Diventare mamma significa anche saper dire:”Questo consiglio non fa per me”

1024 683 Stancamente Mamma

Sono una di quelle che i primi venti mesi non ha chiuso occhio. Sveglia all’1.30, di nuovo alle 4.30 e alle 7 definitivamente in piedi, in salotto.

Sono una di quelle che dopo qualche mese si è detta mettiamolo a dormire vicino, magari tiriamo non dico tanto, una mezz’oretta in più.

Sono anche una di quelle che si è sentita dire le solite frasi:’Non andrà mai più nel suo letto’ , ‘lo stai viziando’ e via dicendo.

Il mio problema, prima dei vizi, era che non avevo le forze di tirare sera dopo mesi e mesi di insonnia. E ormai anche quando potevo dormire un po’, non prendevo nemmeno più sonno.

Dentro di me sapevo che non era vero, sapevo ancor meglio che non stavo più in piedi quindi anche quei pochi minuti in più erano un’occasione da non perdere. Sapevo che se anche avesse preso questa abitudine con il tempo si sarebbe abituato al suo letto, cosa che si è verificata senza alcun problema.

Certi commenti minano l’autostima in modo sottile ma profondo, perché sottointendono che tu non sia in grado di prendere decisioni sensate, sottintendono che tu non sia abbastanza ‘forte’ da non scegliere la strada più comoda.

Diventare mamma è tra i cambiamenti più grandi dell’esistenza e ogni giorno, ogni scelta definisce sempre di più la strada che vogliamo prendere, le scelte che vogliamo compiere.

Ogni giorno riceviamo commenti sul nostro operato di mamma ma un certo punto, almeno dalla mia esperienza, dobbiamo capire come viverli e che cosa farne.

Possiamo continuare ad aspettarci qualcosa dagli altri, dalla mamma, dalla suocera, dall’amica, dalla persona incontrata per strada, sperando anche nella più piccola briciola di approvazione. Oppure, possiamo scegliere di crescere, quando crescere significa essere sempre meno figli e sempre più adulti che con gli altri adulti instaurano (e pretendono) rapporti paritari, che presuppongono rispetto.

Possiamo decidere di ascoltare e accogliere a braccia aperte ogni buon consiglio, con la libertà di rispondere: ‘Ottimo suggerimento, ma non fa per me’.

Possiamo decidere se continuare a lasciarci ferire da tutti quelli che credono di poter parlare per noi, o di conoscere un manuale buono per tutti i bambini, oppure aspettare che il vento si alzi e lasciare che la nave lasci il porto sicuro.

Il porto sicuro delle vite altrui, delle esperienze altrui, di tutto quello che ci propinano come ‘giusto’ ma che invece non ci somiglia.

Come ogni viaggio non mancheranno tensioni, scoramento e tempeste, ci sarà anche la nostalgia, di quel porto sicuro: ma il sapore della libertà e la luce folgorante dei tramonti in mare aperto, varranno le difficoltà e il rischio di perdere la rotta.

E un marinaio è solo quando è consapevole di poterlo affrontare anche da solo, il mare grosso, che sa che nessun mare sarà mai impossibile.

Mai più.

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