Come riconoscere i segnali di bullismo e intervenire

1024 535 Stancamente Mamma

Il bullismo fa parte della triste realtà quotidiana di molti più bambini e adolescenti di quanto possiamo immaginare e altrettanto spesso noi adulti ci chiediamo come riconoscere i segnali di bullismo e intervenire.

Ho trovato un contributo molto interessante di Iben Sandahl, insegnante e psicoterapeuta nonché autrice del Metodo Danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni e ne riporto alcuni pezzi tradotti di seguito perché é un tema che provoca troppo dolore a molti bambini e famiglie, cui cui si parla poco.

Spesso innanzitutto i bambini sono troppo piccoli per capire che cosa stia succedendo attorno a loro e perché stia succedendo, ma come ex insegnante di classe e psicoterapeuta che lavora ho visto quanti danni fa il bullismo. Lascia cicatrici profonde e molto spesso anche conclusioni di identità distruttive su se stessi come “Non sono abbastanza bravo, non valgo niente, é colpa mia“. Ovviamente queste conclusioni non potrebbero essere le più sbagliate.

“Dico sempre ai miei figli che quando sentono ostilità da parte di qualcuno, o che quel qualcuno li sta attaccando o trattando male, che non hanno idea di che cosa stia realmente accadendo dall’altra parte. Molto spesso i bambini e gli adulti che parlano male del prossimo, che commentano negativamente l’aspetto delle persone o creano spaccature nelle amicizie sono quelli che stanno peggio. Essendo persone profondamente infelici, provano a far sentire gli altri a disagio e questo li fa sentire meglio

Ovviamente niente é più doloroso per un genitore che vedere un figlio che soffre soprattutto così ingiustamente e per quanto ci verrebbe naturale andare a sbraitare per risolvere noi la situazione al posto loro è importante invece, continua Iben Sandahl, continuare a mantenere la calma e un dialogo con i nostri figli e cercare di cogliere tempestivamente segnali di cambiamento nella loro vita.

Come riconoscere i segnali di bullismo e intervenire

Bullismo a scuola: i segnali che qualcosa non va

  • Cambiamenti nel comportamento: primo campanello d’allarme. Il bambino perde interesse per le attività e per i giochi che amava.
  • Evitamento delle situazioni sociali: il bambino inizia a cercare di isolarsi.
  • Risultati scolastici: calo del rendimento scolastico dovuto al fatto che il bambino non riesce più a concentrarsi.
  • Cambiamento d’umore: il bambino é sempre più triste e cupo

Che cosa fare quando nostro figlio é vittima di bullismo

Prima cosa, suggerisce la psicologa, l’importante é non prendere la situazione sotto gamba, da subito e parlarne con il bambino senza mostrarsi eccessivamente agitati: “Ho notato che sembri triste, posso chiederti se c’è qualcosa che non va?” Il modo in cui il bambino risponderà, dipenderà dal tipo di relazione che abbiamo con lui in generale. Parliamo spesso di cose personali? Di emozioni?

Quello che conta é che il bambino si renda conto che abbiamo colto in pieno il suo problema e siamo lì per capire e per aiutare. L’importante é non perdere troppo tempo e passare all’azione prenotando il prima possibile un colloquio con gli insegnanti e non temendo di parlare chiaro.

Prima di andare a parlare con gli insegnanti è fondamentale che i figli lo sappiano: il rischio nel farlo di nascosto é che potrebbe essere la prima e l’ultima volta in cui si confidano.

Cerchiamo di fare attenzione anche ad impegnarci per non far trapelare i nostri stati d’animo: se proviamo ansia, frustrazione, o peggio ancora vergogna, riserviamoci di sfogarci con altre persone che non siano nostro figlio. I nostri sentimenti negativi sono l’ultima cosa di cui ha bisogno, deve già purtroppo affrontare e gestire i suoi.

Una volta che abbiamo comunicato il problema alle insegnanti conclude la psicologa affrontiamo tranquillamente anche i genitori, perché queste situazioni possono essere risolte confrontandosi e mettendo in discussione i propri comportamenti.

Ogni volta che capitano queste situazioni si fa fatica a pensare che davvero nostro figlio possa esserne protagonista; nessuno merita una cosa simile e quando ci tocca da vicino quasi non ci si crede. Minimizzare o peggio ancora negare il problema non farà che far sentire il bambino ancora più spaventato e lo porterà a chiudersi in se stesso. Affrontare la situazione significa in questo per prima cosa prenderla sul serio e dimostrare ai nostri figli che siamo concretamente al loro fianco, per questa come per tutte le difficoltà della vita.

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