“Non scuoterlo!”: è l’appello e la campagna lanciata da Terre del Hommes, con Simeup (Società italiana di medicina di emergenza pediatrica) e il sostegno di Anpa, Fimp e Rete ospedaliera contro il maltrattamento infantile, per sensibilizzare sulla “Shaken baby syindrome”, che in un caso su 4 porta il neonato al coma, o alla morte. Lo rileva la “Prima indagine sui casi di bambini e bambine vittime di Shaken Baby Syndrome in Italia”, realizzata dalla Fondazione Terre des Hommes con la Rete ospedaliera per la prevenzione del maltrattamento all’infanzia.
La Shaken Baby Syndrome, una forma di trauma cerebrale che può avvenire nei neonati se scossi violentemente, può portare al coma o alla morte in 1 caso su 4. I più colpiti sono i bambini tra le 2 settimane e i 6 mesi di vita, periodo di massima intensità del pianto del lattante, evento che può portare il genitore o chi si prende cura del bambino a operare manovre consolatorie maldestre, come lo scuotimento.
“Spesso i genitori, o chi si trova a dover gestire un neonato, non conoscono i rischi a cui può portare scuotere il proprio bambino – spiega Federica Giannotta, responsabile Advocacy e Programmi Italia di Terre des Hommes -. Talvolta, estenuati da un pianto che nei primi mesi di vita può apparire inconsolabile, rischiano di incorrere in comportamenti scorretti, che possono rivelarsi molto pericolosi. Per questo è fondamentale diffondere la conoscenza del fenomeno”.
Ma perché si scuote? Perché stress, solitudine e fatica prendono il sopravvento. Chiedete aiuto quando non ce la fate più
Il pianto del neonato attiva nel caregiver un senso di disorientamento e frustrazione e una insostenibile percezione di inadeguatezza rispetto alla capacità di risoluzione del problema, che alimentano via via un senso di ansia, vergogna, finanche vera e propria rabbia, per l’impossibilità di mettere fine a un evento, di fatto, non più sopportabile.
La Shaken Baby Syndrome, per sua stessa natura e caratteristiche, non conosce barriere di tipo sociale, economico o culturale.

È una forma di violenza che interessa soprattutto i neonati quale che sia la loro condizione di vita o contesto di crescita, perché legata a un’azione del caregiver e non a una condizione oggettiva per sua natura prevedibile.
Sulla base della letteratura scientifica, tuttavia, vengono individuati alcuni fattori di rischio più frequentemente presenti nei casi di scuotimento.
Essi sono, solo per citarne alcuni:
- Utilizzo di alcol o sostanze stupefacenti nel nucleo familiare
- Giovane età genitori
- Violenza domestica
- Nucleo monoparentale
- Depressione post partum
- Scarsa spaziatura tra le nascite
- Neonato pretermine
- Neonato con patologie alla nascita
Dal punto di vista del soggetto che più frequentemente agisce la violenza sul bambino, sulla base della letteratura, ricorrono maggiormente queste figure:
- Padre biologico, compagno della madre, madre
- Babysitter
- Nonni
- Altri parenti
Il pianto é il linguaggio usato dal neonato per richiamare l’attenzione dei genitori sui propri bisogni primari e secondari
È dunque compito dei genitori imparare ad ascoltare e comprendere correttamente tale linguaggio, sviluppando la capacità di decodificare le diverse forme di pianto per
saper rispondere al bisogno così espresso, nel modo più opportuno (nutrimento, protezione, conforto, ecc.). Ma ciò non è sempre così immediato e lineare, poiché diversi fattori
possono interferire ostacolando la messa in atto di tali risposte.
Tra questi fattori di stress nel caregiver è possibile rilevare: disturbi mentali (depressione in primis), abuso di alcol o droghe, disoccupazione, precedenti episodi di violenza in ambito familiare, condizioni socioeconomiche problematiche, stanchezza fisica, solitudine e senso di frustrazione derivante dall’incapacità di
calmare il bambino.
Le credenze genitoriali, in particolare, sono un tema molto importante, poiché su di esse vi è margine di intervento attraverso azioni di prevenzione che puntino a ridefinire le aspettative rispetto al neonato. Esse si possono creare anche come conseguenza di azioni che vengono ritenute efficaci, infatti nei casi non mortali di Shaken Baby Syndrome, si crea un circolo vizioso sulla base di azioni erroneamente ritenute efficaci, come quando lo scuotimento rafforza un ciclo di feedback positivi in cui il caregiver è portato a reiterare
il comportamento violento mosso dall’apparente benessere riacquistato dal bambino e dalla riduzione del suo personale stress.
Un bambino che è scosso in genere smette di piangere a causa di una lesione cerebrale simile a una commozione cerebrale, mentre uno schiaffo, un colpo o un lancio contro un oggetto duro ne provoca un aumento del pianto. Quindi la falsa credenza potrebbe promuovere episodi ricorrenti di scuotimento nel tempo.
Se vi sentite stanche, sopraffatte, se non riuscite più a gestire tutto, chiedete aiuto. E se in famiglia nessuno vi prende sul serio, andate a bussare alle porte dei consultori ma non state soli. Perché ci sono errori che non possiamo commettere, ed errori che non si possono riparare. Questo é uno di quelli.
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