Mamme senza aiuti: tutto cambia quando accetti che nessuno verrà a salvarti

1024 379 Stancamente Mamma

Quando è nato mio figlio mi sono resa conto di quante banali azioni quotidiane diventano all’improvviso difficili. Farsi una doccia, riordinare la casa, andare a fare la più normale delle commissioni, fare la spesa. Non avevo mai pensato a come una piccola persona avesse il potere di sconvolgerti la vita, di come ora ogni minima azione vada pianificata anche nei minimi dettagli. Sono dettagli a cui non si fa caso quando non si vivono in prima persona.
Prima ero attiva, dinamica, mi piaceva vedermi bene allo specchio. All’improvviso non riuscivo più nemmeno a farmi una doccia, la casa un casino, avevo smesso di riconoscermi. Non mi sentivo più in me ed ero piena di rabbia perché avevo la sensazione che mi sfuggisse tutto di mano..
Un giorno ho aspettato ore che arrivasse qualcuno a darmi il cambio per fare una doccia e la sera ero furibonda. Ce l’avevo con tutti e l’aspetto peggiore è che nessuno delle persone a me vicine si rendeva conto in quel momento di quanto la mia frustrazione montasse ogni giorno di più.

Aspettavo chiunque per tenere cinque minuti il bambino e correre a fare quello che dovevo fare, mi sentivo dipendente, un leone in gabbia.
Probabilmente avevo bisogno di toccare il mio personale fondo per capire quello che era necessario che capissi: nessuno sarebbe venuto a salvarmi e continuare a innervosirmi era un danno che facevo solo a me stessa. Dovevo riorganizzarmi accettando i cambiamenti, non c’era altro da fare.
Così ho capito che dovevo imparare a fare tutto in un altro modo, insieme al bambino. Dovevo modificare le mie aspettative: pensare di fare la stessa cosa allo stesso modo era non solo impossibile ma totalmente frustrante.

Dovevo accettare di arrivare a un risultato più o meno accettabile probabilmente nel triplo del tempo e con molta più fatica, ma già questo sarebbe stato un punto di partenza. 

Mamme senza aiuti, una nuova organizzazione può cambiare la quotidianità

All’inizio mi sembrava una fatica spropositata. E lo era, eccome se lo era, come lo è per tutte le mamme senza aiuti, nessuna esclusa. Il passeggino, lui che si stufava, io che cercavo di dargli in mano qualche gioco per intrattenerlo e finiva per terra anche quello, lui che voleva scendere. Il primi due anni è stato così, mio marito in ufficio e io con il bambino. Parenti più o meno latitanti. 

Poi è diventato più grande, ha iniziato a camminare e ho affrontato il supermercato insieme. Naturalmente toccava tutto, appena mi giravo riempiva il carrello di cose che non servivano, oppure tirava giù qualche scatola dagli scaffali. Uscivo stremata, ma iniziavo ad essere soddisfatta di me perché avevo rotto il ghiaccio, ci stavo provando. Non ero più a casa aspettando che qualcuno venisse a salvarmi.
L’ho abituato così, a venire insieme a me, tra tentativi riusciti e qualche battuta d’arresto, come la volta in cui alla coda in cassa per pagare non voleva lasciare il carrello ed è scoppiato in un pianto disperato tra gli sguardi infastiditi delle persone in coda. Ma è stato lì che non ho mollato, anche se la tentazione c’era, ed era forte.
Mi sono detta, se non gli insegni come fare, non imparerà mai a stare in certe situazioni. 

Coinvolgere i bambini nella quotidianità della famiglia

Gli ho dato dei piccoli compiti, porta il carrello, prendi tu il formaggio sullo scaffale basso, attento alle uova. Non ho mai cercato escamotage per distrarlo, ho fatto di tutto per renderlo parte della mia vita quotidiana, a modo suo, e ho capito che questo lo gratificava, lo faceva sentire coinvolto
Ora ha compiuto 5 anni, al supermercato gira di fianco a me per le corsie, si ricorda che cosa dobbiamo prendere, guarda la focaccia che piace al papà, mi domanda se c’è ancora yogurt in frigorifero. Quando paghiamo mi aiuta svuotare il carrello sul tapis roulant. E se devo dire la verità senza apparire melensa, quando vado da sola adesso mi manca. 

Come ogni cosa è stato tutto tranne che facile, molte volte mi sono detta che forse sarebbe stato meglio venire da sola, magari davanti alle uova rotte e alle scuse al commesso del supermercato.
Ora però sono convinta che la fatica paga sempre, come nel mio caso ha pagato arrivare al punto in cui capisci che nessuno verrà a salvarti. Perché lì è stata la svolta, almeno per me.
È a quel punto che prima ti salvi da sola, e poi sei anche un po’ orgogliosa di te.

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