Samantha Cristoforetti torna nello spazio e saluta i figli: perché in Italia una madre in trasferta per lavoro fa notizia?

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Samantha Cristoforetti, brillante astronauta milanese quarantacinquenne, saluta i figli di cinque e un anno, parte per una missione di cinque mesi e li affida alle cure del padre, ingegnere francese, Lionel Ferra e della famiglia. Questa è la seconda missione (la prima fu nel 2014): la Cristoforetti starà in orbita cinque mesi nella Stazione Spaziale Internazionale. A questa notizia seguono decine di articoli e commenti ipocriti che sembrano inorridire del fatto che l’opinione pubblica si stupisca di come una mamma possa stare lontana dai bambini così piccoli per tanti mesi. 

Non so queste persone dove vivono, perché nel mondo in cui purtroppo vivo io, queste dinamiche sono all’ordine del giorno, del minuto, del secondo. Sono prassi consolidata.C’è da intristirsi, c’è da incazzarsi semmai. Ma soprattutto c’è da riflettere sul fatto che una mamma che va in trasferta per lavoro faccia notizia. Non si parla delle capacità di questa donna e di questa professionista, ma l’opinione pubblica è concentrata a commentare la foto in cui Samantha Cristoforetti saluta i figli.

Samantha Cristoforetti, astronauta milanese saluta i figli e parte per la sua seconda missione spaziale

Da stupirsi proprio no, perché questo ritornello lo conosciamo fin troppo bene. Nel mondo in cui vivo io le donne spesso vengono accompagnate alla porta senza troppi convenevoli appena dichiarano di aspettare un figlio, perché la maternità anziché rappresentare una scelta personale è vista e trattata a tutti gli effetti come un torto all’azienda.

Mamme al lavoro: perché una donna in trasferta in Italia fa notizia?

Un torto spesso irreparabile. Nel mondo in cui vivo molte mamme tornano al lavoro dopo la maternità e si ritrovano brutalmente demansionate. Nella società in cui vivo io per un uomo i figli non rappresentano una giustificazione da dare a nessun datore di lavoro. Nel mondo in cui vivo io nessun padre ha mai rinunciato al lavoro ‘perché tanto la baby-sitter costa più del mio stipendio’.Non so voi, ma io questo ragionamento da un padre non l’ho mai sentito e nessuno si aspetta da un uomo che rinunci a se stesso per un giorno o per anni.E questo è prassi comune.

Questo vale per le astronaute, per le ricercatrici, per le commesse, per i medici, per le operaie, per le impiegate.Non succede solo a Samantha Cristoforetti che lascia i figli per cinque mesi per andare in trasferta per lavoro, capita di continuo.Non facciamo finta di inorridirci se l’opinione pubblica anziché ammirare questa donna per i suoi studi e per le sue capacità ficchi il naso sulla fine che faranno i figli in questi mesi, perché questo capita ogni singolo giorno e senza dover andare necessariamente nello spazio. Capita nell’ufficio e nel supermercato all’angolo della strada. Non fa notizia se gli altri padri dell’equipaggio si assentano per mesi, come mai?

Come non fa notizia se un manager viene trasferito sei mesi dall’altro capo del mondo. D’altra parte quello è lavoro, quando si parla di un uomo. E il lavoro non si tocca.Un papà di successo, un uomo che ha trovato la sua strada e il suo posto nel mondo è visto come un esempio, come un orgoglio per il figli. Lo stesso ragionamento vale per la mamma nell’immaginario comune? Non ne sarei così certa.Sono secoli che ci giustifichiamo di ogni passo che facciamo e questo è tutto tranne che un caso isolato. Accade continuamente. Basta che se ne parli, giusto? Infatti se ne parla anche stavolta.

Solo che non cambia mai niente.

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