C’è un momento, spesso silenzioso, in cui una mamma smette di fidarsi di quello che sente. Non succede all’improvviso e non ha a che fare con una fragilità personale. Accade lentamente, per accumulo. Accade quando ciò che prova viene costantemente ridimensionato, normalizzato, corretto. Quando ogni emozione trova qualcuno pronto a spiegarle che sta esagerando, che “è normale”, che “passerà”, che “capita a tutte”.
All’inizio una madre si ascolta. Poi comincia a chiedersi se quello che sente sia legittimo. Infine, smette del tutto di considerarlo un’informazione affidabile.
Non è insicurezza: è adattamento
Quando una madre inizia a dubitare del proprio sentire, spesso viene letta come insicura, ansiosa, poco resiliente. In realtà, ciò che accade è molto diverso. Non si tratta di una difficoltà interna, ma di una risposta adattiva a un contesto che invalida.
Se ogni segnale viene minimizzato, il sistema emotivo impara a ridursi. Non per debolezza, ma per sopravvivenza. Fidarsi di sé diventa faticoso quando il mondo restituisce continuamente l’idea che quel sentire sia sbagliato, eccessivo, fuori luogo.
Una madre non smette di fidarsi di quello che sente perché non sa ascoltarsi. Smette perché ha imparato che ascoltarsi non serve.
Le frasi che erodono lentamente
La perdita di fiducia non nasce quasi mai da un grande evento. Nasce da frasi ripetute, spesso dette senza cattiveria. “Non è niente.” “È solo stanchezza.” “Vedrai che passa.” “Ce l’hanno fatta tutte.” “Devi solo organizzarti meglio.”
Sono frasi che sembrano rassicuranti, ma che nel tempo producono un effetto preciso: spostano l’attenzione dal vissuto alla sua correzione. Non aiutano a capire cosa sta succedendo, aiutano a smettere di farci caso.
Quando una madre prova qualcosa di difficile e riceve sempre una spiegazione che la ridimensiona, impara una lezione implicita: ciò che sente non è una bussola, è un ostacolo.
Quando il dubbio diventa abitudine
A un certo punto il dubbio non riguarda più la singola emozione, ma la capacità stessa di percepirsi. “Forse sono io che vedo tutto troppo pesante.” “Forse non dovrei sentirmi così.” “Forse sono io il problema.”
È qui che il racconto della maternità smette di essere raccontato bene. Perché il problema non è ciò che una madre prova, ma il fatto che venga spinta a metterlo costantemente in discussione.
La fiducia interna non si perde perché si è madri. Si perde quando essere madri significa non avere più diritto a un’esperienza complessa.
Il prezzo della sfiducia verso se stesse
Quando una madre non si fida più di quello che sente, smette anche di chiedere. Smette di nominare il disagio. Smette di cercare risposte. Non perché stia meglio, ma perché ha imparato che farlo non porta a nulla.
Questo è uno dei motivi per cui molte madri sembrano “reggere tutto”. Non perché siano forti, ma perché hanno smesso di considerare legittimo il proprio limite. La resistenza, in questi casi, non è salute. È silenzio.
E il silenzio, nel tempo, pesa.
Tornare ad ascoltarsi non è indulgere
Ricominciare a fidarsi di quello che si sente non significa amplificare tutto, né trasformare ogni fatica in un problema. Significa riconoscere che il sentire è un segnale, non un errore di sistema.
Una madre che si ascolta non è una madre fragile. È una madre che torna ad avere accesso alle informazioni che la riguardano. È una madre che smette di chiedersi continuamente se ciò che prova sia “giusto” e inizia a chiedersi cosa le sta dicendo.
Capire non significa patologizzare. Dare valore al sentire non significa rimanerne intrappolate. Significa, semplicemente, smettere di tradirsi per adattarsi a un racconto che non tiene conto della realtà.
Perché fidarsi di sé è un atto necessario
Una madre non ritrova fiducia in se stessa perché qualcuno glielo permette. La ritrova quando smette di cercare continue autorizzazioni esterne per provare ciò che prova.
Fidarsi di quello che si sente non risolve tutto. Ma restituisce una cosa fondamentale: orientamento. Senza, ogni scelta diventa confusa, ogni fatica indistinta, ogni emozione sospetta.
E forse il primo passo non è stare meglio, ma smettere di pensare che stare come si sta sia sbagliato.
Per approfondire
👉 Da “non è niente” a “arrangiati”
Cosa succede davvero alle mamme quando il sentire viene minimizzato
https://stancamentemamma.com/da-non-e-niente-a-arrangiati-cosa-succede-davvero-alle-mamme/
👉 Perché le donne sono spesso invidiose tra loro
Quando anche le relazioni contribuiscono a far dubitare di sé
https://stancamentemamma.com/perche-le-donne-sono-spesso-invidiose-tra-loro-psicologia-maternita-e-verita-scomode/
Chi scrive
Valentina Desario è l’autrice di Stancamente Mamma e scrive di maternità e vita quotidiana con ironia, sincerità e spirito pratico
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