Quest’estate ho visto di persona come sia facile per un genitore rovinare con le proprie mani le amicizie dei figli.
Conosciamo alcune persone in spiaggia da anni, che non si possono definire amici, ma che nel tempo in cui siamo lì ogni anno vediamo ogni giorno e con cui chiacchieriamo del più e del meno, senza particolare impegno. Queste persone hanno figli più grandi che si sono sempre frequentati e sono sempre stati molto vicini.
Uno dei ragazzi ha quindici anni, ed è in piena trasformazione adolescenziale. Capelli col gel, cambio di look, fisico sportivo, orecchino.
L’altro ne ha uno in meno ma a quest’età anche un solo anno si sente. Si rivedono in spiaggia, il quindicenne ha perso tutta la goffaggine bambina, ostenta sicurezza, mostra con orgoglio il suo fisico allenato dal nuoto.
Quello più piccolo è palesemente ammirato e probabilmente un po’ in difficoltà nel vedersi di fianco a questa nuova versione del suo amico. I genitori del più piccolo nell’incontrare dopo un anno il ragazzo più grande lo guardano con palese sarcasmo, fanno battute pungenti sull’orecchino, sul nuovo look, su quanto sembri più grande.
Il loro modo di fare, così arrogante, influenza il figlio, che scimmiottandoli si rivolge all’amico in modo sarcastico. Qual è la cosa bella? Che il ragazzino grande era corso in spiaggia ad invitare quello più piccolo a conoscere una nuova comitiva di amici che si riunivano attorno al campo di pallavolo e naturalmente sentendosi trattare in quel modo ha girato i tacchi e non è mai più tornato.
Come è finita l’estate? Che il primo ha trovato tanti amici, ha preso una cotta per una ragazza, ha vissuto.
Il più piccolo, molto più vittima che colpevole, lo guardava da lontano, senza mai più osare avvicinarsi. Eppure il suo amico non aveva fatto nulla per essere offeso, anzi, era venuto come ogni anno a coinvolgerlo. A quel punto, non avendo di meglio ha dovuto ripiegare sui ragazzini più piccoli dando ogni secondo segni di insofferenza a giochi che probabilmente iniziavano ad andargli stretti.
Ecco come influenzare negativamente i figli, insegnargli ad atteggiarsi a superiori, parlare a sproposito, intromettersi in rapporti altrui, imbeccarli a dire cose che probabilmente non pensano o non avrebbero mai detto e distruggere le amicizie. In una sola mossa.
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Chi scrive
Valentina Desario è l’autrice di Stancamente Mamma e scrive di maternità e vita quotidiana con ironia, sincerità e spirito pratico
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