Ho due anni, ma non chiamarmi terribile. I “terribili due” visti da un bambino

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Sui famosi “terribili due” sul Web si legge di tutto. Come gestire i terribili due, quando iniziano, quando finiscono, che cosa comportano, come se fossero uno dei più grandi spauracchi dei genitori. In effetti, quando li attraversi possono essere una fase di crescita un po’ complessa, anche se per lo meno nel mio caso riguardando a quel periodo a posteriori, ricordo sicuramente diverse difficoltà, ma oggi prevale il sorriso e la tenerezza verso quel bambino non più neonato, ma nemmeno “grande”, che voleva semplicemente esplorare il mondo.

All’epoca ovviamente ridevo un po’meno, quando ad esempio non mi capacitavo di come quello che fino a un mese prima era un bambino sempre tranquillo avesse momenti in cui sembrava impuntarsi per cose di cui in quel momento non riuscivo a capire l’importanza. E quegli episodi diventavano sempre più frequenti e sempre più snervanti.

Aveva ad esempio una vera passione per le porte scorrevoli, e pretendeva di passare avanti e indietro magari dieci volte in farmacia. Cercavi di dargli un limite, ed ecco un pianto disperato. Stessa cosa con i rubinetti, con i cassetti, con i barattoli in cucina, con tutti gli oggetti insomma che destavano la sua attenzione. Ma perché non giochi con i tuoi giochi? Pensavo tra me e me.

Domanda molto poco lungimirante. Perché nulla affascina un bambino come gli oggetti “reali”. Per un adulto è scontato, ma per un bambino scoprire che apri una manopola ed esce l’acqua, per dirne una, è un fatto tutto tranne che banale. Ero io che non lo capivo, o meglio non l’ho capito subito. L’adulto vede quel gesto come un “disturbo”, vede giustamente il pavimento bagnato, il disordine in giro, i possibili pericoli. Il bambino no, il bambino vuole esplorare. E soprattutto, la frustrazione e la rabbia nascevano quando provavo a interrompere le sue esplorazioni.

I cosiddetti “terribili due”, non sono altro che una prima fase esplorativa, in cui per la prima volta il bambino si rende conto di essere “altro” dalla mamma, e inizia ad interessarsi al mondo che lo circonda. Il suo primo mondo ovviamente è la casa in cui vive, insieme a tutti gli oggetti per noi “normali”, ma ai suoi occhi magici e meravigliosi.

“Ho due anni ma non chiamarmi terribile. I terribili due visti da un bambino”

Come gestire i terribili due: facendo un passo indietro

Ci sono mille guide e consigli su come gestire i terribili due, di ogni genere. All’epoca li avevo letti con moltissimo interesse, e alcuni mi sono stati molto utili, soprattutto quelli che mi hanno fatto smussare il mio punto di vista “adultocentrico”. Come in molte occasioni nella mia vita da mamma, quando mi sento in difficolta, mi siedo, cerco di fare un passo indietro e osservo la situazione da fuori. Perché pensiamo di ascoltare, ma raramente ascoltiamo con un’empatia vera, come scriveva lo psicologo Carl Rogers.

Guardandolo da fuori vedevo un bambino entusiasta, curioso di tutto, e mi sono resa conto che quella stupenda attitudine che si chiama curiosità andava canalizzata, non bloccata. Bloccarlo in ogni sua azione significava frustrarlo e ovviamente ottenere reazioni rabbiose. La sua curiosità per quello che si poteva e per tutto quello che ovviamente non rappresentava un pericolo andava capita e accolta.

Quindi, stivali di gomma e pozzanghere a non finire nelle giornate di pioggia, ore a giocare con le pozzanghere e ore di risate. Giornate intere all’aria aperta, anche con zero gradi con la possibilità di toccare, manipolare oggetti e sporcarsi. Cassetti aperti e svuotati dalle cose pericolose: passava le ore a mettere in fila i cucchiaini in cucina. Barattoli dei legumi alla sua portata per impilarli e realizzare delle forme. Catino nel rubinetto in bagno e tutte le macchine a lavarsi. Doveva cambiare il mio approccio, poi è cambiato anche lui e non per magia, ma semplicemente perché si sentiva più appagato, più compreso.

Come sempre nella relazione fra di noi, ogni volta che c’è stato qualche momento di empasse, quello che ho capito a posteriori era che dovevo ripensare seriamente alle mie convinzioni e guardare alla realtà. Ciò che avevo di fronte non era un bambino terribile. Era meravigliosamente, un essere umano curioso.

Ho due anni, non chiamarmi terribile. I terribili due visti da un bambino

Ho due anni e non sono terribile, sono frustrato: la poesia di Dejah Roman

Oggi mi sono svegliata e volevo vestirmi da sola ma mi è stato detto: “no, non abbiamo tempo, lascia che lo faccia io”. Questo mi ha resa triste

Volevo mangiare da sola ma mi hanno detto “no, fai troppa confusione, lascia che lo faccia io”. Questo mi ha reso frustrata.

Volevo camminare fino all’auto e salire da sola, ma mi hanno detto: “no, dobbiamo fare in fretta, non abbiamo tempo, lo faccio io”. Questo mi ha fatto piangere.

Volevo uscire dall’auto da sola ma mi hanno detto: “no, non avviamo tempo, lo faccio io”. Questo mi ha fato venire voglia di scappare.

Più tardi volevo giocare con i mattoncini da costruzione ma mi hanno detto: “no, non in quel modo, in questo… ” così ho deciso che non volevo più giocare con i mattoncini.

Volevo giocare con una bambola che aveva qualcun altro ma mi hanno detto: “no, quella no, devi imparare a condividere”. Non sono sicura di quello che ho fatto ma mi ha reso triste. Quindi ho pianto. 

Volevo un abbraccio ma mi hanno detto: “no, stai bene, vai a giocare”.

Mi hanno detto che era il momento di riordinare, lo so perché qualcuno continuava a ripetere: “vai a raccogliere i tuoi giocattoli”. Non sono sicura di cosa fare, aspetto che qualcuno me lo mostri… Che cosa stai facendo? Perché rimani lì ferma? Raccogli i giochi.. ora”.

Non mi è stato permesso di vestirmi da sola o di muovere il mio corpo per andare dove dovevo andare, ma adesso mi chiedono di aiutare a mettere a posto le cose.

Non sono sicura di quello che dovrei fare. Qualcuno non dovrebbe mostrarmi come farlo? Da dove comincio? Dove devo mettere le cose?

Sto ascoltando molte parole, ma non capisco cosa mi viene chiesto. Sono spaventata e non riesco a muovermi.

Mi butto sul pavimento e piango.

Quando era tempo di mangiare volevo farlo da sola ma mi hanno detto: “no, sei troppo piccola, lo faccio io”. Questo mi ha fatto sentire piccola.

Ho provato ad assaggiare il cibo davanti a me ma qualcuno continuava a dire: “questo, prova questo e questo” e a mettermi cose davanti al viso. Io non volevo più mangiare.Questo mi ha fatto venir voglia di gettare le cose e piangere.

Non posso scendere dalla tavola perché nessuno me lo permette, perché sono troppo piccola e non posso.

Continuano a insistere che devo assaggiarne un pezzo. Questo mi fa piangere ancora di più. Ora sono arrabbiata, affamata e frustrata.

Sono stanca e ho bisogno che qualcuno mi tenga in braccio.

Non mi sento al sicuro o in controllo. Questo mi fa paura. Quindi piango ancora di più.

Ho 2 anni. Nessuno mi lascerà vestirmi da sola, nessuno lascerà che io muova il mio corpo dove deve andare, nessuno lascerà che mi occupi delle mie necessità.

Però ci si aspetta che io sappia come condividere, ascoltare, aspettare un minuto. Ci si aspetta che io sappia cosa dire, come agire e gestire le mie emozioni.

Si aspettano che io stia ferma e che sappia che se getto qualcosa quella potrebbe rompersi. Ma io NON conosco quelle cose.

Non mi è consentito fare pratica delle mie capacità, non mi è permesso camminare, spingere, tirare, tirare una cerniera, allacciare un bottone, versare l’acqua, servire, arrampicarmi, correre, gettare cose o fare le cose che so fare.

Cose che mi interessano e che mi incuriosiscono. Queste sono le cose che non mi è permesso fare.

Ma ho 2 anni, non sono tremenda… Sono frustrata. Sono nervosa, stressata, sopraffatta, confusa.  Ho bisogno di un abbraccio.

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