Perché non si lascia piangere un bambino? Perché non si lascia piangere nessuno a cui si vuole bene

1024 683 Stancamente Mamma

Quando mio figlio era nato da poco hanno ruotato attorno a me una serie di figure femminili, sparite poi nel tempo e tutte avevano

Alcune facevano parte della famiglia, altre mi supportavano in casa o nella cura della mia ferita post cesareo o del bambino. Avere attorno delle donne in quel momento mi dava la sicurezza di cui avevo bisogno.

Ho capito solo molto dopo che quella sicurezza era forse solo nella mia testa, certamente non nei messaggi più o meno subliminali che mi mandavano. In realtà erano pieni di giudizi e di consigli non richiesti, che puntualmente non tenevano conto della mia opinione praticamente su nessun argomento.

Da quando il bambino aveva più o meno una settimana ho sentito ripetere di non dargli il vizio di stare in braccio. Come se un neonato che non sa nemmeno dove è possa ‘fare il furbo’. Finiva il biberon e crollava mentre dormiva tra le mie braccia; spesso lo cullavo, gli accarezzavo la testa, lo osservavo per ore. Era un momento tra di noi e certamente non davamo fastidio a nessuno. Eppure c’è sempre qualcuno che ti invita a separartene, a metterlo nel suo lettino, a interrompere quel dialogo, quella magia.

Con il senno di poi dopo cinque anni, ora che il mio bambino corre e salta tutto il giorno e certamente non dorme più in braccio a me sono felice di essermelo goduto, perché il tempo non torna indietro e non sarà così piccolo due volte.

Stancamente Mamma.
Perché non si lasciano piangere i bambini

Quando si lascia piangere un bambino? Mai, se piange ha i suoi motivi

Poi è arrivato il turno dei risvegli notturni e del “lascialo piangere“, “non metterlo nel letto perché poi non lo togli più”.Tra le migliori c’è sempre ‘ricordati che sei una donna, prendi ed esci’. A dieci giorni dal parto non sapevo più nemmeno come mi chiamavo, ricordarmi di essere donna era probabilmente l’ultimo dei miei pensieri.

Il ritornello è sempre quello: quello che stai facendo e come lo stai facendo non va bene, oppure, il bambino piange ma non nel senso in cui lo interpreti tu, piange perché i bambini piangono e quindi smetterà.

E tu non farla sempre così lunga. Inutile dire che nonostante avessi esperienza pari a zero, forse ho sbagliato a chiudere qualche pannolino, sicuramente ero inesperta per molti aspetti, ma certamente ho sempre preso in braccio e consolato mio figlio ogni volta che lo ritenevo giusto e di questo non mi pentirò mai. Non ci vuole una grande esperienza per capire che se una persona si dispera o è turbata, a maggior ragione se è piccola, non sa spiegarsi e non è in grado di provvedere autonomamente ai suoi bisogni, non può e non deve essere ignorata per nessun motivo.

Perché non si lascia piangere un bambino: perché chi piange ha bisogno di aiuto e va ascoltato, a qualsiasi età

Mi domando se tutte le persone che invitano a lasciare piangere o peggio disperare i bambini sarebbero felici se questo venisse fatto con loro, se quando si sentono sole, impaurite o hanno semplicemente voglia di un abbraccio starebbero bene al solo sapere che chi è attorno a loro ignora di proposito il loro malessere, se mostrasse insofferenza. O peggio se le invitasse ad arrangiarsi, a smettere di pesare sul prossimo. Da adulti nella vita scappiamo a gambe levate quando riceviamo trattamenti del genere, e sicuramente ci feriscono molto. Per quale motivo per un bambino dovrebbe essere diverso?

I bambini non smettono di piangere perché “erano solo capricci” come a molti piace dire, sminuendo un’altra volta le loro emozioni. I bambini non ascoltati smettono di piangere semplicemente perché si rassegnano, come succede a noi adulti quando ci rendiamo conto le nostre azioni e la nostra volontà non hanno alcun impatto sulla realtà che ci circonda: quando diventi consapevole che nessuno corre in tuo aiuto a un certo punto quell’aiuto smetti anche di chiederlo. Ma tutto questo però ha un prezzo, quello della rassegnazione. E la rassegnazione nella vita, la consapevolezza che come ti senti non sia realmente importante per gli altri, è in una parola la strada verso l’infelicità.

 

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