Perché alcune nonne contraddicono le madri davanti ai nipoti?

1024 602 Stancamente Mamma

«Mamma, ho detto di no.»

«Ma dai, cosa vuoi che sia? Lascialo fare.»

Oppure la mamma dice che prima si finiscono i compiti e poi si gioca in giardino e arriva immediatamente: «Poverino, dai ha studiato tutto il giorno». La madre chiede al figlio di mettere via qualcosa e la nonna interviene: «Lo faccio io». La mamma stabilisce una conseguenza e la nonna la ridimensiona. Una volta può capitare. Due anche. Ma quando una nonna contraddice continuamente la mamma davanti ai nipoti, anche dopo che le è stato chiesto di non farlo, non siamo più soltanto davanti a due generazioni con idee educative diverse. Entrano in gioco i confini familiari, il riconoscimento dei ruoli e, qualche volta, dinamiche molto più antiche del nipote stesso.

Perché quella mamma, prima di diventare mamma, è stata una figlia. E non tutte le madri riescono davvero ad accettare che la propria figlia sia diventata adulta e che, nella nuova famiglia, l’autorità genitoriale appartenga a lei.

Quando una madre diventa nonna deve cambiare anche il proprio ruolo

In psicologia familiare si parla spesso di confini tra le generazioni. Non è un concetto complicato: significa semplicemente che, quando una famiglia cambia, devono cambiare anche alcune posizioni al suo interno.

Con la nascita di un figlio nasce una nuova madre, ma contemporaneamente nasce anche una nonna. Ed essere nonna non significa continuare a essere la figura materna principale. Può sembrare scontato, ma emotivamente non sempre lo è. Una nonna possiede esperienza, ricordi e convinzioni. Ha già cresciuto dei figli e può avere la sensazione di sapere come si faccia.

«Io ne ho cresciuti due.»

«Con voi facevo così e siete cresciuti benissimo.»

«Adesso vi fate troppi problemi.»

Il problema non è avere esperienza. È trasformare quell’esperienza in una sorta di diritto di precedenza sulle decisioni dei genitori. Essere stata madre non significa continuare a essere la madre di tutta la famiglia.

Perché alcune nonne continuano a trattare le figlie adulte come bambine?

C’è un altro meccanismo psicologico molto comune nelle famiglie: facciamo fatica ad aggiornare l’immagine delle persone che conosciamo da sempre. Una donna può avere quarant’anni, un lavoro, una casa, dei figli e una quantità enorme di responsabilità e continuare, agli occhi di sua madre, a essere «quella che si agita troppo», «quella testarda», «quella che non sa ancora come funzionano certe cose».

Con l’arrivo di un nipote questa dinamica può diventare evidente. La figlia dice: «Preferisco che questa cosa non la faccia». Ma sua madre può non percepire pienamente la decisione di un genitore rispetto al proprio figlio. Può continuare a sentire soprattutto sua figlia che dice qualcosa con cui lei non è d’accordo.

E quindi la corregge esattamente come faceva vent’anni prima. Solo che adesso c’è qualcuno che guarda. Il nipote, che vede sua madre costantemente scavalcata.

La triangolazione: quando il nipote finisce in mezzo a un conflitto tra adulti

La psicologia familiare utilizza anche un’altra parola interessante: triangolazione. Succede quando una tensione che appartiene principalmente a due persone finisce per coinvolgerne una terza. Nel nostro caso può accadere quando una vecchia dinamica tra madre e figlia passa attraverso il nipote.

La mamma dice no. La nonna dice sì.

La mamma stabilisce una regola. La nonna la modifica a suo piacimento.

La mamma rimprovera. La nonna consola immediatamente il nipote facendo capire, più o meno apertamente, che secondo lei la mamma ha esagerato. A quel punto il ragazzo non sta semplicemente osservando due adulti che hanno opinioni differenti. Rischia di essere coinvolto nella relazione tra loro. E questo è il punto delicato. Un nipote non dovrebbe diventare il terreno sul quale una madre e una figlia continuano a discutere chi abbia ragione.

Nonni che interferiscono nell’educazione: il problema non è avere idee diverse

Una nonna che contraddice la mamma non è necessariamente una cattiva nonna. E una nonna può tranquillamente pensare che sua figlia stia sbagliando.

Sarebbe assurdo pretendere che nonni e genitori abbiano sempre la stessa opinione. La differenza sta nel modo in cui il dissenso viene espresso.

Dire in privato: «Su questa cosa non sono molto d’accordo, posso spiegarti perché?» significa riconoscere l’altro come adulto e come genitore. Dire davanti al nipote «ma lascia perdere tua madre», «vieni dalla nonna», «non è successo niente», oppure fare deliberatamente il contrario di ciò che la madre ha appena stabilito produce un effetto completamente diverso. Non si sta più discutendo una regola. Si sta mettendo in discussione chi abbia l’autorità per stabilirla.

Cosa percepisce un figlio quando la nonna delegittima continuamente la mamma?

I figli osservano moltissimo le relazioni tra gli adulti.

Capiscono chi decide, chi viene ascoltato, chi può contraddire chi. Imparano velocemente quali regole cambiano a seconda della persona presente e percepiscono le tensioni familiari anche quando nessuno le spiega apertamente.

Questo non significa che assistere a un disaccordo tra mamma e nonna provochi automaticamente conseguenze psicologiche. Sarebbe un’esagerazione.

I figli possono vedere gli adulti discutere e scoprire persino qualcosa di importante: ci si può volere bene senza essere sempre d’accordo.

Il problema è la delegittimazione sistematica.

Se ogni decisione della mamma viene commentata, ammorbidita, ridicolizzata o annullata dalla nonna, il messaggio implicito può diventare: quello che dice mamma vale fino a quando non arriva qualcuno che può contraddirla.

A quel punto non stiamo più parlando del biscotto in più.

Stiamo parlando del ruolo della madre.

Quando la nonna vuole essere quella “buona”

Esiste poi una dinamica molto umana e spesso inconsapevole.

I genitori devono occuparsi anche della parte sgradevole dell’educazione. Devono dire di no, chiedere di fare i compiti, spegnere uno schermo, rispettare un orario, tollerare che il figlio si arrabbi.

I nonni possono permettersi un rapporto più leggero. Ed è anche una delle cose bellissime dell’essere nonni.

Ma qualche volta quella leggerezza diventa una piccola competizione.

La mamma mette il limite e la nonna concede. La mamma chiede qualcosa di sgradevole e la nonna interviene per evitarlo. La mamma dice no e la nonna diventa quella che dice sì.

È molto facile essere l’adulto preferito quando qualcun altro deve occuparsi delle regole.

Dietro può esserci semplicemente la difficoltà di vedere il nipote frustrato. Ma qualche volta può esserci anche il bisogno di sentirsi speciale, indispensabile o particolarmente amata.

L’affetto, però, non ha bisogno di costruirsi contro qualcun altro.

Una nonna non deve rendere la mamma “cattiva” per poter essere una nonna meravigliosa.

Perché una nonna continua a contraddire la mamma anche dopo che le è stato chiesto di smettere?

Qui la questione cambia.

Una cosa è non rendersi conto di un comportamento. Un’altra è sentirsi dire chiaramente: «Ti chiedo di non contraddirmi davanti a mio figlio» e continuare a farlo.

In psicologia un confine non è una punizione né un modo per comandare agli altri. È ciò che definisce dove termina il nostro spazio decisionale e dove comincia quello dell’altro.

Nelle famiglie in cui i confini sono molto permeabili, può essere difficile accettare che la figlia adulta possa dire: «Questa decisione spetta a me».

Dietro possono esserci motivazioni differenti: l’abitudine al controllo, la difficoltà ad accettare il cambiamento dei ruoli, il bisogno di sentirsi ancora indispensabile, una relazione madre-figlia mai diventata veramente adulta o semplicemente la convinzione che «in famiglia abbiamo sempre fatto così».

Non possiamo conoscere la motivazione di ogni nonna e non avrebbe alcun senso trasformare un comportamento familiare in una diagnosi.

Ma una cosa possiamo osservarla.

Quando un limite è stato espresso chiaramente e viene sistematicamente ignorato, il problema non è più soltanto capire se il nipote possa mangiare un’altra caramella.

Il problema diventa il rispetto di quel confine.

Una nonna non perde importanza se rispetta la mamma

Forse è proprio questo l’equivoco più grande. Fare un passo indietro rispetto alle decisioni educative dei genitori non significa diventare meno importanti.

Una nonna può essere una presenza gigantesca nella vita di un nipote. Può essere memoria, complicità, sicurezza, ascolto, tempo, racconti, libertà e quel posto speciale nel quale alcune regole sono persino un po’ più morbide. Ma non ha bisogno di sostituirsi alla mamma per conquistarsi quel posto.

E soprattutto non ha bisogno di dimostrare davanti al nipote che lei sa fare meglio. Può non essere d’accordo. Può parlarne. Può dare consigli quando vengono richiesti e qualche volta anche quando non lo sono, perché le famiglie vere non sono manuali di psicologia perfettamente ordinati. Ma può farlo da adulta ad adulta, senza mettere un figlio in mezzo.

Perché forse uno dei riconoscimenti più importanti che una madre possa ricevere dalla propria madre arriva proprio quando diventa a sua volta genitore.

È sentirsi dire, anche senza parole: adesso questo posto è tuo. E qualche volta rispettare una madre significa esattamente questo: lasciarle finalmente il suo posto.

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Chi scrive
Valentina Desario è l’autrice di Stancamente Mamma e scrive di maternità e vita quotidiana con ironia, sincerità e spirito pratico

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