Mamme stanche: quando la stanchezza offusca anche i momenti più belli

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Le mamme vengono dipinte spesso come super eroi, da sempre. Anche quando sono mamme stanche, anche quando dicono apertamente come si sentono, c’è sempre qualcuno che in fin dei conti minimizza. Ma sì dai, cosa sarà mai. L’abbiamo fatto tutti. Mia nonna ne ha cresciuti quattro e via con le solite frasi. Perché in fondo la mamma è la mamma e la mamma “deve farcela” sempre.

Riflettendoci da adulta, ho sempre pensato le stesse cose a mia volta di mia madre, a mio padre “concedevo” molto di più, trovavo assolutamente normale che arrivasse esausto dal lavoro e non avesse magari troppa voglia di pensare ad altro, da mia mamma no, da lei ho sempre “preteso” molto di più, me lo aspettavo come fosse normale. Non c’è mai stata ovviamente malizia in tutto questo, ma in lei vedevo davvero come un potere magico, come una marcia in più che la faceva arrivare dappertutto. Ovviamente non era così, ma cresciamo fin da bambini probabilmente abituati a tutto questo. E naturalmente questa forma mentis condiziona e non poco i nostri pensieri e la nostra percezione della realtà.

Poi il tempo passa, diventi grande e sei tu che ti trovi in questo ruolo, allora ti rendi conto di tante cose, forse ne perdoni delle altre, e sicuramente inizi a misurarti con stereotipi sociali che spesso ci fanno solo male. Io ad esempio mi sono resa conto in molte situazioni che pretendo troppo da me stessa, non tanto per perfezionismo, ma perché è come se ritenessi “normale” riuscire ad arrivare sempre a tutto. Con l’andare del tempo mi sono resa conto innanzitutto che di “normale” non c’è niente, nel senso che ognuno è quello che è e si misura con le sue possibilità, in secondo luogo che pretendere troppo da se stessi e dalle situazioni è il primo passo per viverle male, o peggio ancora per rovinarle.

Mamme stanche: quando la stanchezza offusca anche i momenti più belli

Pensieri di una mamma stanca

Questa settimana ho avuto la prova, semmai ce ne fosse ancora bisogno, del fatto che la stanchezza è come un vetro appannato davanti agli occhi. Fin da quando mio figlio va all’asilo il momento di andarlo a prendere per me è uno dei più belli della giornata. Mi emoziona ogni giorno vederlo corrermi incontro, abbracciarlo quando esce. Guardare insieme i disegni, fare merenda spesso sulla solita panchina e sentire il racconto di come è andata, è un momento nostro, da sempre.

Bene, erano circa due settimane che questo momento mi sembrava di non viverlo nemmeno più come prima. Arrivavo a scuola trafelata, già nervosa e con la mente sovraccarica e piena di cose da fare, continuando a spuntare nella mia testa una lista immaginaria e infinita di cose da fare. Adesso devi andare là, hai pagato la retta della piscina? Mi devo sbrigare che scade il parcheggio. Il lavoro è sempre indietro. Anche oggi volevo vestirmi un po’ meglio e invece per la fretta ho messo la solita roba. Avrò messo lo shampoo nella borsa della piscina? Forse era finito. Rimarremo anche stasera al parco fino alle sette e faremo doccia e cena tardissimo.

Ecco, tutto così, tutto il giorno, un rimuginare silenzioso che invece rimbomba nel cervello, in continuazione. E quindi, ho deciso di fare quello che ho imparato a fare quando mi sento oberata e in difficoltà, eliminare qualcosa ed alleggerirmi. Per esempio, tutti i giorni si sta al parco fino a tardi e sono io la prima che lascia giocare il bambino fino all’ultimo perché mi rendo conto che dopo una giornata di scuola ha bisogno di aria e movimento. Giustissimo, ma tornare una mezz’oretta prima se a lui non cambia molto per me invece la differenza la fa eccome. Cercare continuamente parcheggio alle 4 del pomeriggio a Milano ogni giorno diventa snervante. Ok, anche se è un po’ più scomodo qualche volta prendiamo anche i mezzi, e mi stresso meno. La sera siamo tutti stanchi, nessuno ha più voglia ad esempio di stendere alle dieci di sera.

Mamme stanche: quando la stanchezza offusca i momenti più belli

Pazienza, si rimanda. Quello che non è indispensabile se crea troppo stress si modifica, o si procrastina o salta direttamente. Senza più troppi problemi e senza più troppi patemi mentali. Affrontare le giornate in questa maniera, come un criceto su una ruota che si illude di correre ma stringi stringi non va da nessuna parte, alla fine a che cosa serve? Quando arrivi la sera distrutta, con la mente sovraccarica di pensieri, puoi davvero dire di averla vissuta quella giornata, o sei stata solo in apnea, nell’affanno di combinare qualcosa perdendoti quello che davvero hai davanti agli occhi? Allora mi rendo conto che è la mia mente che deve provare a cambiare, a selezionare che cosa è davvero fondamentale e a lasciar correre senza drammi quello che non lo è. Pretendere troppo da noi stessi è una fatica troppo grande che forse non ho più voglia di fare.

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