I nonni non sono babysitter, i figli non saranno badanti. E fu così che alla fine non eravamo più niente

1024 651 Stancamente Mamma

Ogni giorno ho il piacere di confrontarmi con tantissime mamme. E ne sono contenta, perché quando ho aperto Stancamente Mamma cercavo esattamente questo, volevo confrontarmi con qualcuno nella mia situazione. Uscivo con altre mamme, ma su alcuni temi e faccio sempre un po’ fatica a capirne il motivo, c’era un’omertà assoluta. Questo posto mi ha dato la possibilità di ascoltare altre storie, altre vite, altre emozioni, altri casini, altri modi vedere la vita. In questi racconti trovo dei denominatori comuni, elementi che come un filo rosso li accomunano molto. Uno di questi, lo dico con dispiacere e altrettanta amarezza, é la solitudine.

La società é cambiata, una delle ostetriche con cui avevo parlato un giorno mi disse “Guai a lasciare i neo-genitori soli”. Invece i genitori soli lo sono molto spesso. Lo sono le madri che tornano a casa dall’ospedale e dopo una settimana si ritrovano giornate intere nel vuoto totale, lo sono i padri, che probabilmente vorrebbero anche dire la loro e non sanno con chi farlo, lo sono le famiglie in generale. Il famoso, decantato, trito e ritrito villaggio che si creava attorno alle famiglie, che le sosteneva, che era uno scudo contro le incertezze della vita si è lentamente dissolto, svanito come neve al sole. In molti casi di quel villaggio non rimane nemmeno più l’ombra.

Ora teniamo alta la bandiera dell’autonomia. L’autonomia intendiamoci bene, é una sensazione bellissima, é una conquista, é l’affermazione di sé. Ma quella in cui ci si trova molto spesso non é una felice condizione di autonomia e di autodeterminazione, é totale abbandono e disinteresse, che sono purtroppo ben altra storia, una storia raramente a lieto fine.

Ci siamo talmente tanto abituati alle porte in faccia, all’ostentazione crudele del disinteresse “Li hai fatti, che cosa credevi?“, che ripetiamo in coro frasi in parte anche vere, di cui ci stiamo auto convincendo forse per sopravvivere, oggettivamente vere, ma dai risvolti preoccupanti: “I figli sono i tuoi e nessuno ti deve niente“. Ecco questa forse é quella che riassume tutto ciò che mi fa paura. Credo che semplicemente della generazione dei nostri nonni nessuno si sognasse di ragionare in questi termini.

Vero, i figli sono innegabilmente volontà e responsabilità di chi li ha messi al mondo, nessuno credo sarebbe così sciocco da negare un tale ovvio dato di fatto. Ma da quando si mettono al mondo, a quando sono sufficientemente autonomi per andarci da soli nel mondo, passano molti anni. E in quegli anni, mutano anche le situazioni di partenza. Ci possono essere momenti di difficoltà, problemi lavorativi, acciacchi, questioni di ogni genere. Avere desiderato un figlio e prendersene cura non esula dal poter avere bisogno di aiuto: sono questioni evidentemente molto diverse.

I nonni non sono babysitter, i figli non saranno badanti. E fu così che alla fine non eravamo più niente

Ed è anche vero che i genitori sono i genitori, ma é altrettanto vero che tutte le figure di parentela attorno ai bambini, nonni, zii e altro, non hanno solo diritti, avrebbero anche doveri morali, ma il termine dovere non piace più a nessuno, preferiamo sentir parlare esclusivamente di ciò di cui abbiamo diritto, ci suona molto meglio.

Ci consoliamo con la retorica del “ce l’ho fatta da sola, faccio a meno di tutti“, ma sono consolazioni molto amare: la solitudine, prerogativa della società postmoderna, è assolutamente destabilizzante, insieme alla paura di non riuscire a costruire legami affettivi solidi, di valore.

In teoria é vero, un genitore ha esaurito i suoi doveri quando il figlio cresce ed é autonomo, ma questo però non ha nulla a che vedere con l’amore, con la presenza, con lo stare vicino. Possiamo allora affermare che un figlio non abbia doveri nei confronti di un genitore magari rimasto solo? Che società è? Che fine hanno fatto i legami?

Ho sempre pensato alla famiglia come a persone che a ruota accudivano e a ruota venivano accudite, a seconda semplicemente di chi ha bisogno, in teoria e forse anche in pratica, quando si ama funziona così. Ma credo che se parlare d’amore sia diventato un concetto dolorosamente anacronistico si potrebbe almeno riprovare a parlare di senso di comunità, di bene comune. A pensare di poter fare qualcosa anche senza un mero tornaconto, semplicemente per essere utili al prossimo.

Ogni giorno ricevo messaggi pieni di scoramento, di delusione e di dolore. Non é come credete, i genitori non hanno bisogno di qualcuno che si sostituisca a loro, e nemmeno lo vogliono. Hanno bisogno ogni tanto di poter semplicemente dire che é dura, senza sentirsi ripetere che nella buona e nella cattiva sorte avranno una sola certezza: arrangiarsi da soli: “Il male si rivela oggi soprattutto nella mancanza di reazione alle sofferenze altrui, nel rifiuto di capire gli altri, nell’insensibilità di distogliere di occhi da uno sguardo che ci fissa in silenzio” (Z.Baumann, L.Donskis” Cecità Morale). Il male oggi é continuare a girarsi dall’altra parte, dicendo che in fondo, é quello che ti meriti.

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