfiabile, perché dovrebbe capirlo chi sta al potere????
    Oggi nuova giornata piena di sensi di colpa.

    • Valentina
      RISPOSTA

      Cara Morgana,
      grazie per i complimenti che mi fai, li prendo con molto piacere.
      Tuttavia è il tono che lascia un pochino a desiderare. Intanto, tu che mi definisci “fortunata”, di me non sai nulla. Non sai ad esempio se sono ai gonfiabili il pomeriggio solo per mia scelta, perché il lavoro l’ho perso, o per altri motivi.
      Non sai nemmeno prima di scrivere se io un nonno a cui chiedere ce l’ho. Non sai molte cose, eppure usi questo tono.
      Questo articolo, che invece a dispetto di quello che dici è sul mio blog, dove se permetti tratto gli argomenti che mi pare , non è un trattato di sociologia o un’indagine dell’Istat e non ha pretesa alcuna di essere la verità rivelata.
      Rappresenta un mio pensiero, in base alle mie personali esperienze di vita.
      E per esperienza aggiungo anche un dettaglio. Ci sono genitori che sono supportati dai nonni per difficoltà sacrosante e oggettive (Nidi, malattie dei bambini, vacanze estive troppo lunghe) problemi che come vedi conosco molto bene, e chiedono aiuto perché le babysitter hanno oggettivamente costi esorbitanti. E fin qui ci siamo.
      C’è anche gente però che potrebbe un pochino venire incontro ai nonni affiancando qualcuno anche qualche ora per dargli un pochino il cambio, potendolo economicamente sostenere tranquillamente (non sono tutti indigenti, per fortuna) e dietro alla grandissima storia che i nonni lo fanno super volentieri non lo fa. Su questo super volentieri ci sono molte sfumature.
      Tutto qua. Mi dici che non offro soluzioni. Ti aspetti soluzioni a un problema sociale di questa portata da un blog quando lo Stato non vuole palesemente trovare soluzioni, è ovviamente più comodo lasciare il peso addosso alle famiglie dall’inizio alla fine. Non c’è nessun bersaglio qui, sono semplici considerazioni.
      Chiudere le scuole non per tre mesi ma per molto meno? Dare dei bonus alle famiglie per le babysitter quando i bambini si ammalano? Se si volesse ce ne sarebbero di soluzioni, ma è più comodo così, ovviamente.
      Ma nessuno mi toglie dalla testa che pretendere di scaricare il problema su persone di settanta anni non sia giusto, considerando che i nonni di oggi non hanno più cinquanta anni come il mio, spesso sono anziani. E avrebbero bisogno a loro volta di chi dà una mano a loro. E qui si apre un’altra pagina penosa.
      Buona giornata.

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