Nelle fiabe la Regina cattiva è una figura semplice e quasi piatta nella sua crudeltà: è gelosa, crudele, ossessionata dal potere. È l’antagonista da eliminare, è l’elemento di disturbo.
Ma se ci fermiamo un attimo, e smettiamo di guardarla come “la cattiva”, emerge una domanda più scomoda: che alternative ha avuto, davvero, questa donna? Ne ha avute?
La Regina cattiva non nasce cattiva.
Diventa tale in un mondo che non prevede per lei nessun’altra possibilità.
Il potere femminile è sempre sospetto
Nelle fiabe classiche il potere femminile è raramente neutro.
Se una donna governa, decide, comanda, allora deve essere resa pericolosa. Il suo potere non può essere legittimo: deve avere un prezzo morale.
La Regina cattiva non è una madre, non è una sposa innamorata, non è una giovane da salvare. È sola. E questa solitudine non è casuale: è la condizione necessaria perché il suo potere risulti inaccettabile. Una donna potente, senza legami affettivi che la “ammorbidiscano”, è una figura che la fiaba non sa tollerare.
Perché “deve” essere cattiva
La Regina non è cattiva perché fa il male, o meglio non solo. È cattiva perché non si fa da parte, non accetta ruoli di secondo piano.
Non accetta di perdere centralità. Non accetta che il suo valore venga dichiarato inferiore. Non accetta che un’altra donna prenda il suo posto. In un sistema in cui il valore femminile è scarso, questa resistenza viene letta come mostruosità.
La fiaba non punisce la violenza. Punisce la donna che rifiuta di scomparire.
La bellezza come unica legittimazione
Come in Biancaneve, anche qui la bellezza è il vero campo di battaglia. Non è un dettaglio estetico, ma l’unica forma di legittimazione concessa.
Quando la Regina smette di essere “la più bella”, perde tutto, compresa la sua identità. Non solo l’ammirazione, ma il diritto di esistere come figura centrale. Lo specchio non è uno strumento di vanità: è un giudice.
E quando il giudizio cambia, non resta spazio per una ridefinizione. Non c’è un “dopo”. C’è solo la caduta.
La Regina come donna che invecchia
La Regina incarna una delle paure più profonde della cultura occidentale: la donna che invecchia senza diventare invisibile.
Non è autorizzata a cambiare ruolo. Non può diventare guida, alleata, figura di trasmissione. Deve essere eliminata perché rappresenta ciò che non deve esistere: una donna che continua a voler contare.
In questo senso, la Regina non è l’opposto di Biancaneve. È il suo possibile futuro negato.
Perché non può esserci solidarietà
Nelle fiabe non esiste solidarietà tra donne potenti e donne giovani.
Non perché sia impossibile, ma perché romperebbe la struttura narrativa.
Se la Regina potesse allearsi con Biancaneve, la storia finirebbe. Non ci sarebbe conflitto, non ci sarebbe morale, non ci sarebbe punizione. E soprattutto, non ci sarebbe più la lezione implicita: una donna alla volta. La rivalità non è un difetto dei personaggi.
È una necessità del sistema.
La demonizzazione come strategia culturale
Trasformare la Regina in un mostro serve a una funzione precisa: rendere accettabile la sua eliminazione.
Se è cattiva, se è invidiosa, se è folle, allora può essere punita senza rimorsi. Questo meccanismo non è confinato alle fiabe. Si ripete ogni volta che una donna viene definita:
difficile, manipolatrice, fredda, ambiziosa
Etichette che servono a neutralizzare chi non rientra nel modello accettabile.
Dalla fiaba alla vita reale
Molte donne crescono con una paura silenziosa: diventare la Regina cattiva di qualcun’altra. Essere quelle che non piacciono, che non vengono scelte, che non sono rassicuranti.
E così imparano a ridimensionarsi, a farsi da parte, a non occupare troppo spazio. Perché sanno che il confine tra donna accettabile e donna demonizzata è sottile.
La Regina cattiva non è solo un personaggio. È un monito.
Rileggere la Regina oggi
Rileggere oggi la figura della Regina cattiva non significa assolverla, ma comprenderla. Vedere che il suo destino non è frutto di una natura malvagia, ma di un sistema che non le concede alternative.
Non tutte le donne possono essere Cenerentola.
Non tutte possono essere Biancaneve. Alcune diventano Regine cattive perché non c’è posto per loro in nessun’altra storia.
E forse il vero atto sovversivo oggi non è continuare a condannarle, ma chiederci che cosa succederebbe se una donna potente non dovesse più essere punita per esistere.
🔗 Per approfondire
👉 Biancaneve e la rivalità tra donne
https://stancamentemamma.com/perche-le-donne-sono-spesso-invidiose-tra-loro-psicologia-maternita-e-verita-scomode/
👉 Perché le donne sono spesso invidiose tra loro
https://stancamentemamma.com/perche-le-donne-sono-spesso-invidiose-tra-loro-psicologia-maternita-e-verita-scomode/
👉 La solidarietà femminile: una favola a cui non crede più nessuno
https://stancamentemamma.com/solidarieta-femminile-una-favola-a-cui-non-crede-piu-nessuno/
📚 Bibliografia essenziale
- Simone de Beauvoir, Il secondo sesso
- Clarissa Pinkola Estés, Donne che corrono coi lupi
- Naomi Wolf, The Beauty Myth
- Bruno Bettelheim, Il mondo incantato
- Studi di gender studies sulle fiabe tradizionali
Chi scrive
Valentina Desario è l’autrice di Stancamente Mamma e scrive di maternità e vita quotidiana con ironia, sincerità e spirito pratico
Se vuoi unirti al nostro gruppo privato “Stancamente Mamma / La stanza segreta”… CLICCA QUI

Lascia una risposta