C’è una domanda che attraversa tutta la storia di Biancaneve, e che viene ripetuta ogni giorno davanti a uno specchio:
“Chi è la più bella?”
Non è una domanda ingenua.
È una domanda che crea una classifica. Una gerarchia. Una che non lascia spazio alla coesistenza.
In Biancaneve, l’invidia e la competizione femminile non nascono tra coetanee, ma tra due donne di età diverse. Ed è proprio questo a rendere la storia così disturbante, ancora oggi. Non racconta solo la rivalità, ma l’idea che una donna possa esistere solo se un’altra scompare.
La Regina non ha paura di Biancaneve: ha paura di sparire
La Regina cattiva viene spesso descritta come crudele, narcisista, ossessionata dalla bellezza. Ma se si guarda la storia con attenzione, emerge qualcosa di più profondo: la paura di perdere valore.
Il problema non è che Biancaneve esista.
Il problema è che il suo valore viene dichiarato superiore.
Lo specchio non mente, ma assegna. Stabilisce chi vale di più. E nel momento in cui la Regina non è più “la più bella del reame”, perde l’unico riconoscimento che le garantiva potere, identità, centralità.
Non c’è spazio per due.
La fiaba non contempla la possibilità che il valore possa essere condiviso.
Bellezza come capitale femminile
In Biancaneve la bellezza non è un tratto personale. È un capitale. È ciò che determina chi merita attenzione, chi ha diritto a occupare il centro della scena, chi viene ascoltata e chi no.
La Regina non compete con Biancaneve perché è cattiva. Compete perché è stata educata a credere che senza quel primato non esiste. La bellezza, nella fiaba, non è una qualità tra le altre: è l’unica moneta riconosciuta. Quando Biancaneve cresce, diventa automaticamente una minaccia. Non perché faccia qualcosa, ma perché incarna ciò che la Regina non può più essere.
Rivalità femminile e tempo che passa
Questa fiaba mette in scena una delle dinamiche più difficili da nominare: la rivalità tra donne di età diverse.
Non tra pari, ma tra chi c’è già e chi arriva dopo.
La Regina rappresenta la donna che non può invecchiare. Biancaneve rappresenta la giovinezza che avanza. E in un mondo in cui il valore femminile è legato all’aspetto, il passare del tempo diventa una condanna.
Non c’è trasmissione. Non c’è alleanza. Non c’è spazio per il passaggio di testimone. C’è solo l’idea che una debba sostituire l’altra.
Perché la Regina deve essere “cattiva”
Nelle fiabe non c’è spazio per donne potenti che restano buone.
Se una donna ha potere, deve essere resa mostruosa. Se una donna è giovane e pura, deve essere passiva. La Regina non è cattiva per caso. È cattiva perché non rientra nel modello accettabile. Non è scelta, non è salvata, non è amata. Governa. Decide. E per questo deve essere punita.
La fiaba non punisce la crudeltà. Punisce la donna che non sa farsi da parte.

Biancaneve non è una rivale consapevole
Biancaneve non fa nulla per competere. Non cerca lo scontro. Non sfida la Regina. Eppure diventa il bersaglio perfetto. Questo è uno degli elementi più inquietanti della storia: la competizione non richiede intenzione. Basta esistere, crescere, occupare uno spazio.
Quante donne si sono sentite accusate, osteggiate o svalutate solo per il fatto di esserci? Quante volte l’ostilità nasce senza un vero motivo, se non quello di rappresentare una minaccia simbolica?
Dalla fiaba alla vita reale
Questa dinamica non resta confinata nelle fiabe. Riemerge nei rapporti tra donne adulte: nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nei gruppi sociali, persino nella maternità.
Si manifesta tra madri e figlie, tra donne giovani e donne più grandi, tra chi è “arrivata prima” e chi arriva dopo. Non perché le donne siano incapaci di solidarietà, ma perché siamo cresciute dentro racconti che ci hanno insegnato che il valore femminile è limitato.
Se una brilla, un’altra deve spegnersi. Se una viene vista, un’altra diventa invisibile.
Biancaneve non insegna l’odio, ma lo normalizza
La forza di questa fiaba non sta nel suo messaggio esplicito, ma in quello implicito:
le donne competono perché non c’è spazio per tutte. E quando non c’è spazio, l’altra diventa una minaccia, non una possibilità. Non un’alleata, ma un rischio. Questo schema, interiorizzato molto presto, continua ad agire anche quando non ce ne accorgiamo più.
Rileggere Biancaneve oggi
Rileggere Biancaneve oggi non significa demonizzare la Regina o idealizzare la protagonista. Significa riconoscere un meccanismo che molte donne hanno interiorizzato senza accorgersene.
Non siamo cresciute sbagliate.
Siamo cresciute dentro storie che ci hanno insegnato a guardarci come rivali.
Forse il vero gesto di rottura non è scegliere chi ha ragione, ma immaginare storie diverse. Storie in cui una donna che cresce non cancella un’altra che esiste già. Storie in cui il valore non è una gara, ma uno spazio che può allargarsi.
🔗 Per approfondire
👉 Cenerentola e la competizione femminile
https://stancamentemamma.com/da-non-e-niente-a-arrangiati-cosa-succede-davvero-alle-mamme/ (oppure link al tuo articolo su Cenerentola)
👉 Perché le donne sono spesso invidiose tra loro
https://stancamentemamma.com/perche-le-donne-sono-spesso-invidiose-tra-loro-psicologia-maternita-e-verita-scomode/
👉 La solidarietà femminile: una favola a cui non crede più nessuno
https://stancamentemamma.com/solidarieta-femminile-una-favola-a-cui-non-crede-piu-nessuno/
📚 Bibliografia
- Bruno Bettelheim, Il mondo incantato
- Simone de Beauvoir, Il secondo sesso
- Naomi Wolf, The Beauty Myth
- Studi di gender studies sulle fiabe tradizionali
Chi scrive
Valentina Desario è l’autrice di Stancamente Mamma e scrive di maternità e vita quotidiana con ironia, sincerità e spirito pratico
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