Sono diventata la madre del padre di nostro figlio, finché lui non mi ha detto di smetterla

1024 585 Stancamente Mamma

A cura della Dott.ssa Nunzia Martella, fondatrice dell’associazione Educare in Positivo

Ebbene sì è successo anche a me, sono diventata la madre del padre di nostro figlio! Cinque anni fa sono diventata mamma. Mentre vivevo l’emozione di quei momenti pensavo anche: “con più di 15 anni di esperienza nel campo educazione e supporto alle famiglie e ai loro bambini, vedrai che tutto sarà più semplice”.
Una laurea in psicologia, master e corsi di perfezionamento che ormai non contavo più…figuriamoci se con tutto questo bagaglio di conoscenze e di esperienze mi sarei trovata a fare “errori” da novellina.
Avevo l’illusione di restare fuori da certe dinamiche sia relative alla relazione che avrei avuto con il bambino, sia con mio marito.
La teoria c’era, tutto incastrava alla perfezione e così credevo sarebbe stato anche per la pratica.
Si certo, immaginavo che le dinamiche sarebbero cambiate, che le nostre vite avrebbero subito uno scossone, che io come donna avrei vissuto momenti difficili, che non sarebbe andato tutto sempre liscio, ma non immaginavo che la “nuova mente di madre” avrebbe preso il controllo sulla mia “vecchia mente” soprattutto rispetto a determinate situazioni.
Quando è nato nostro figlio sono diventata una leonessa, pronta a difendere e a proteggere il bambino da tutto e tutti. Ero stanca, avevo bisogno di delegare, di riposare, ma sentivo altrettanto forte la necessità di non abbassare la guardia, di mantenere il controllo. Mi fidavo solo di me, del mio istinto: solo io sapevo, solo io potevo, solo io ero in grado di “farlo bene”. Così, poco a poco, è successo di ritrovarmi a sbirciare le interazioni tra padre e figlio, a guardare con occhio clinico il cambio pannolino, a scannerizzare i gesti quando giocavano insieme, a pesare le parole, a mettere becco ovunque, a correggere ogni cosa.
Avevo orecchie ed occhi sempre sulla modalità segugio. Gli dicevo cosa fare, quando farlo e come farlo proprio come se mi trovassi davanti ad un bambino.
Sapevo che lui era il miglior padre che avrei potuto desiderare per nostro figlio, ero certa del suo amore per lui e che avrebbe fatto sempre del suo meglio per il suo benessere, per la sua salute, sicurezza e felicità.

Allora perchè non riuscivo a smettere di essere così invadente, maestrina, indelicata, interferente, interventista?


Certo non ero cosciente della mia trasformazione nella versione suocera/cognata/amica/moglie impicciona e pesantona, ero sicura che stavo accompagnando mio marito, aiutandolo e supportandolo in cose che a me venivano più naturali per istinto e per formazione. Non avevo visto quanto si sentisse giudicato, pressato e avvilito. Mentre lui era alla ricerca del suo spazio, del suo modo io imponevo il mio. Mentre lui imparava a conoscere nostro figlio e ad adattarsi alla sua nuova forma come padre io eri lì, come un’ ombra controllante ed esigente. Non avevo visto quanta fatica stesse facendo e quanto, con il mio comportamento, non stessi apprezzando e riconoscendo il suo valore.
Fino a quando un giorno, me lo ha gridato in faccia “LASCIAMI FARE”! In quel grido c’era “lasciami provare a modo mio, lasciami sbagliare, lascia che io conosca i miei limiti e i miei punti di forza, lasciami il privilegio di costruire una relazione esclusiva padre-figlio”

Il ruolo del papa e la sua importanza: perché non li lasciamo fare?


Allora e solo allora mi sono resa conto che avevo dimenticato tutto quello che avevo studiato, tutto quello che conoscevo e avevo applicato mille volte aiutando le altre famiglie. Ho pensato che quella ricerca di perfezione che tanto avevo predicato, per lavoro, essere impossibile e anche dannosa la stavo pretendendo in lui. Ma poi chi ero io per poter dire che il MIO modo era quello giusto?
Allora ho ricordato Winnicott e la sua “madre sufficientemente buona” qualità estendibile assolutamente alla figura paterna. Ho ricordato uno studio in cui emergeva chiaro e forte che “l’amore paterno e quello materno hanno due impronte digitali differenti”. Ho pensato a tutti gli studi sul ruolo del padre, non solo nella diade madre-bambino, ma come protagonista con un ruolo evolutivo specifico.

Sono diventata la madre del padre di nostro figlio, finché lui non mi ha detto di smetterla

Ho ricordato che le ricerche degli ultimi decenni hanno riconosciuto al ruolo dei “nuovi padri” un valore e un’importanza che va al di là dell’ assicurare il mantenimento e la sopravvivenza del figlio.
Per esempio, oggi sappiamo che:

●  nonostante le interazioni madre-bambino non siano equivalenti a quelle padre-bambino, i piccoli possono sviluppare uno stile di attaccamento sicuro tanto con la figura materna quanto quella paterna, questo legame trova solo modalità differenti di esplicitarsi.

●  il padre non solo funge da terzo nella diade madre-bambino, ma costituisce un elemento che contribuisce a dilatare la relazione, permettendo al bambino di sbocciare anche fuori da questo legame.

●  grazie alla sua funzione di rassicurazione nella scoperta progressiva del mondo, promuove nel bambino un sentimento di fiducia e di autonomia, elementi principali nella relazione di attaccamento sicuro tanto quanto offrire conforto e protezione.

●  nell’interazione di gioco, il padre, presenta modalità diverse da quelle della mamma, che di solito si concentra maggiormente sulla verbalizzazione. Lo stile è più attivo, legato alla fisicità e permette al bambino di avere fiducia nelle proprie capacità di affrontare il mondo e rendersi più autonomo, perché la capacità di un papà di rassicurare il bambino nell’affrontare il rischio gioca un ruolo fondamentale. Dunque esiste un’evidenza empirica che conferma quanto la madre e il padre costituiscano risorse differenziate per il bambino, sebbene entrambi rappresentino per lui fondamentali figure di attaccamento capaci di donare protezione, accoglienza, amore e fiducia. La madre propone al bambino la sicurezza tramite una relazione di tipo protettivo, mentre invece, il padre gli insegna a discernere e a familiarizzare con le difficoltà che provengono dal mondo esterno. Sembra poco rilevante che le modalità paterne, differenti dalle materne, non siano peggiori, ostacolanti o di poco valore? Vista così sembra ancora che il padre non possa fare bene e tanto quanto la mamma?
Vista così credo sia davvero più sano per la coppia e per la relazione con il bambino guardare alla diversità uomo-donna come arricchente e crearne una meravigliosa sintesi.

Bibliografia di riferimento


-Chimera, P. (2023). Attaccamento padre e figlio: l’importanza del ruolo del papà nella crescita.
-Confalonieri, L. (2024). Attaccamento sicuro nella diade padre-bambino: uno sguardo oltre la responsività paterna.
-Fiore, F., & Prati, M. (2012). Attaccamento: l’Importanza del Padre.
-Khaleque, A. & Rohner, R.P (2012). Transnational Relations Between Perceived Parental Acceptance and Personality Dispositions of Children and Adults: A Meta-Analytic Review Personality and Social Psychology Review 16(2) 103– 115
-Olsavsky Anna L., Berrigan Miranda N., Schoppe-Sullivan Sarah J., Brown Geoffrey L. & Kamp Dush Claire M. (2020) Paternal stimulation and father-infant attachment, Attachment & Human Development, 22:1, 15-26
-Winnicott Donald W., (1996) I bambini e le loro madri, Raffaello Cortina Editore

Machin A. (2025), Cosa sappiamo davvero sull’amore. UTET Editore

Ongari, B. (2006). La valutazione dell’attaccamento nella seconda infanzia. L’attachment story completion task: aspetti metodologici ed applicativi. Unicopli.

A cura di Nunzia Martella, Dottoressa in Psicologia e Fondatrice dell’associazione Educare in positivo. L’associazione Educare in Positivo nasce a Barcellona dall’idea di una mamma italiana e una spagnola, unite dal desiderio di creare uno spazio di sostegno per famiglie e caregiver.
Il proposito è guidare, supportare e aiutare durante il coraggioso viaggio verso un’educazione consapevole, amorevole e rispettosa.

Se vuoi unirti al nostro gruppo privato “Stancamente Mamma / La stanza segreta”… CLICCA QUI

… Perchè nasce Stancamente Mamma

8 commenti
  • Olivia
    RISPOSTA

    C’è grande bisogno di realtà, di leggere anche cose che a volte non si hanno coraggio di dire e se tutto questo è affiancato da una professionista preparata che cura la scelta di ogni parola, è un dono. Grazie!

    • Giulia
      RISPOSTA

      Molto toccante e vero, questo articolo che mi ha fatto tornare con la mente e con il cuore a 17 anni fa quando sono diventata mamma di Salvatore. Anch’io purtroppo ho avuto l’ atteggiamento descritto ma poi la figlia della mia comare, che per me è una sorella, con qualche piccola domanda mi ha messo un po’ in discussione…Con poche parole e tanta dolcezza ha fatto si che da sola riuscissi a capire. É stata dura per me ” lasciar fare” al papà di Salvatore, lasciarlo fare da solo senza il mio intervento ma di questo mio marito mi ha sempre ringraziato. Mi dice sempre che anche nel cambiare il pannolino o nel fare il bagnetto o semplicemente mettere il pigiamino lui ha creato il legame con Salvatore, un legame così forte che anche lo scossone dell’ adolescenza non è riuscito a rovinare. Grazie Nunzia per le tue parole, di oggi e di ieri, e spero che possano arrivare a più neomamme possibili!

  • Ester
    RISPOSTA

    Le tue parole mi hanno fatto riflettere profondamente. È incredibile come, quasi senza accorgercene, finiamo per assumerci un ruolo che non ci spetta, diventando madri anche dei nostri compagni. Hai dato voce a qualcosa che in tante vivono ma faticano a riconoscere o a dire. Grazie per aver condiviso questa parte cosí intima.

    • Valentina
      RISPOSTA

      Grazie Ester per il commento.
      Concordo, la Dott.ssa Martella ha messo in luce con generosità e professionalità un aspetto del nostro essere madri a cui probabilmente ci piace poco pensare o con il quale non amiamo fare i conti. A volte tendiamo senza accorgerci a salire sul pulpito, a vedere il nostro pensiero come l’unico e quello giusto, a mettere l’altro in condizione di dover giustificare ogni singola parola con quello che é anche figlio suo.
      E non solo non é “giusto” ma non è nemmeno educativo nei confronti del bambino stesso che non percepisce coerenza nella linea genitoriale, vedendo il padre sempre svalutato.
      Un tema sicuramente non facile, per certi versi scomodo, su cui non ci fa male riflettere.
      Un caro saluto,
      Valentina

      • Giulia
        RISPOSTA

        Molto toccante e vero, questo articolo che mi ha fatto tornare con la mente e con il cuore a 17 anni fa quando sono diventata mamma di Salvatore. Anch’io purtroppo ho avuto l’ atteggiamento descritto ma poi la figlia della mia comare, che per me è una sorella, con qualche piccola domanda mi ha messo un po’ in discussione…Con poche parole e tanta dolcezza ha fatto si che da sola riuscissi a capire. É stata dura per me ” lasciar fare” al papà di Salvatore, lasciarlo fare da solo senza il mio intervento ma di questo mio marito mi ha sempre ringraziato. Mi dice sempre che anche nel cambiare il pannolino o nel fare il bagnetto o semplicemente mettere il pigiamino lui ha creato il legame con Salvatore, un legame così forte che anche lo scossone dell’ adolescenza non è riuscito a rovinare. Grazie Nunzia per le tue parole, di oggi e di “ieri”, e spero che possano arrivare a più neomamme possibili!

  • Imma
    RISPOSTA

    Un bel articolo,che racconta una storia personale ma forse un emozione spesso condivisa da molte neomamme. Costruire una famiglia è un processo dinamico che ha bisogno di tanti momenti in cui ci si mette in discussione ed è bello ascoltare una storia che parla di ciò.
    Il ruolo del padre negli ultimi decenni è molto cambiato ed è ancora in fase evolutiva ed è importante che se ne parli sempre e sempre più spesso da diversi punti di vista.
    Grazie per questa testimonianza

  • Ilaria
    RISPOSTA

    Anche io mi rivedo nelle tue parole. Quando ho partorito mi sono trasformata in leonessa, ma a distanza di un anno sono felice di essere riuscita a cedere parzialmente il “controllo”, a favore della mia salute mentale.
    È ciò che purtroppo ci viene insegnato nell’ambito familiare: “la mamma pensa sempre a tutto”, è una credenza così ben radicata che è più difficile smantellarla che imparare cose nuove.
    Per fortuna ho un compagno che ha una vocazione innata come genitore è una pazienza infinita con me.
    Grazie per averci fatto riflettere con le tue parole.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti