Mi rendo conto di come le situazioni cambino molto a seconda della distanza e soprattutto dalla prospettiva da cui le guardi.
Ieri eravamo fuori a pranzo, seduti, tutti, dopo diversi anni a fare lo slalom tra i tavoli, tranquilli, a scegliere che cosa ordinare dal menù. A parlare della settimana trascorsa, di un invito di un amico da confermare, dei posti che ci piacerebbe vedere.
Entra una coppia con un bambino che non avrà avuto più di sei mesi, lo tirano fuori dal passeggino e già subito nello sfilargli il maglione inizia a piangere. Si guardano attorno entrambi con l’aria di chi chiede scusa senza che effettivamente nessuno glielo abbia chiesto. Gli sorridiamo dal nostro tavolo come per dire non ci son problemi state tranquilli, ma tranquilli non lo sono. Il bambino si agita, uno dei due si alza, l’altro si spazientisce, il passeggino è tra due tavoli e non si riesce a passare, il cameriere chiede di lasciare libero il passaggio, nel frattempo cadono diverse cose.
Il maglione il menù e due posate.
Ci guardiamo pensando alla stessa cosa, e rivedendo noi. Trafelati, con la sensazione di non aver portato tutto, impacciati, stressati.
Noi che abbiamo cercato per anni di capire: ‘Magari è stanco e dovevamo uscire dopo o prima’ quando la risposta che ci sembrava la migliore era sempre il contrario della decisione appena presa.
La risposta giusta invece l’abbiamo avuta ieri, non c’è nessun segreto da imparare, nessun trucco, nessuna soluzione.
Per quanto organizzato tu possa essere con i bambini soprattutto così piccoli il margine di imprevedibilità supera di gran lunga ogni previsione.
Non resta allora che sedersi, smettere di scusarsi più o meno apertamente con il mondo, provare a godersi il pranzo, anche se è mezzo freddo e anche la situazione per quel che si può. Io per esempio questo l’ho capito un po’ tardi.
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