Fiabe, donne e competizione: cosa ci hanno insegnato senza dircelo

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Perché rileggere oggi le fiabe

Le fiabe non sono solo storie per bambini.
Sono racconti culturali potentissimi, che accompagnano l’infanzia molto prima che si sviluppi uno sguardo critico. Entrano piano, senza fare rumore, e restano. Non come regole esplicite, ma come mappe emotive.

Cenerentola, Biancaneve, la Regina cattiva, la Sirenetta: personaggi che sembrano lontani, appartenenti a un altro tempo, ma che continuano a vivere nel modo in cui molte donne imparano a guardarsi, confrontarsi, giudicarsi, darsi valore o meno. In queste storie il valore femminile non è distribuito, lo spazio non è condiviso e il riconoscimento passa quasi sempre dallo sguardo esterno.

Questa serie nasce per rileggere le fiabe classiche non per rovinarle, ma per capire che cosa ci hanno insegnato senza dircelo. E perché alcune dinamiche tra donne — oggi, nella vita reale — ci sembrano così familiari.

Le fiabe come scuola invisibile delle relazioni femminili

Le fiabe insegnano molto prima delle parole.
Insegnano chi merita attenzione, chi deve aspettare, chi viene scelta e chi resta fuori. Insegnano che il valore è spesso scarso, che non c’è posto per tutte e che, quando una donna sale al centro della scena, un’altra deve necessariamente scendere.

Non lo fanno con cattiveria.
Lo fanno attraverso storie semplici, simboliche, ripetute.

Così impariamo che:

  • una donna alla volta può essere la protagonista
  • la bellezza è una moneta
  • il potere femminile è sospetto
  • la solidarietà tra donne è fragile o assente

Questi messaggi non restano nelle fiabe. Ci seguono.

Perché nelle fiabe le donne competono

La competizione femminile, così come viene raccontata nelle fiabe, non nasce da un difetto di carattere. Nasce da una struttura narrativa precisa: il valore femminile è limitato.

C’è una sola scelta possibile.
Una sola “più bella”.
Una sola salvata.
Una sola al centro.

In questo schema, l’altra donna non può essere un’alleata. Diventa una minaccia. E quando non esistono alternative narrative, l’invidia e la rivalità diventano inevitabili. Non è un caso che le fiabe siano piene di donne contrapposte e quasi prive di alleanze femminili sane e durature.

Principesse, regine e archetipi femminili

Le fiabe non raccontano donne complesse. Raccontano archetipi.
La giovane pura.
La donna potente.
La donna che invecchia.
La donna che tace.

Ogni figura ha un ruolo preciso e raramente può uscirne.

Le principesse vengono premiate quando sono gentili, silenziose, pazienti.
Le regine vengono punite quando sono autonome, decise, centrali.

Non perché siano “cattive”, ma perché non rientrano nel modello accettabile.

Dalle fiabe alla vita reale

Questi schemi non restano confinati nell’immaginario. Riemergono nei rapporti tra donne adulte: nelle famiglie, nei gruppi sociali, sul lavoro, nella maternità.

Riemergono quando:

  • una donna sente di dover dimostrare di valere più di un’altra
  • il successo altrui viene vissuto come una sottrazione
  • la solidarietà lascia spazio al confronto silenzioso

Non perché le donne non siano capaci di alleanza, ma perché siamo cresciute dentro storie che ci hanno insegnato a guardarci come rivali.

Lo scopo di questa serie

Questa serie non vuole dire che le fiabe siano “sbagliate”.
Vuole dire che sono figlie di un tempo, e che oggi possiamo rileggerle con uno sguardo più consapevole.

Ogni articolo parte da una fiaba diversa per esplorare una dinamica relazionale femminile:
la competizione, l’invidia, il confronto, il silenzio, la demonizzazione del potere.

Non per trovare colpe, ma per restituire contesto.

Le fiabe della serie

👑 Cenerentola

Quando nasce la competizione femminile
👉 La scena del ballo di Cenerentola: quando nasce l’invidia e la competizione femminile

🍎 Biancaneve

Quando una donna diventa la minaccia di un’altra
👉 Biancaneve e la Regina: la rivalità tra donne e la paura di essere sostituite

👑 La Regina cattiva

La donna che non ha alternative
👉 La Regina cattiva non nasce cattiva: quando una donna non ha alternative

(in arrivo: La Sirenetta – La Bella Addormentata)

Morale della favola

Non siamo cresciute sbagliate.
Siamo cresciute dentro storie che ci hanno insegnato chi poteva brillare e chi doveva farsi da parte.

Rileggere le fiabe oggi non significa distruggerle, ma riprenderci il diritto di guardarle con occhi nuovi.
E forse, nel farlo, creare finalmente storie in cui il valore non è una gara e lo spazio non è riservato a una sola donna alla volta.

Chi scrive
Valentina Desario è l’autrice di Stancamente Mamma e scrive di maternità e vita quotidiana con ironia, sincerità e spirito pratico

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