Mamme a tempo pieno: non é facile come sembra

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Quando ero bambina ho bene in mente una frase che ho sentito dire da molte donne, riferita alle madri che non lavorano, le mamme a tempo pieno: tanto lei è casa a fare niente. L’ho sentita talmente tante volte che ho pensato che potesse anche esserci un fondo di verità.

Poi ho sono diventata mamma e ho scoperto sulla mia pelle in che cosa consista quel “far niente” e onestamente mi sono sentita in colpa anche solo per averlo preso in considerazione; attenzione, non é una gara perla medaglia d’oro alla fatica, è una semplice constatazione. Stare a casa ad occuparsi al cento per cento dei bambini, magari senza l’aiuto di nessuno, e trascorrere intere giornate tra quattro mura tra pannolini, pappe e passeggino non è sempre e solo la passeggiata di salute che si racconta.

Sicuramente sono momenti di vita che non tornano, sicuramente sono ricordi preziosi, ma riposante non é, e spesso questa condizione può sfociare in un malessere chiamato “Stay home mom depression“, ovvero la depressione che colpisce le mamme a tempo pieno.

Mamme a tempo pieno: non é così facile come sembra

Come puoi lamentarti di crescere i tuoi figli?

Ci sono donne che scelgono di stare a casa e dedicarsi ai figli, per qualche anno o a tempo indeterminato, ci sono donne che quando diventano mamme non hanno scelta perché il mondo del lavoro sceglie per loro, demansionandole o mettendole alla porta.

Prima di diventare genitore sei stato molto altro studente, insegnante, avvocato, cameriere. La tua passione e le tue qualità sono state riconosciute nella società, ovvero fuori casa. Nel momento in cui hai avuto un figlio e hai iniziato a dedicarti completamente a crescerlo, potresti anche aver percepito che la tua identità è stata scambiata con una sola parola: mamma. E questo, soprattutto in certi momenti, può rivelarsi destabilizzante.

Per fare un esempio, Rachel, una mamma a tempo pieno newyorkese intervistata dalla rivista Parents riflette su questo stato d’animo: “Faccio fatica ogni giorno cercando di capire dove mi inserisco in questo mondo ora. I miei sogni e i miei obiettivi continuano a funzionare la mia mente ogni giorno e continuo a pensare a modi in cui posso farli funzionare mentre allo stesso tempo allevo i bambini . Essere una mamma casalinga è completamente estenuante. Trascorri le tue giornate preparando il pranzo, portando i bambini agli allenamenti di calcio, intrattenendo un bambino, piegando il bucato, pulendo i bagni… la lista delle cose da fare è infinita“.

Perché le mamme a tempo pieno fanno fatica a rivelare i loro stati d’animo?

Perché fondamentalmente c’è uno stigma attorno a questo discorso, come per molti aspetti della maternità del resto, se non tutti. Una mamma a tempo pieno farà fatica a condividere alcuni dei suoi stati d’animo perché per la società poter avere la possibilità di seguire i figli nella crescita é un dono. E dei doni non ci lamenta, punto. Le persone potrebbero anche risponderti che se hai un compagno in grado di provvedere ai bisogni di entrambi hai ancora meno di che essere scontenta.

Sicuramente anche confrontarsi con molti esempi sui social non aiuta: case ordinate, bambini sempre sereni e sorridenti, pranzi e cene che sembrano mini capolavori da chef, fanno sembrare la tua pasta al sugo e la tua tavola una vera miseria. Un mix di tutto questo é facile che produca stress e risentimento. E spesso, come ciliegina sulla torta, anche sensi di colpa per questi stati d’animo.

Niente é roseo come sembra, anche quando si sceglie consapevolmente di dedicarsi esclusivamente alla famiglia, a me ad esempio certi giorni pesava moltissimo la solitudine: all’epoca infatti mi ero unita a un gruppo di neo-mamme del mio quartiere e trascorrevo molte ore con loro. Certi giorni non faccio fatica a dirlo, é stata la mia salvezza.

La società non accetta emozioni negative legate alla maternità

La situazione poi peggiora drasticamente quando rinunciare al lavoro non é una scelta, quando qualcuno decide per te o quando nidi e babysitter hanno costi insostenibili, anche questo accade molto più di quello pensiamo. Accudire tutto il giorno un bambino significa non solo essere vigili moltissime ore, intrattenerli, giocare insieme a loro, essere sempre presenti, fisicamente e soprattutto mentalmente. Le ore libere di una mamma a tempo pieno si riducono quando va bene cinque minuti in bagno.

Ecco, forse sarebbe ora che la nostra società, letteralmente terrorizzata dai vissuti negativi legati alla maternità diventasse consapevole del fatto che la scelta di diventare genitori non può coincidere con il divieto a esprimere emozioni negative. Come ogni grande esperienza della vita.

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