Per tanto tempo, quando mio figlio era piccolo, specialmente nella fase dei due anni e anche oltre, ho avuto la sensazione di sbagliare molto o comunque di sbagliare tanto. Un po’ perché non ero pronta ad assistere da un momento all’altro tutta quella sequela di opposizioni per tutto, un po’ perché da più parti mi si faceva notare quanto io fossi sempre a detta loro troppo morbida e il bambino troppo ‘furbo’.
Poi lo guardavo negli occhi, magari disperarsi per una cosa da poco e di furbo non vedevo proprio niente, mi sembrava semplicemente una piccola persona che stava cercando di farmi capire che era qualcosa di diverso da me. Ho provato ad arrabbiarmi qualche volta e non mi viene bene. C’ è una frase che dice prima di arrabbiarti con un bambino guardagli le mani. E quelle mani così piccole si fanno perdonare tutto.
Allora anche quando non potevo o non era il caso di fare quello che mi chiedeva o si aspettava da me, ho iniziato a dirgli questo non si può fare, ma ti capisco se ti dispiace. Ti capisco senza tanti discorsi che in quel momento non sarebbero mai arrivati per quello che erano.
A volte funzionava, molto spesso invece no e la sua frustrazione aveva la meglio sulle mie parole. Ma a pensarci bene non era fatto per funzionare, ma solo per fare capire che io non ero lì per giudicare un’emozione. Quello che i più prendevano per mollezza, io lo consideravo rispetto.
Quante volte mi sono sentita osservata in strada, da occhi che dicevano che cosa aspetta questa qui a dargli un urlata a rimettere al suo posto i capricci di un bambinetto di due anni.
Ma non esiste un consiglio giusto o sbagliato se chi te lo dà non sa dove vuoi arrivare, e io non volevo questo per me. So solo che a volte è facile fare quello che magari non si vuole solo per non passare da smidollati agli occhi degli altri, solo per non sentirsi incapaci. Poi gli anni sono passati, quelle prese di posizione hanno lasciato il posto a reazioni diverse e tante volte mi sono chiesta se e cosa rimanga a nostri figli del nostro modo di agire davanti alle loro frustrazioni quotidiane. Ieri una risposta l’ho avuta.
Gli avevo promesso la mattina che dopo la scuola l’avrei portato al luna park del parco, quello che per Carnevale allestiscono una volta l’anno. In pochi passi che ci separavano dal salire in macchina si è alzato un vento gelato.
Che freddo dico tra me e me aggiustandomi la sciarpa nel giaccone mentre frugavo nella borsa per cercare le chiavi. Mamma guarda che se fa freddo e non hai voglia di andare al parco io ti capisco. Lo dice sorridendo mentre maneggia la carta della merenda.
Io ti capisco, mi è rimbombato in testa a rallentatore e mi sono vista io con lui piccolo fare uno due tre passi indietro provando a non giudicare le sue emozioni o a dargli addosso.
Contenere la sua rabbia rimanendo il più possibile tranquilla non è mai stato facile. Perché prima della rabbia dei nostri figli abbiamo da gestire la nostra frustrazione nel non sentirci ascoltati, le nostre aspettative, la nostra legittima stanchezza nel ripetere milioni di volte le stesse cose. Non so se ho fatto bene o fatto male, so solo che questa sono io, nel mio modo di reagire. Non so essere diversa.
Non sono state parole al vento anche se molto spesso all’epoca la sensazione era quella.
L’amore è una faccenda segreta ed è giusto che ognuno trovi la sua strada per farlo arrivare. Non fatevi dire come dovete comportarvi con i vostri figli, nessuno li conosce meglio di voi.
Se vuoi unirti al nostro gruppo privato “Stancamente Mamma / La stanza segreta”… CLICCA QUI
