Asilo Montessori: perché non va bene per tutti, compreso mio figlio

805 604 Stancamente Mamma

Ci ho messo un po’ di tempo a scrivere questo articolo, soprattutto per un motivo, perché dovevo metabolizzare alcuni eventi, ripensarci, farli diventare miei, per poi parlarne.

E spero che il mio racconto possa essere di aiuto a qualche altra mamma, che possa trovare qualche spunto interessante.
Fin da quando ero incinta, nei mesi di quella gravidanza che mi pareva infinita perché l’ho trascorsa in gran parte a letto, ho iniziato a leggere moltissimo. Figlia unica con pochi cugini non avevo mai frequentato bambini piccoli, non avevo mai preso tra le braccia un neonato, non avevo mai visto cambiare un pannolino. Il mondo dei bambini per me è sempre stato un universo lontano, sconosciuto, del tutto ignoto.
Quindi con il mio di figlio mi si è generata un’ansia da performance difficile da spiegare, unita a una grande paura di sbagliare. E così ho iniziato a documentarmi voracemente: libri di pediatri, libri di pedagogia e psicologia infantile, di tutto di più.
Libri per dormire, libri per giocare. “Metodi”, di qualunque genere. Per dormire ho abbandonato anche prima di cominciare, perché mio figlio ha sempre dormito pochissimo e avevo la sensazione che tutti quei rituali di lentezza e di preparazione al sonno che magari sulla maggioranza dei neonati sortiva un magico effetto calmante, su di lui agiva all’esatto contrario, innervosendolo il doppio.

Metodo M

ontessori: la libertà come principio educativo

Ma leggendo, cercando, documentandomi, mi sono letteralmente innamorata del Metodo Montessori. Ho cominciato “Il segreto dell’infanzia” e l’ho letteralmente divorato, per poi passare in rassegna tutta la sua bibliografia. Mi colpì subito un aspetto: il bambino, considerato più o meno velatamente dagli adulti un piccolo disturbatore, per la Montessori trovava una nuova dimensione, un nuovo spazio, e mediante un ambiente studiato, progettato affinché potesse liberamente esprimere la sua curiosità e liberare il suo potenziale riusciva a concentrarsi e impegnarsi.
Quella possibilità di impegnarsi, di maneggiare materiali e scoprirne le caratteristiche lo rende via via più soddisfatto, entusiasta e sicuro di sé.
Oltre a questo, mi ha colpito molto il concetto di libertà come principio educativo: libertà e non anarchia, intendiamoci, ma possibilità di scelta, ovviamente, entro un perimetro di possibilità stabilite dall’adulto.
E così ho iniziato a immaginare mio figlio in un contesto con queste caratteristiche, a desiderarlo per lui, perché credevo fosse il meglio che potessi offrirgli.
In poche parole, mi sono innamorata di un’idea. Il problema di quando ti innamori di un’idea però è che fai fatica a ridimensionarla. E anche io ci ho messo il mio tempo.

 

Asilo Montessori: I pro (dal mio punto di vista)

Ovviamente faccio una premessa, scontata forse, ma doverosa. I miei racconti non hanno alcuna pretesa di rappresentare “la verità” su nessun tema, semplicemente rispecchiano il mio vissuto, la mia esperienza, il mio personale punto di vista.
Quello che va bene per me, che piace a me, che si addice a mio figlio, può tranquillamente rivelarsi totalmente inadatto per qualcun altro.
Del Metodo Montessori ho apprezzato la centralità che viene data al bambino, la possibilità di scoprire se stesso, le proprie capacità anche attraverso la preparazione di un ambiente adatto a lui dove sia libero di esplorare, manipolare, scoprire il mondo.
Mi ha colpito come in effetti studiando questo ambiente che stimoli realmente la sua curiosità, che sappia “parlargli” il bambino trascorra veramente intere mezz’ore concentrato in un’attività, letteralmente rapito dalla scoperta di materiali, forme ed esperienze che difficilmente a casa può replicare.
In questo senso le ore vissute alla Scuola dell’Infanzia possono diventare realmente formative e preziose).

Asilo Montessori: I contro (sempre dal mio punto di vista)

Quando mi hanno comunicato che la domanda di iscrizione del mio bambino era stata accettata, ero davvero felice, tanto da sperare di poter proseguire il discorso anche alla Scuola Primaria.
Credevo di aver scelto il meglio per lui, di avergli dato una buona possibilità. Con l’andare del tempo però il mio entusiasmo è sfumato insieme allo stato d’animo di angoscia crescente da parte del bambino.
Dopo un re-inserimento complicato (l’anno precedente a causa della pandemia ha frequentato molto poco), la situazione è realmente degenerata. Tornava a casa sempre più angosciato, triste, malinconico e mi fa male dirlo, rassegnato.
Sappiamo che Montessori punta molto sull’autonomia, ma nel nostro caso almeno (e di altri in classe con lui) l’autonomia si trasformava in solitudine e frustrazione. Una compagna di classe (racconto della mamma) improvvisamente rifiutava di indossare maglie con le zip che sfociavano in crisi di pianto perché veniva lasciata mezz’ore intere a provare a chiuderla da sola. E gli episodi così, che i bimbi raccontavano erano molti, tutti accompagnati dal grande mantra, quello dell’arrangiarsi. Credo molto nel valore dell’autonomia come base per l’autostima, quando però non sfocia in frustrazione continua. Allora ci credo meno.
E quindi anche mio figlio nelle lacrime raccontava che non voleva arrangiarsi, che non gli piace arrangiarsi.  Incubi la notte, regole ferree (contrariamente a quello che si crede, Montessori non ha nulla a che vedere con l’anarchia e anche la libertà per come viene data non è facile da gestire per bambini così piccoli).
In classe il gruppo era coeso e lui ha fatto una gran fatica ad inserirsi. Quando andavo a prenderlo vedevo dal cortile le maestre che parlavano tra loro, le bambine insieme (la classe era formata prevalentemente da femmine), e lui solo seduto su uno scalino, che mi aspettava, triste.
Non l’ho mai visto così triste.
Quando ho chiesto chiarimenti mi è stato risposto che è compito suo inserirsi, che l’adulto non deve sostituirsi alla fatica che deve fare il bambino. Bene, in parte posso anche essere d’accordo ma non solo parliamo di bambini di quattro anni, ma davanti a un gruppo di bambine che ripete tutto il giorno “Tu non giochi, sei un maschio”, penso che un’insegnante qualche parola potrebbe anche spenderla, sia per veicolare un messaggio educativo al gruppo, ovvero si gioca tutti insieme e non si escludono i bambini nuovi secondo, trovare il modo di lenire l’angoscia del bambino appena arrivato. Nulla di tutto ciò, nemmeno lontamente.
Almeno per nostra esperienza, non ho trovato nessun tipo di dolcezza, nessun tipo di amorevolezza, nessun tipo di comprensione “montessoriana”.
Ultimo ma non di importanza. Entrando in una scuola montessori si viene colpiti dal silenzio. Un silenzio che gli insegnanti dicono essere legato al fatto che i bambini stanno “lavorando”, sono presi dalle loro attività.
Lì per lì mi è parso rivoluzionario, fino al momento in cui mio figlio, in lacrime, mi ha detto “Non posso giocare con nessuno, non posso avvicinarmi a nessuno. Non voglio giocare da solo”. E questa stesse frasi le ripetevano anche altri compagni

Asilo Montessori: quando l’autonomia non rende felici

Praticamente lo spazio è predisposto con banchetti in cui il bambino lavora con un vassoio, e fin qui tutto bene. Il fatto è che a quell’età il bambino può anche avere desiderio di lavorare affianco a un altro e questo non è contemplato. Almeno, non lì.
In poche parole, per molti andrà bene, non tutti abbiamo lo stesso carattere e le stesse esigenze. Per mio figlio tutto questo e tutto insieme, è stato letteralmente un disastro.
Io ci ho messo un po’ a capirlo, e ci ho messo del tempo anche per accantonare l’idea, perché come raccontavo sopra spesso è dell’idea che ci innamoriamo e proprio quell’idea diventa difficile da lasciare andare. Non sono una che molla al primo ostacolo, ma nella vita ho imparato a mollare quello che mi rende infelice e così farò anche con mio figlio. Gli ostacoli si devono superare con fatica, quando ne vale la pena, e per me, da quello che ho visto non solo non ne valeva la pena, ma mi sono resa conto di non voler questo per il mio bambino nemmeno un giorno in più. E senza troppi rimpianti ho dato un taglio netto a questa situazione.
Probabilmente anzi sicuramente quello che ha vissuto mio figlio è un’esagerazione/esasperazione del Metodo Montessori, in contesto in cui il concetto di autonomia era troppo “spinto”. Se avesse incontrato un’insegnante un minimo più affettuosa (non ci vuole molto) il tutto avrebbe preso una piega totalmente diversa.
Ma sono arrivata alla convinzione che anche in quel caso, di certe cose avrebbe un po’ patito. La prima è il fatto che il Metodo è incentrato sull’individuo, e lui ama il gruppo, lo stare insieme.
Che è interessante poter scegliere, ma in questa fase della sua vita la maestra che dice bambini, si canta tutti insieme, si suona tutti insieme, si balla tutti insieme, a lui piaccia e non poco.
Non esiste un “meglio” o un “peggio”, esistono le scelte che ci somigliano, e questa era come una scarpa stretta, puoi stringere i denti, sforzarti di fare due passi in più, ma alla fine, non va.
Quando abbiamo cambiato asilo ho potuto sedermi due ore per l’inserimento. Un gran casino, un gran vociare, battibecchi sui giochi (sì, anche sui vituperati giochi di plastica). Lo sguardo di mio figlio è tornato ad accendersi, insieme all’eco della sua risata, una delle cose che amo di più a questo mondo.
Ed è nel casino, nella leggerezza, nella maestra che non riesce a farsi sentire, che io personalmente ho ritrovato l’infanzia.
Ed è nel casino che siamo ritornati a casa, tra le risate, i giochi, il giro tondo, i banchi uniti e le matite condivise ho ritrovato gli occhi di mio figlio.
Alla fine aveva bisogno “solo” di questo.

 

 

 

 

 

 

 

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