Mi rendo conto di aver probabilmente sempre trattato mio figlio come fosse un po’ più grande della sua età.
O meglio, ci ho sempre parlato tanto.
Prima al parco quello che lui ritiene un amico l’ha apostrofato in un modo che non si può accettare per un banalissimo diverbio e lui è venuto a raccontarmelo senza sapere nemmeno cosa dire.
Ovviamente mi è dispiaciuto che ci sia rimasto male, ma ho usato quest’episodio per dirgli delle cose che pensavo da tempo.
Intanto che un amico non è uno che sta con te fin quando non arriva quello che gli piace di più per poi scaricarti. Che un amico non ti risponde così. E non ti parla in quel modo per poi scusarsi e fare sempre lo stesso.
Molti altri gli avrebbero detto che son cose da bambini, che non fa niente, che non è come sembra, magari han ragione loro non lo so.
Ci sono un po’ due fazioni quando si parla di bambini, quelli che sono bambini ad oltranza che sono buoni ad oltranza che non sanno quello che fanno ad oltranza.
Ma io penso che all’alba dei nove anni invece sia l’ora di iniziare a imparare a interpretare la realtà.
Allora gli ho detto che si, che è proprio come sembra.
Quando qualcuno ti parla così non c’è dietrologia che tenga, è così e fine.
L’avessi imparato prima avrei probabilmente evitato tanti pali in fronte, tante amicizie sbagliate, tante situazioni dalle quali avrei dovuto scappare molto prima o meglio ancora non infilarmici ai primi segnali.
Ti senti un po’ in colpa quando provi a togliere le fette di salame dagli occhi di un figlio, però se penso alle persone che davvero mi hanno voluto e mi vogliono bene sono quelle che mi hanno aiutato a interpretare la realtà, e mi hanno insegnato che nessuno merita di essere la seconda scelta di nessuno.
Quello che a modo mio ho provato a fargli capire.
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