Mio nonno non aveva mai letto il Metodo Montessori. Ma a modo suo era un po’ montessoriano anche lui

1024 683 Stancamente Mamma

Sono certa che mio nonno non avesse mai letto nulla del metodo Montessori. Sono altrettanto certa che non avesse nemmeno mai sentito parlare del metodo Steiner. Quando c’è stato bisogno, cinquantenne, vedovo e pieno di acciacchi, si è fatto avanti e si è curato ogni santo pomeriggio una bambina di 3 anni, la sottoscritta, fino alle medie. Non ne sapeva nulla di pedagogia. Quando era bel tempo andavamo al parco, quando era brutto mi ricordo che passava i pomeriggi a costruire barchette di carta che mettevamo nella vasca da bagno.

Passavo diverse ore a giocare con l’acqua sul lavandino su un vecchio sgabellino di vimini arancione sbiadito del mercato. Ed ecco la ‘learning tower’. Poi lavavo i piatti e le tazzine, rompendo ogni giorno qualcosa. Ed ecco la ‘Vita pratica’ montessoriana.

Quando qualche piatto finiva per terra esclamava: Compleanno’. Di compleanno in compleanno non aveva più bicchieri, però mi faceva ridere. Ed ecco il ‘rinforzo positivo’ al bambino.

Perché scrivo questo? Perché mi rendo sempre più conto che chi ama profondamente il bambino, sa entrarci in sintonia, oltre ad entrare nel suo cuore per sempre. Solo ora che sono mamma mi rendo conto, ed avrei tanta voglia di dirgli grazie per il tempo che mi ha dedicato, ma non c’è più.

Essere buoni educatori non significa saper fare cose speciali in modo speciale, ma essere capaci di ascoltare le emozioni nostre e dei nostri bambini

Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva

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