Giovani di talento: da Palermo all’ Accademia di Ballo del Teatro alla Scala. La storia di Federica Bona tra passione e sfide quotidiane

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L’altra sera prima di dormire perdevo un po’ di tempo su Instagram senza trovare nulla di particolarmente interessante, finché per puro caso mi sono imbattuta in qualcosa di completamente diverso, che immediatamente ha attirato la mia attenzione.

Un video della vita quotidiana di una ballerina italiana che oggi vive a lavora a Praga, presso il Balletto Nazionale Ceco. Lei é Federica Bona, e la sua storia é ben più della storia di una bambina con una grande passione per la danza, ma é una storia come tutte le storie vere, fatta d’amore, di dedizione, di cadute e qualche momento di sconforto, di grande talento e volontà, quella volontà che l’ha spinta da Palermo a studiare e diplomarsi all’Accademia di Ballo del Teatro alla Scala e contemporaneamente a studiare al liceo classico, quella che la porta ogni giorno da tanti anni in sala prove e sul palcoscenico.

Dai video di Federica, dai suoi racconti, brilla un qualcosa di raro, che ho percepito chiaramente, e ne emerge il racconto di una ragazza centrata, che nella vita ha puntato tutto sul “fare”, qualità sempre più rara, che sull’apparire. 

Una professionista che generosamente mostra il lato umano, la vulnerabilità e qualche volta le fatiche, che capitano a tutti noi, e non solo tutù immacolati, e teatri da favola: la vita, vera. E quindi, colpita da questo talento nel lavoro, e dalla sua autenticità come persona, le ho chiesto se le faceva piacere essere intervistata, per raccontare di più sulla sua vita e sulla grande passione per la danza.

1) Federica, intanto grazie ancora per questa intervista. Sono certa che il tuo racconto possa essere di grande ispirazione anche per noi genitori. Ti va di raccontare un po’ della tua lunga strada? Da quando hai scoperto questa passione per la danza?

Grazie a te Valentina per avermi dato l’opportunità di presentarmi ai tuoi lettori e di condividere la mia storia. La mia passione per la danza è nata per caso. Quando avevo cinque anni, mia mamma ha deciso di iscrivermi a un corso di danza classica per bambini nella scuola vicino casa, affinché svolgessi un’attività fisica al pomeriggio e facessi nuove amicizie. Nel primo capitolo del mio romanzo autobiografico “La bambina che amava danzare“, pubblicato dalla casa editrice Scatole Parlanti a luglio 2025, ( https://amzn.eu/d/gpgEfFe ) racconto così il mio primo incontro con la danza: Nell’istante in cui i miei piedi incontrarono per la prima volta il parquet logorato da salti, scarpe da punta e pirouettes, le mie mani sfiorarono la sbarra di legno fissata al muro, e sperimentai la perfetta unione tra musica e movimento, fu amore a prima vista. Da quella sala non uscii più
Così è iniziato il mio percorso da ballerina: un percorso impervio ma estremamente soddisfacente, grazie al quale oggi vivo la vita che ho sempre sognato.

2) Come hai vissuto il trasferimento a Milano e gli anni all’Accademia della Scala?

Trasferirmi in una città che non conoscevo senza i miei genitori e a soli quindici anni è stato davvero difficile per me. Ho avuto la fortuna di avere al mio fianco la mia migliore amica Anita, con la quale ho condiviso il mio primo anno a Milano; ma la distanza dalla mia famiglia mi è pesata tanto, soprattutto durante i primi mesi. Sono figlia unica e sono legatissima ai miei genitori: lasciarmi andare è stato difficile anche per loro. Eppure, mi hanno permesso di partire perché sapevano quanto fosse grande il mio sogno e perché non mi avrebbero mai tarpato le ali. Ho studiato alla Scuola di Ballo dell’Accademia del Teatro alla Scala per tre anni: dal sesto corso fino al diploma. Sono stati anni meravigliosi, anni di crescita, ricchi di sfide e soddisfazioni. Mi hanno formata sia come ballerina sia, soprattutto, come persona. Mi hanno reso una ragazza matura e indipendente, determinata e pronta ad affrontare qualsiasi ostacolo.

Federica Bona, ballerina

3) Come é la routine in Accademia? Sono tanti i ragazzi che provano e poi lasciano?

Studiare all‘Accademia della Scala è il sogno di tutti gli studenti di danza italiani. Ogni anno centinaia di allievi tentano di accedervi, ma solo pochi superano le audizioni. La Scuola di Ballo scaligera ha forgiato talenti come Carla Fracci e Roberto Bolle, e si distingue nel panorama internazionale per la qualità del percorso formativo e per il livello eccellente degli allievi diplomati. La routine è fitta di lezioni: tecnica di danza classica, tecnica di punte, danza contemporanea, passo a due, storia della danza, repertorio classico. Alla fine di ogni anno scolastico, si deve superare un esame finale per accedere all’anno successivo e, purtroppo, non tutti ce la fanno.

Per gli allievi dal sesto corso in poi, le lezioni di danza sono al mattino, dal lunedì al sabato. Al pomeriggio, si va al liceo coreutico. Io ho scelto però un percorso di studi alternativo: dal momento che avevo già frequentato i primi due anni di liceo classico al Liceo Umberto I di Palermo, ho deciso di continuare il mio percorso e di studiare da privatista, dando gli esami alla fine di ogni anno presso il Liceo Classico Statale Emanuela Setti Carraro dalla Chiesa. Ero l’unica del mio corso in Accademia ad aver fatto questa scelta e il carico di studi del liceo classico era decisamente più pesante rispetto al coreutico. Di conseguenza, la mia routine era diversa dagli altri, perché al termine delle lezioni di danza mi recavo in convitto e studiavo in modo autonomo. 

4) Quanto conta l’appoggio della famiglia in un percorso di vita come il tuo?

Senza il supporto dei miei genitori non sarei mai riuscita a realizzare il mio sogno. Loro hanno sempre creduto in me, anche quando io dubitavo delle mie capacità. Mi hanno sempre aiutata e supportata in ogni mia decisione, senza mai mettere in dubbio il mio valore. Fin da quando ero bambina, mi hanno fatta sentire speciale e mi hanno insegnato i valori del rispetto, della costanza, della dedizione. Non riesco a immaginare come avrei affrontato il mio percorso di vita senza di loro, soprattutto durante gli anni in Accademia. Conosco molti ragazzi che sognano di diventare ballerini professionisti ma che non ricevono lo stesso tipo di sostegno da parte della loro famiglia. Purtroppo, il mondo della danza è arduo e instabile, e non mi sento nemmeno di biasimare quei genitori che preferiscono indirizzare i loro figli verso un futuro più sicuro e prevedibile. Eppure, ritengo che sia possibile studiare danza a livello professionale e, parallelamente, portare a termine i propri studi al liceo. Bisogna impegnarsi tanto, rinunciare a uscite con gli amici e a un’adolescenza “normale”, ma se si ha la passione allora nulla è impossibile. Io mi sono persino laureata un paio di anni fa, quando già lavoravo nel corpo di ballo di Praga, proprio perché non ho mai messo lo studio in un secondo piano e perché so quanto sia breve e imprevedibile la carriera di un ballerino.

Federica Bona, ballerina

5) Ho sentito in uno dei tuoi video che ti è capitato di pensare di lasciare la danza. Quando è successo e come hai deciso di non farlo?

Il lavoro di un ballerino professionista è usurante, sia fisicamente sia mentalmente. Purtroppo, nel corso della mia carriera ho attraversato dei momenti bui in cui ho pensato di lasciare la danza, ma poi per fortuna sono riuscita a uscirne e a trovare un nuovo equilibrio. Spesso la mia famiglia mi manca tanto e vorrei lasciare tutto per tornare da loro. Vivo lontana da casa già da dieci anni ormai, e più gli anni passano più lo scorrere del tempo diventa pesante. Ho sempre paura che qualcosa possa succedere a qualcuno di loro mentre io sono lontana, e a volte mi preoccupa il pensiero che il tempo che trascorriamo lontani non potrà più tornare indietro.

Poi però mi rendo conto che anche se facessi un lavoro diverso probabilmente non vivrei a Palermo a casa con i miei genitori, dato che, purtroppo, la Sicilia non offre molto dal punto di vista lavorativo né come qualità di vita. I miei genitori vengono a trovarmi spesso a Praga, io torno a casa per un mese intero in estate, e mi sento costantemente con la mia famiglia attraverso videochiamate e messaggi.La mia vita è ormai qui a Praga: ho i miei amici, il mio lavoro, la mia routine. Tornare a Palermo nella cameretta in cui ho trascorso la mia infanzia mi sembrerebbe come tornare indietro nel tempo e, forse, lì mi sentirei un po’ stretta. La motivazione principale che mi porta a restare qui a Praga, però, è la gioia che provo ogni volta che danzo, specialmente sul palcoscenico. La magia del dietro le quinte, il lavoro quotidiano in sala prove, il processo di crescita che mi porta ogni giorno a diventare sempre più forte e sicura di me. Non potrei immaginarmi a svolgere nessun altro tipo di lavoro se non questo.

6) Nei tuoi obiettivi futuri c’é una compagnia italiana?

Mi piacerebbe molto tornare in Italia alla fine della mia carriera, ma non è nei miei programmi al momento. Se dovessi farlo, mi piacerebbe danzare al Teatro Massimo di Palermo, dato che è il teatro della mia città natale. Vedremo cosa il futuro ha in serbo per me!

7) Quali sfide affronta ogni giorno una ballerina?

Oltre alle difficoltà che ho menzionato prima, penso che la sfida più grande che una ballerina affronta ogni giorno sia prendersi cura del proprio corpo e della propria salute mentale. E’ difficile mantenersi motivata quando non si ricevono i riconoscimenti che pensiamo di meritarci, quando lavoriamo tanto ma sembra che nessuno se ne accorga, quando ballerine giovani e con meno esperienza danzano ruoli più importanti. Inoltre, il rischio di un infortunio è una minaccia sempre presente: sia in sala danza sia al di fuori. Farsi male significa compromettere la propria carriera, metterla in pausa. A me, per fortuna, non è mai successo, grazie al fatto che mi prendo cura della mia salute attraverso uno stile di vita sano, e che oltre alle lezioni di danza dedico del tempo a rinforzarmi in palestra.  Ogni mestiere ha le proprie sfide, ma penso che fare il ballerino sia un privilegio che non tutti riescono a ottenere e che la gioia di danzare ripaghi tutti i sacrifici.

Federica Bona, ballerina

8) Che consiglio daresti a una ragazza che oggi vuole intraprendere il percorso di ballerina professionista?

Consiglierei di trovare un bravo insegnante che possa prepararla al meglio alle audizioni per i corpi di ballo, di affiancare alle lezioni di danza anche attività di potenziamento come il pilates e il Gyrotonic, di andare a teatro o guardare online i ballerini più famosi per lasciarsi ispirare, osservarli e imparare da loro. Consiglierei anche di non paragonarsi mai agli altri e di concentrarsi sul proprio percorso di crescita, di non scoraggiarsi ai primi rifiuti ma di continuare a provarci fino a quando non si troverà nel posto giusto al momento giusto. In ultimo, le direi di non smettere mai di credere in se stessa e nel suo sogno, e che tutto quello che è destinato a raggiungerci, prima o poi, sarà nostro.

9) Che consiglio daresti a un genitore? Quando é il caso di andare avanti e quando di lasciare?

A un genitore direi di insistere col proprio figlio affinché non trascuri mai la “scuola normale” (scuole medie, liceo), ma di non impedirgli di inseguire il proprio sogno. Studiare danza in modo professionale è un percorso difficile, anche perché spesso nelle Accademie gli allievi sono in competizione tra loro e l’ambiente può diventare pesante. Ma anche nel caso in cui il figlio non dovesse riuscire a diventare un professionista, aver studiato danza classica lo avrà reso più forte, disciplinato, determinato. Insomma, avrà sempre una marcia in più rispetto agli altri, a prescindere dal suo futuro lavoro. É’ il caso di andare avanti quando il ragazzo dimostra di essere appassionato e quando gli insegnanti ne confermano le capacità e il talento. É il caso di lasciare quando magari non c’è una predisposizione fisica naturale, o quando la passione per la danza si trasforma in qualcosa di negativo, che può compromettere la crescita del ragazzo (ad esempio quando quando la pressione diventa tale da generare troppa ansia e stress, quando si fa parte di un gruppo che giudica e non supporta).

Federica Bona, ballerina

10) Qual é stato il ruolo più bello hai interpretato?

Tra i ruoli più belli che ho interpretato c’è il passo a due dei gatti dalla Bella Addormentata, nella nostra versione coreografata da Marcia Haydée. Mi sono sempre divertita moltissimo a danzare questo ruolo perché spesso sentivo il pubblico ridere quando tiravo un forte schiaffo in testa al mio partner, il Gatto con gli Stivali. In più il trucco da gattina bianca mi donava molto e il costume coi fiocchi rosa è finora uno dei miei preferiti in assoluto. 

Federica Bona, ballerina

11) Che cosa ti auguri per il tuo futuro?

Per il mio futuro mi auguro di continuare a fare ciò che mi rende felice. Sono sicura che, col passare del tempo, le mie priorità cambieranno, proprio come sono cambiate in questi anni. Fino a quando farò la ballerina, spero di ricevere altri bei ruoli e di danzare il più a lungo possibile. Quando arriverà il momento di cambiare carriera, dato che purtroppo non può durare fino alla pensione, mi auguro di trovare qualcos’altro che mi faccia sentire libera, felice e soddisfatta. In verità, ho già trovato un’attività che mi appaga tanto quanto la danza: l’attivismo per i diritti degli animali non umani, sfruttati per diventare cibo, vestiario, intrattenimento. Per il momento la pratico nel mio tempo libero, ma spero che un giorno potrà diventare il centro delle mie giornate.

Inoltre, spero di continuare a ispirare tante persone, ballerini e non, attraverso i contenuti che pubblico su YouTube e, chissà, attraverso altri libri che scriverò in futuro.

Una cosa è certa: la danza farà sempre parte della mia vita, in forme e modalità differenti.

12) So che hai scritto un libro, come é nata l’idea?

Fin da bambina ho sempre amato leggere: la mia nonna materna mi ha trasmesso l’amore per i libri. Mi è sempre piaciuto anche scrivere: nei temi di italiano a scuola prendevo sempre 10. Già da anni avevo in mente l’idea di scrivere un libro e, nello specifico, di raccontare la mia storia… ma mi sembrava un’impresa troppo ardua. Ricordo il giorno in cui terminai la stesura della mia tesi di laurea e capii che forse scrivere un libro non sarebbe stato tanto diverso. Mi sono messa sotto con la scrittura e, in soli quattro mesi, il mio romanzo era terminato: La bambina che amava danzare“. La storia comincia con la mia prima lezione di danza e si conclude col mio diploma all’Accademia della Scala: ho racchiuso in sei capitoli la mia infanzia e adolescenza, tra momenti di sconforto e nostalgia, e momenti di pura felicità. Per scrivere questo libro sono andata a ricercare vecchie foto e video di quei bellissimi anni, ed è stato come rivivere tutto di nuovo. Spesso, mentre scrivevo e rileggevo, mi emozionavo al pensiero di tutto quello che ho sacrificato in nome del mio sogno e di quanto sono stata brava a non aver mai mollato, anche di fronte alla nostalgia di casa e alla paura di non farcela. 

L’obiettivo del mio libro è quello di imprimere su carta e rendere immortale una storia che penso possa ispirare chiunque, non soltanto gli aspiranti ballerini, a non smettere mai di sognare. Mentre scrivevo, avevo davanti a me la piccola Federica di 15 anni, insicura e spaventata dinnanzi a un sogno così grande, e immaginavo quanto le sarebbe stato d’aiuto leggere la storia di una ballerina che aveva superato le sue stesse difficoltà ed era riuscita a coronare il suo sogno.

Mi auguro che la mia storia ispirerà e motiverà i lettori a lottare per i propri obiettivi e a credere in se stessi, anche quando il percorso diventa impervio.

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