Perché non ho mai fatto l’Elfo

964 1024 Stancamente Mamma

Ogni anno, a dicembre, arriva quel momento.
Quello in cui qualcuno chiede, con naturalezza:
E voi l’elfo lo fate?”

Io sorrido.
E ogni anno rispondo più o meno allo stesso modo: no.

Non l’ho mai fatto.
Non l’elfo che si sposta di notte, non le scenette, non le marachelle, non la messinscena quotidiana.
Non perché non mi piaccia l’idea, in fondo é simpatica.
Non perché non creda nella magia.
Ma perché, semplicemente, non ho voglia di un ennesimo impegno.

La verità è che mi dimenticherei.

E sarei stanca prima ancora di pensare a cosa potrei aggiungere.
Le giornate sono piene, le sere ancora di più, e la notte è l’unico momento in cui non devo essere niente per nessuno. Nemmeno creativa.

L’elfo, per come lo vedo io, richiede una cosa precisa: continuità.
E la continuità, quando hai mille cose in testa, è una delle prime cose che saltano.

Non è l’elfo in sé.
È ricordarsi di lui ogni sera.
È inventare qualcosa.
È non dimenticarselo.
È mantenere la promessa.

E io, le promesse che si rinnovano ogni giorno, so di non riuscire a reggerle tutte.

Ogni tanto mi viene il dubbio.
Quando vedo le foto.
Quando sento i racconti.
Quando penso che forse sto togliendo qualcosa a mio figlio.

Poi lo guardo.
Lo guardo mentre si entusiasma per cose minuscole.
Una luce accesa.
Una storia riletta mille volte.
Un biscotto mangiato sul divano.

E mi rendo conto che la magia, per lui, non ha bisogno di un calendario perfetto.
Ha bisogno di presenza, anche disordinata.

Non fare l’elfo è stata una scelta silenziosa.
Non dichiarata.
Una di quelle che fai senza dirlo a nessuno, perché non c’è bisogno di spiegarla.

È stata una scelta di risparmio.
Di energia, prima di tutto.
Di aspettative.
Di confronto.

Perché so come sono.
So che se una sera me ne dimenticassi, mi sentirei in colpa.
So che se lo facessi male, penserei di non aver fatto abbastanza.
So che trasformerei una cosa teoricamente bella in un altro spazio di giudizio verso me stessa.

E allora no.
Non ho mai fatto l’elfo.

Ho fatto altro.
Ho fatto quello che potevo.

Ho acceso lucine senza scenografie.
Ho raccontato storie anche quando avevo sonno.
Ho detto “domani” e a volte l’ho mantenuto, a volte no.

Non ho creato magie notturne.
Ho abitato quelle diurne, quando capitavano.

Forse un giorno mi verrà voglia.
Forse no.

Ma so una cosa:
il Natale non si è mai fermato per questo, chi non lo fa non si senta in colpa.
Mio figlio non è cresciuto meno felice.
E io ho conservato un po’ di energia per arrivare fino in fondo alle feste.

Non fare l’elfo non è mancanza di amore.
È conoscersi abbastanza da non chiedersi l’impossibile.

E, a dicembre, per me, questo è già un rituale.

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