Perché non sappiamo ascoltare i nostri figli

1024 643 Stancamente Mamma

Come ho raccontato tante volte, passo un paio di pomeriggi a settimana tra le attività sportive di mio figlio. E non sopporto più gli adulti. Forse non dovrei dirlo, ma è così.

Oggi mi si avvicina una persona dicendomi questo furbo, ovvero il bambino di otto anni che stava accompagnando, questo furbo oggi non voleva venire. Questo furbo settimana scorsa si è inventato anche il mal di pancia per non venire qui. Beh ho pensato tra me e me forse a questo furbo non piace venire qui, no?

Nessuno l’ha considerata questa ipotesi. E poi ho detto ma mi domando, noi adulti, si proprio noi che casomai non facciamo nemmeno un metro a piedi nelle nostre giornate, noi che magari non abbiamo mai fatto mezzo sport in vita nostra senza risultare incostanti o penosi, noi che abbiamo zero sopportazione della fatica fisica, noi, che magari ci iscriviamo in palestra per non andarci mai, noi dopo una giornata di lavoro, come è la scuola per i bambini, abbiamo sempre voglia di prendere e farci il mazzo da qualche parte? C’è chi inneggia gli indubbi benefici del nuoto, chi ride dell’acqua fredda o della stanchezza e non ha mai messo un piede in acqua oltre le caviglie.

Se abbiamo mal di testa, mal di pancia, le paturnie esistenziali, qualcuno ci prende letteralmente a calci nel sedere per andare in piscina/palestra/violino/origami/arrampicata/pittura e chi più ne ha più ne metta? Oppure ci mettiamo sul divano rivendicando il sacrosanto diritto di riposarci? Per i bambini questo non vale.

Non possono aver voglia un giorno di fare una cosa diversa, essere stanchi, avere avuto una brutta giornata o semplicemente preferire altro o preferire niente, senza essere etichettati in qualche maniera. Non esiste la sfumatura, non esiste mi piace una cosa ma posso anche non averne voglia. Posso anche dire oggi no. C’è anche il niente di tanto in tanto.

Qualsiasi attività, impegno e quant’altro dovrebbe essere inserito in un contesto d’amore con il genitore, un contesto in cui il bambino ha il diritto di dire no, un contesto in cui la sua opinione conti qualcosa, visto che tutto sommato parliamo di attività extra che dovrebbero risultare piacevoli. E che lo riguardano per nove mesi l’anno se tutto va bene. Anche a me piace nuotare, ma se sapessi a priori che per tutta la durata del corso non avrò mai diritto a dire che non voglio andarci, ho la netta sensazione che inizierebbe prima a piacermi meno, e poi a farmi letteralmente schifo. Come tutto ciò che viene imposto senza alcuna possibilità di replica.

Non sono furbi se inscenano un mal di pancia, sono solo disperati: è uno degli escamotage più collaudati per sfuggire alla nostra ottusità. Visto che non mi ascolti, fingerò e fingerò di essere impossibilitato da cause che non dipendono da me.

Così non mi sorbisco anche la paternale.

Perché quando hai a che fare con uno che non ti ascolta, ed è la persona che dovrebbe più capirti al mondo, la sincerità non paga, per salvarti puoi solo provare a mentire.

Ma di là dello sport o di qualsisia situazione contingente, la vera domanda è: che rapporto è un rapporto dove non posso mai essere me stesso? Ma come, non è stato detto e scritto da tutte le parti che i rapporti che funzionano sono quelli in cui sei libero di esprimerti senza sentirti continuamente il dito puntato addosso?

Perché ci viene così difficile farlo coi bambini, perché é cosi difficile ascoltare i nostri figli? Tutte le prevaricazioni che non sopportiamo nella nostra vita di adulti, si trasformano in normale amministrazione quando si parla di bambini.

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