Chi diventa mamma si accorge molto presto che insieme a un figlio arriva anche un repertorio infinito di frasi pronte, consigli automatici, osservazioni apparentemente innocue che però, nella pratica quotidiana, non aiutano quasi mai. Sono frasi ripetute così tante volte da sembrare verità universali, e invece spesso non fanno altro che aumentare il senso di fatica, di inadeguatezza e di solitudine. Il problema non è solo che non funzionano, ma che continuano a circolare come se fossero soluzioni reali.
Una delle più diffuse è “basta organizzarsi”. È una frase che presuppone che il problema della maternità sia una cattiva gestione del tempo, come se le madri fossero persone disordinate che non hanno ancora scoperto l’agenda o le liste. In realtà la maggior parte delle madri è già iper-organizzata, al limite delle proprie energie. Il carico mentale non nasce dalla mancanza di organizzazione, ma dall’eccesso di responsabilità simultanee, molte delle quali imprevedibili e non delegabili. Dire “basta organizzarsi” non alleggerisce nulla, anzi sposta la colpa su chi già fatica.
Un’altra frase molto amata è “è solo una fase”. Viene pronunciata con l’intento di rassicurare, ma finisce spesso per sminuire. Certo che è una fase, come lo è quasi tutto nella vita, ma questo non rende la fatica meno reale mentre la si attraversa. Dire che qualcosa passerà non aiuta chi è dentro al problema adesso, soprattutto quando non è chiaro quando e come passerà. Nel frattempo la stanchezza resta, così come la sensazione di dover semplicemente resistere.
Poi c’è “passa”, detta in modo ancora più secco. È una parola che chiude ogni possibilità di confronto, perché non contiene né tempo né strumenti. Non dice cosa fare nel mentre, non riconosce la difficoltà, non offre supporto concreto. È una promessa vaga che spesso suona come un invito al silenzio.
Molto frequente è anche “devi rilassarti” o “dovresti prenderti del tempo per te”. Frasi che sembrano premurose ma che ignorano completamente la realtà pratica. Rilassarsi non è un interruttore che si accende a comando, soprattutto quando la mente è costantemente occupata da bisogni altrui. Il tempo per sé non si crea per magia, serve che qualcuno se ne faccia carico insieme a te. Senza questo passaggio, il consiglio resta teorico e inutilizzabile.
Un grande classico è “chiedi aiuto”. Anche qui l’intenzione può essere buona, ma la frase resta incompleta. A chi chiedere aiuto, quando, per cosa, e soprattutto con quale energia mentale? Chiedere aiuto richiede tempo, lucidità, relazioni disponibili e spesso anche il coraggio di esporsi. Non è una soluzione semplice, e ripeterla come tale rischia di colpevolizzare chi non riesce a farlo.
Infine c’è “goditelo”, forse la frase più pesante di tutte. Perché trasforma ogni difficoltà in una colpa emotiva. Se non te la godi, allora stai sbagliando qualcosa. Come se la maternità dovesse essere vissuta sempre con gratitudine e sorriso, anche nei momenti di esaurimento. “Goditelo” non tiene conto del fatto che si possono amare profondamente i propri figli e allo stesso tempo essere stanche, frustrate, sopraffatte.
Queste frasi non funzionano perché non cambiano la realtà concreta di chi le riceve. Non restituiscono tempo, non alleggeriscono il carico, non offrono soluzioni pratiche. Eppure continuano a circolare perché sono facili, rapide, non richiedono coinvolgimento reale. Sono rumore di fondo, socialmente accettabile, che permette di dire qualcosa senza fare davvero qualcosa.
Parlare di maternità in modo utile significa forse partire da qui, dal riconoscere che non tutte le parole aiutano e che a volte il silenzio, o una presenza concreta, valgono più di qualsiasi frase fatta. Non serve aggiungere consigli, serve togliere peso. E questo, più che con le parole, si fa con gesti reali e con una narrazione più onesta di cosa significhi davvero essere madri oggi.
Chi scrive
Valentina Desario è l’autrice di Stancamente Mamma e scrive di maternità e vita quotidiana con ironia, sincerità e spirito pratico
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