Quando sono tornata a casa dopo il parto mi avevano prescritto punture per dieci giorni. Veniva a farmele un’infermiera da poco in pensione.
Come sei pallida, mi diceva sorridendo, ma vedrai che ti ripendi. Io mi alzavo pochissimo e avevo dolore dappertutto.
Di lì a pochi giorni mio marito sarebbe tornato in ufficio. Ricordo ancora che avevo sempre freddo, che guardavo il bambino mentre dormiva e che ogni volta che accendevo un orsetto che mi avevano regalato con la musica di un carillon mi veniva da piangere. Non sapevo perché, ma era così. Aspettavo ogni giorno che arrivasse quella donna, che appoggiasse il suo cappotto rosso ancora gelido di freddo sul divano, che scherzasse un po’, che mi raccontasse qualcosa. E quando finiva, cercavo senza rendermene conto qualche escamotage per trattenerla. Posso offrirle un caffè? Suo figlio allora come sta? Si sieda due minuti.
Finché mio marito si rese conto prima di me e mi propose di chiederle se voleva stare qualche ora al giorno insieme a me, facevamo il bagnetto al bambino, gli medicava il cordone ombelicale, cose così. Per la maggior parte del tempo il bambino dormiva, lei si sedeva sulla sedia di fronte a me e parlavamo. Un giorno mi disse: ‘Valentina, ti sto rubando i soldi, il bambino dorme, sono qua seduta a far niente’.
“No invece non è così”. La realtà era una. Non volevo stare sola, avevo paura di tutto, mi sentivo inadeguata e imbranata. Cercavo un appoggio, una condivisione, una parola. Cercavo qualcuno che passasse il testimone, che mi racontasse come ci si sente. O meglio, che mi dicesse che andava bene anche sentirsi come me.
Mi bastava anche qualcuno con cui stare zitti insieme, alla peggio. Cercavo una donna che mi parlasse come una donna, non come a una bambina di otto anni.
Non una zia che ti liquida dicendo l’abbiamo fatto tutti o la solita stucchevole ironia del quando fai il secondo, ora ti manca la femmina. Come se i figli fossero figurine da collezione, spera che ti arrivi quella che manca.
Che poi cominciano con la manfrina del secondo quando non hai ancora ben capito che hai avuto il primo. Poi un giorno mi disse che non poteva venire più perché doveva badare ai suoi nipoti.
Non sono certa fosse vero, ma il primo giorno dopo le vacanze di Natale non citofonò. E io non la richiamai, perché avevo capito. Certo avrebbe anche potuto dirmelo di persona, ma non l’ha fatto.
Quello è stato il primo giorno in cui mi sono resa conto che dovevo fare da madre un po’ anche a me stessa da lì in poi, che dovevo imparare ad essere più dolce con le mie debolezze.
E con paura, totale inesperienza, imbranataggine, molta caparbietà, svariate paranoie, è iniziato il mio personale viaggio come mamma. Se ora ci ripenso, abbraccerei forte quella che ero e direi a chiunque di non lasciare sole le neo-mamme, a volte sono fragili e spesso hanno paura.
Ma non sanno come tantomeno a chi dirlo, perché non si può dire senza rischiare di sentirsi rispondere che hai un bambino bellissimo e sei fortunata. Ed è vero, ma in quel momento non serve a niente dirlo. E quando rispondono che va tutto bene, probabilmente non è così. Ma non sanno dire il perchè.
🔗 Per approfondire
👉 1. Depressione post parto: perché mostrarsi fragili non deve far paura — una pagina dedicata alla depressione post-parto con intervista a una psicologa che spiega sintomi, differenze con il baby blues e come affrontarla con consapevolezza. Depressione post parto su Stancamente Mamma (intervista alla psicologa)
👉 2. Vita da neo-mamma: quello che nessuno racconta — un articolo che parla di fatica emotiva e mentale dopo il parto, con riferimenti alla depressione post-parto come tema reale e umano. Vita da neo‑mamma: cosa significa davvero la fatica post‑parto
👉 3. Le difficoltà della maternità: hai voluto la bicicletta? — riflessioni sulla maternità, fatica e stigma legato alla richiesta di aiuto, con esempi diretti di depressione post-parto vissuta e riconosciuta solo in retrospettiva. Le difficoltà della maternità e il tema della depressione post‑parto
Chi scrive
Valentina Desario è l’autrice di Stancamente Mamma e scrive di maternità e vita quotidiana con ironia, sincerità e spirito pratico
Se vuoi unirti al nostro gruppo privato “Stancamente Mamma / La stanza segreta”… CLICCA QUI

Lascia una risposta