Ho assistito a una lezione di danza e ho capito perché i genitori li lasciano fuori

1024 662 Stancamente Mamma

Uno dei corsi pomeridiani che frequentiamo non ha vetri e non c’è modo di vedere cosa succede dentro. Si chiude la porta e inizia la lezione, alla vecchia maniera: bambini e maestra dentro, adulti fuori.Ieri ho capito il perché. Una volta all’anno permettono a genitori e nonni di assistere alla lezione e dopo pochi minuti era già tutto chiaro. Dalle sedie iniziavano le smorfie, i gesti con le mani, le correzioni a distanza. “Gira quel braccio”, “stai fermo”, “non fare così”. Come se fosse impossibile lasciare che per un’ora il bambino seguisse qualcuno che non fossimo noi.Poi sono arrivati i telefoni.

Foto, video, altre foto, altri video. Qualche scatto per ricordo è normale, ma dopo un po’ diventava quasi fastidioso. La maestra parlava e si sentiva continuamente il rumore delle fotografie. Mi sono immaginata al loro posto: mentre provo a imparare qualcosa, con qualcuno che mi osserva, mi fotografa e mi riprende in continuazione. Solo a pensarci mi verrebbe l’ansia. A un certo punto un genitore è intervenuto ad alta voce dicendo a un bambino di dieci anni: “Vedi che sei il solito asino“. Il bambino è diventato color melanzana dalla vergogna. E lì ho pensato che fanno benissimo a chiudere quella porta.

Non perché ci sia qualcosa da nascondere, ma perché troppo spesso siamo noi adulti a non sapere stare al nostro posto. Interferiamo continuamente, correggiamo cose che nemmeno sappiamo come andrebbero fatte, ci sostituiamo all’insegnante, commentiamo ogni movimento e trasformiamo un momento di apprendimento in una specie di esame pubblico.

Fanno bene a chiudere la porta. Una volta all’anno è già fin troppo. Perché gli asini non sono i bambini. Gli asini siamo noi, quando non riusciamo nemmeno a guardare senza emettere sentenze.

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Chi scrive
Valentina Desario è l’autrice di Stancamente Mamma e scrive di maternità e vita quotidiana con ironia, sincerità e spirito pratico

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