Quando arriva un bambino il segreto (e la salvezza) è fare squadra

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Anche sull’arrivo di un bambino in una coppia le leggende si perdono dalla notte dei tempi, e ora probabilmente i social in parte amplificano solo alcuni aspetti. Immagini di camerette pastello, di meravigliose feste con torte a tre piani in pasta di zucchero, di parenti sorridenti, complici, amorevoli. Nessuno nega che ci sia anche questo, perché questa è certamente una parte della storia almeno per alcuni, ma non è solo questo, c’è anche altro.

Di fianco alla culla ci sono anche due persone che da figli sono diventate genitori, che si trovano concretamente a fare i conti con un nuovo ruolo e con una nuova vita da scoprire e da costruire. Le giornate volano e nello stesso sembrano immobili. Si torna con la mente a chi siamo stati, si guarda con altri occhi ai propri genitori. L’arrivo a casa dopo il parto, i momenti dopo, sono un fondamentale banco di prova per la coppia, un momento in cui la coppia si trova forse come mai prima a guardare se stessa: anche quelle più rodate, quelle che hanno attraversato uscendone incolumi difficoltà e cambiamenti devono necessariamente riorganizzarsi e trovare un nuovo assetto.

Quando arriva un bambino la “vecchia” vita almeno per un po’ si sconvolge, in senso buono ovviamente, ma la nuova routine che per ovvi motivi ruota attorno ai suoi bisogni, richiede un percorso sia personale che di coppia di transizione. Sostanzialmente per la coppia si apre un nuovo capitolo, non necessariamente solo fatto di sorrisi e torte a tre piani, ma di transizione profonda. Perché se come sempre dei lati meno piacevoli delle storie si fa fatica a parlare, il dato di fatto è che la presa di coscienza di un ruolo così importante è un passaggio di vita in cui le emozioni hanno tante sfumature.

Quando arriva un bambino il segreto (e la salvezza) è fare squadra

Chi è fortunato, perché in effetti mai come in questi tempi è una fortuna, ha vicino le famiglie di origine, i nonni in primis, che in questa fase fanno da scudo anche emotivo e guidano i neo – genitori, altri se possono ricorrono ad aiuti esterni almeno per le incombenze più pratiche o per riprendere un attimo fiato. Chi non ha né uno né l’altro non ha alternativa se non farsi forza e ahimè, arrangiarsi, trovare la forza anche quando viene meno.

Ed è proprio in questo passaggio di vita, tra insonnia, incombenze pratiche di vario genere, orari totalmente sballati e pasti lasciati a metà, se non si è più che lucidi ogni occasione può diventare un ottimo motivo di litigio. Non è un mistero che tutto ciò a lungo andare compromette e non poco, la serenità di tutti.

Genitori non si nasce, si diventa

Non ho il grande discorso pronto per l’uso sulle regole d’oro per tenere unita la coppia, e non provo nemmeno a raccontare la barzelletta del ritagliarsi tempo di qualità per la coppia. Perché spesso si va in crisi anche perché quel tempo è impossibile da ritagliare, probabilmente perché si è soli e perché non si hanno risorse economiche da investire per farsi aiutare. Quindi, inutile provare a dare soluzioni che qualsiasi persona di buonsenso adotterebbe se potesse. Se non lo fa, verosimilmente è perché non può farlo e non è nemmeno difficile da capire. Per molte persone trovare un po’ di tempo per se stessi o per una cena a due diventa quasi impossibile, per anni: sembra un po’ duro come concetto, ma purtroppo è reale.

Nessuno è certamente felice di trascurare la propria persona, di non avere più il tempo nemmeno per pensare a cosa fare, come è strano pensare che una coppia non abbia un minimo di nostalgia di qualche momento di leggerezza, ma c’è chi i mezzi per rendersi la vita un pochino più leggera non li ha, e quindi si va avanti a priorità.

Quando arriva un bambino il segreto (e la salvezza) è fare squadra

 

Quando stanchezza, incombenze varie, vita frenetica e quotidianità mettono a dura prova, la salvezza è una, almeno per me: riuscire a fare squadra, a ragionare come squadra, a vivere come una squadra, mettendo al primo posto il bene comune. Una squadra che funziona agisce pensando al bene di tutti e questo si può fare se ognuno riesce a fare a meno di qualcosa ragionando anche per gli altri e non dando mai nulla per scontato. Mai come quando si è stanchi si ha i nervi a fior di pelle, e mai come quando si hanno i nervi a fior di pelle si discute anche per banalità da poco.

Il punto di partenza è che non c’è nessuno che “aiuta”. La scelta di diventare una famiglia è responsabilità di entrambi, come tutto ciò che ad essa consegue: è un progetto di vita condiviso, dove ovviamente le responsabilità sono ugualmente condivise.

I padri di oggi sono sicuramente più presenti, più consapevoli, meno impacciati, più coinvolti, come testimoniano ad esempio le statistiche sulla loro partecipazione ai corsi preparto. Sono realmente molto più coinvolti nella vita della famiglia; lasciamoli fare allora, in modo che scoprano il loro modo di esserci perché in molti casi chiediamo più collaborazione ma siamo sempre pronte alla critica davanti a qualsiasi cosa. Un abbinamento di colori poco azzeccato la mattina che era il loro turno di portarli a scuola, una dimenticanza qualsiasi. “Meglio fatto che perfetto”, come si suol dire: anche lasciare spazio agli altri rendendo le critiche costruttive è un modo di fare squadra.

La parte più dura del lavoro è trovare un nuovo equilibrio tenendo sempre nella mente che la quotidianità con le sue incombenze, il suo casino, le sue notti insonni, i giochi del bambino sparsi per casa, ci offre momenti indimenticabili, di vera poesia. La sfida è coglierli, goderseli e custodirli nella memoria del tempo. Perché un giorno la stanchezza svanirà, i bambini saranno più grandi e rimarrà principalmente il bello di aver vissuto questa esperienza e l’orgoglio di avercela fatta.

 

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