Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni: guardare la realtà con nuovi occhi

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Non credo mai molto ai “metodi”, soprattutto quando si parla di persone e ancor di più quando quelle persone sono bambini, quindi avevo approcciato a “Il metodo Danese per crescere bambini felici“, di Jessica Alexander e Iben Sandhal con una punta di scetticismo. Un po’ perché come genitori siamo sempre più martellati da consigli per ogni aspetto della nostra vita, anche i più banali, un pò perché sappiamo benissimo che ogni bambino rappresenta un universo a sé.

Eppure, ho dovuto ricredermi, e andando avanti con la lettura ho trovato in questo libro, diventato bestseller tantissimi spunti interessanti, non solo per quanto riguarda l’educazione dei bambini, ma per per l’approccio in generale alla vita, e ci sono suggerimenti che effettivamente ho messo in pratica un minuto dopo averli letti e mi hanno aiutato moltissimo nel rapporto con mio figlio e devo dire la verità anche con me stessa.

Intanto del “Metodo Danese per crescere bambini felici” mi ha colpito l’approccio: sono abituata a leggere testi che spostano sempre l’attenzione sul bambino. Se il bambino si comporta così, ci sono le soluzioni A, B o C, invece questa guida pratica finalmente il genitore è al centro, con le sue emozioni, le sue frustrazioni, il suo vissuto. Il concetto non è come puoi provare a cambiare gli altri, ma come puoi lavorare su te stesso in modo che ciò che non va migliori. Come puoi provare a scardinare i tuoi automatismi, a mettere in discussione l’eredità che ti hanno lasciato in tuoi genitori e filtrarla come si filtra con un setaccio, lasciando andare tutto ciò che non è servito o peggio ancora ha fatto male, e trattenendo ciò che di buono abbiamo ricevuto.

Il Metodo Danese per crescere figli felici ed essere genitori sereni

Perché proprio la Danimarca?

Proprio la Danimarca perché da oltre 40 anni questo paese domina il World Happiness Report, ovvero la classifica dei Paesi più felici, stilata ogni anno dalle Nazioni Unite, tanto da trasformarsi in interessante oggetto di studi sociologici. Dopo 13 anni di ricerca e collaborazione, Iben Sandhal, psicologa, e Jessica Joelle Alexander, giornalista americana sposata con un danese, ritengono di aver scoperto il vero segreto della felicità del piccolo paese del nord e lo raccontano in modo che possa essere facilmente messo in pratica nella vita di ogni giorno. Sembra che alla base dell’appagamento ci sia innanzitutto il modo in cui i genitori e figli si relazionano tra di loro, oltre all’empatia e alla capacità degli adulti di offrire strumenti, parole e soluzioni senza ricatti e ultimatum. Ma vediamolo con ordine.

Il metodo Danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni

Il metodo Danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni: sei ingredienti magici (e alla portata di tutti) per stare semplicemente bene

Guardo sempre con un certo scetticismo chi propone di cambiare gli altri, anche perché per come sono fatta e per quello che ho potuto imparare in questi sei anni da mamma, quando qualcosa non andava come doveva o come mi aspettavo ho imparato a mettere in discussione me stessa e il più delle volte ho capito che ero io che stavo sbagliando qualcosa, o che comunque non stavo probabilmente guardando alla realtà in tutta la sua complessità, ma semplicemente dal mio punto di vista.

Il metodo Danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni ti riporta e te stesso e ti obbliga a metterti davanti allo specchio e chiederti come stanno andando le cose. Sembra banale, ma abbiamo mai davvero un momento per domandarcelo? Perché gli impegni di ogni giorno, le corse contro il tempo, gli imprevisti, fanno spesso finire in fondo alla lista stati d’animo e situazioni che invece meriterebbero un po’ di tempo e altrettanta calma. Nei momenti difficili spesso prevalgono comportamenti istintivi, a volte diciamo parole a cui non crediamo minimamente e che se potessimo ci rimangeremmo un secondo dopo. Perché senza volerlo, abbiamo ferito i nostri bambini. Fermarsi un secondo, ragionare e cambiare intanto ciò che di noi stessi non ci piace in certe situazioni è uno dei passi più importanti che possiamo fare. E poi chiedersi: a volte ho certi atteggiamenti perché credo davvero sia utile averli o magari è semplicemente un’eredità dei miei genitori?

Una volta che abbiamo chiare le risposte possiamo iniziare a lavorare su noi stessi, mettendo in pratica i sei pilastri del Metodo Danese, le cui iniziali formano la parola “Parent” (Genitore): Play (gioco), Authenticity (autenticità), Refraiming (ristrutturazione degli aspetti negativi), Emphathy (empatia), No ultimatum (nessun ultimatum), Togetherness (intimità).

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Cambiare prospettiva nella quotidianità

1. Lasciamo esplorare i bambini e smettiamo di riempire le giornate di impegni

Su questo ho un’esperienza diretta di una settimana fa con il mio bambino di sei anni, che ha iniziato la scuola quest’anno. Il pomeriggio dopo la scuola i suoi impegni sono ridotti al minimo sindacale. Che cosa vuoi fare? Vuoi andare a calcio, vuoi suonare uno strumento? La risposta è stata molto chiara: “Mamma, voglio giocare“. Messaggio ricevuto. Non c’è dubbio che noi genitori cerchiamo di fare del nostro meglio per offrire esperienze interessanti e stimolanti ai nostri bambini, ma a volte nella più totale buonafede, si può anche esagerare, riempiendo i bambini di impegni e di stimoli che non riescono nemmeno a gestire. Giocare è tutto tranne che perder tempo: gli studi dimostrano al contrario che un ambiente ricco di stimoli aiuta la crescita della corteccia cerebrale. Se il bambino viene lasciato libero di sperimentare, anche all’aria aperta cercando zone in cui possano farlo in modo libero e sicuro questo è un grande regalo. Se si può è anche molto utile aggregare bambini di età diversa: si favoriranno nell’apprendimento aiutandosi a vicenda, imparando a fidarsi e cooperare.

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2. Autenticità ed onestà emotiva

Fare il genitore è il lavoro più difficile di questo mondo. E tutti noi vorremmo rappresentare per i nostri figli una sorta di scudo emotivo a tutte le brutture dell’esistenza. Eppure, non sempre e solo proteggere sembra essere la strada più efficace. Questo è ciò che i danesi definiscono genitorialità autentica, ovvero il primo passo per aiutare i figli a riconoscere le proprie emozioni, a saper comunicare le difficoltà, a non negarle. Il nostro comportamento come sempre verrà preso come esempio. Illuderli di un lieto fine per ogni situazione, sperticarsi in lodi eccessive, fare di tutto per reprimere conflitti ed emozioni negative, sono tutte strategie che forse funzionano nel breve periodo, ma alla lunga allontanano il bambino da se stesso. Come si può imparare a gestire la propria rabbia se ogni volta che si manifesta c’è un adulto che non accetta questa emozione?

Un aspetto interessante da notare è come ad esempio nella fiabe di Andersen, non a caso danese, il lieto fine non fosse una garanzia, tutt’altro. Nelle traduzioni in inglese gli adulti hanno fatto molta attenzione a ciò che dovrebbe essere censurato alle orecchie dei piccoli, ma le versioni originali non prevedevano il lieto fine. “La Sirenetta”, tanto per fare un nome, non ha un epilogo felice: la protagonista torna nel mare, sola e senza principe azzurro.

3) Ristrutturazione (a me questo ha cambiato davvero prospettiva) ovvero la lente con cui osserviamo la realtà

La ristrutturazione è fondamentale per scrivere la trama narrativa della vita dei nostri figli e implica che un adulto sappia efficacemente spostare l’attenzione da ciò che il bambino che non sa fare (o ritiene di non saper fare) a ciò che sa fare. Ad aiutarlo a capire come può migliorarsi, a concentrarsi sui processi e non solo sui risultati.

Non ha nulla a che vedere con l’ingannare il bambini promuovendo un ottimismo irrealistico ma al contrario focalizzarsi in modo oggettivo sulle reali difficoltà e le reali capacità evitando di etichettarlo perché anche le nostre parole pesano, eccome. Un bambino che sentirà dire di se stesso “Non è molto brava negli sport”, “Lui è un bambino troppo sensibile”, e frasi così categoriche, arriverà probabilmente a convincersi che corrispondano a realtà.

Si tratta di fornire al bambino chiavi di interpretazione della realtà e di se stesso da cui possa trarre spunti più costruttivi e gratificanti: la capacità di ristrutturazione è davvero un regalo per tutta la vita, forse tra i più importanti.

4) Empatia: ovvero, mettersi nei panni altrui

Nel sistema scolastico danese c’è un programma nazionale obbligatorio che si chiama “Step by step”. Ai bambini vengono mostrate foto di altri bambini e si chiede loro che cosa stanno provando. Questa è la base per iniziare a concettualizzare i propri sentimenti e quelli altrui, a capirli senza giudicare. Insegnare ai bambini che l’empatia e la collaborazione regalano un altissimo senso di soddisfazione di sé é un modo di resposabilizzarli nel non giudicare se stessi e nemmeno gli altri.

Giudicando e valutando meno impariamo a capire ciò che ci accumuna al prossimo, anziché ciò che ci divide.

Il metodo Danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni

5) No agli ultimatum

Evitare il braccio di ferro usando invece un approccio genitoriale più democratico aiuta i bambini ad avere più fiducia, più capacità di reagire e a essere più felici”. Uno stile autoritario allontana i figli: la fiducia nell’adulto e la vicinanza sono sostituite dalla paura. Quindi, poche regole, ma chiare. I bambini che vengono aiutate a rispettarle con calma e rispetto svilupperanno un senso di autocontrollo che li aiuterà anche da adulti.

6) Una bella atmosfera in casa: amore e compresione

Rendere la casa un porto sicuro a cui fare ritorno e con la certezza di trovare amore, empatia e comprensione. Collezionare ricordi che durino nel tempo, sostenersi,

Collezionare bei ricordi, rendendo la casa un nido a cui fare ritorno, un porto sicuro dove avere la certezza di trovare amore e comprensione, un ambiente felice e sereno. Una squadra funziona finché si gioca mettendo come priorità il bene di tutti è una squadra che sa affrontare i giorni belli e quelli meno belli. E guarda caso, è proprio questo che dobbiamo insegnare ai nostri figli. Comprendere le loro potenzialità, avere fiducia in se stessi, fare squadra, e divertirsi.

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