Mamme perfette, mamme imperfette e mamme che se la prendono

1024 770 Stancamente Mamma

Un giorno ho aperto questa pagina, ci pensavo da anni in realtà, ma ci ho messo tantissimo. Mi sono chiesta milioni di volte se avessi realmente qualcosa di interessante da dire, qualcosa che in qualche modo magari potesse rivelarsi utile per qualcuno. Allora l’ho fatto. Non mi è mai pesato scrivere qua sopra, perché io scrivo per lavoro da tanti anni, fa parte della mia vita e non mi stanca mai. Anzi, soprattutto in certi momenti, scrivere mi aiuta a rimettere insieme i pezzi.

Quando é iniziata la mia esperienza di mamma è come se mi fossero cadute le fette di salame dagli occhi, per tanti motivi. Per tanti aspetti ero forse un po’ illusa e molto credulona: tutte le favole, i racconti quasi mitologici sulla maternità li avevo assorbiti tutti senza nemmeno accorgermi. Non che qualcuno si sia seduto e mi abbia sciorinato il decalogo della madre perfetta, ma sono piccoli racconti, testimonianze, frammenti, parole, perfino film, che alla fine fanno sì che tu ti faccia un’idea di qualcosa. La mia era fondamentalmente che sarebbe stato tutto facile e naturale, come se il mio nuovo status di mamma mi conferisse anche il potere dell’invincibilità.

Mamme perfette, mamme imperfette e mamme che se la prendono

Beh, inutile dirvi che non è stato così e ho scoperto a mie spese che di immediato non c’è nulla e di facile ancor meno. Nel ruolo di madre ci entri pian piano, spesso sbagliando e a volte a fatica, la fatica anche di fare i conti con quella che eri e con quella che sei diventata, che magari lì per lì quella che sei diventata non ti piace troppo.

A me la storia della madre perfetta non é mai interessata, come non mi importa della perfezione in generale. Anzi, credo di aver iniziato a vivere davvero quando ho iniziato a smettere di pensarmi in funzione di qualcun altro o in funzione di canoni di perfezione prestabiliti da altri. Per farla breve, io il problema della perfezione non me lo pongo nemmeno, da anni. Mi sento una buona madre nel momento in cui la sera appoggio la testa sul cuscino e in cuor mio so di aver dato il mio massimo, e il mio massimo non è lo stesso per gli altri; che poi io ci sia riuscita o meno, che abbia evitato o meno un pianto o un malumore non mi importa. Mi interessa sapere di avercela messa tutta, di aver dato il mio meglio. Anche solo questo pensiero mi fa stare bene, mi rende serena. Ho smesso di paragonarmi agli altri da anni, quando mi sono resa davvero conto che ognuno fa quello che può con quello che ha.

Mamme perfette, mamme imperfette e mamme che se la prendono

Prendere una posizione non significa screditare gli altri

Con queste premesse racconto di me, ma non tanto per parlare di me, ma perché i frammenti di vita che riporto qui magari possono diventare un punto di partenza per un confronto, per scambiarci un’opinione, per parlare di qualcosa, per sorridere delle nostre debolezze, per rallegrarci dei tanti traguardi che raggiungiamo. Eppure, ci sono momenti in cui mi sembra che là fuori non ci sia molto spazio per un confronto reale, o per chi prende delle posizioni.

Faccio un esempio. Se dico che non ho mai fatto piangere mio figlio, non sto dicendo che sono migliore di chi ha fatto diversamente. Eppure arrivano risposte come “Si vede che avevi degli aiuti”. No, non avevo nessun aiuto e non ho fatto piangere mio figlio. Fine della storia. Questo non significa che io sia sempre riuscita a calmare un pianto, a capire, a risolvere. Significa che ho scelto così. Se metto una vignetta sulle mamme (su una pagina che si chiama Stancamente Mamma é anche prevedibile) arriva puntuale “Perché non parli dei padri?”. Non ne parlo perché oggi parlo delle madri, domani magari parlo dei padri, se mi va, se ho qualcosa da dire. E non significa che il padre non sia importante, non sia presente, non sia fondamentale ecc, significa che ho più familiarità a parlare di ciò che conosco, partendo dalla mia esperienza.

Non sono l’enciclopedia Treccani, non c’è scritto da nessuna parte che io debba trattare ogni possibile argomento. Parlo di quello che mi piace e di quello di cui sento di aver qualcosa da dire. E nel momento in cui sono sempre stata estremamente rispettosa delle opinioni e delle vite di tutti, non ho paura a dire la mia, a prendere una posizione. Se scelgo il nero, non ho detto che odio il bianco, ho detto che preferisco così. Vivere è scegliere, ogni istante.

La comunicazione, specialmente sui social, sta subendo un grande appiattimento: raccontiamo quello che un certo tipo di pubblico vuole sentirsi dire, così li facciamo felici. In questo modo il messaggio è essenzialmente monocorde e ripetitivo. Questo però toglie alle persone la possibilità di sperimentare il drammatico, stupirsi, esercitare l’ironia.

I filosofi ci insegnano che ciascuno di noi dovrebbe dedicarsi a cercare un proprio modo personale di vivere, interpretare e narrare la vita, cercando di non farsi imbrigliare dai conformismi. Madri perfette, madri imperfette, sono etichette vuote, prive di un vero reale significato. Perfette rispetto a chi, a che cosa? Chi ha stilato la scala della perfezione?

Io non smetterò mai di rivendicare il diritto di adottare una mia linea di pensiero, magari di mantenerla, oppure di farla evolvere nel tempo, assumendomi anche il rischio di contraddirmi e di cambiare idea.

Ogni donna arriva al momento in cui diventa mamma a modo suo. Ognuna porta con sé il suo vissuto, le sue antenate. Porta con sé anche quello che l’ha fatta soffrire. Diventa madre e cerca sua madre, o la mette in discussione, definitivamente. Usciamo dalla paura del giudizio, e proviamo a smettere di prendercela per tutto. Magari ne viene fuori qualcosa di buono.

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