Come scegliere la baby sitter

Come scegliere la babysitter: 5 consigli per evitare le cantonate

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Come scegliere la babysitter? Questo è un tema che da sempre interessa le mamme, perché sicuramente può rivelarsi molto meno semplice di come appare. Si scrive un annuncio, ci si affida al passaparola, si selezionano le candidate e si procede con i colloqui. Facile, più a dirsi che a farsi in realtà.

Il primo motivo è semplice da intuire, delegare la cura dei propri figli per un genitore non è mai qualcosa che si fa a cuor leggero ma presuppone una grande fiducia che spesso si costruisce con il tempo e con le esperienze condivise. Molti genitori soprattutto quando i bambini sono molto piccoli si orientano sul nido, anche per questa ragione: educatrici formate e preparate spesso rendono più serene le famiglie, oltre al fatto che il nido offre le prime esperienze di socializzazione in un ambiente sicuro e stimolante, in cui ogni attività è pensata per permettere ai piccoli di sviluppare in modo armonico le proprie competenze e la propria personalità.

Anche al nido però purtroppo non è tutto oro ciò che luccica. L’inserimento in comunità è spesso fonte di continue malattie e non è raro che ai più piccoli siano i pediatri stessi a suggerire di finire l’anno a casa e riprovare eventualmente l’anno seguente. Anche in questo caso, se i nonni per svariate ragioni non sono disponibili o non desiderano prendere questo tipo di impegno diventa necessario organizzarsi diversamente.

Infine, può essere utile rivolgersi a una babysitter anche per concedere a se stesse qualche ora di meritato riposo, o per uscire una sera. Qualsiasi sia il motivo, diventa una figura realmente parte della famiglia e deve da un lato saper conquistare la fiducia dei genitori e dall’altro riuscire a instaurare un rapporto di altrettanta fiducia e rispetto con il bambino.

Babysitter: come capire di chi abbiamo bisogno?

Quando si inizia la ricerca ci si rende conto che la scelta è molto ampia: si propongono per questa mansione dalle studentesse che lo fanno per avere una fonte in più di guadagno, sia figure estremamente competenti e preparate. Ovviamente, cambierà la spesa da sostenere.
Sappiamo molto bene che seguire i bambini per svariate ore al giorno non è un mestiere facile né alla portata di tutti: mai come per prendersi cura degli altri il requisito fondamentale è la passione. Non è un lavoro come un altro, non è un lavoro che permette di “staccare il cervello” e prendersi delle pause e soprattutto è una responsabilità che bisogna sentire di riuscire a prendere con tutta la serietà che merita.
In poche parole, l’amore per i bambini non è un optional e se manca questa base non c’è titolo di studio che tenga. A volte risulta molto più amorevole e benvoluta una persona che non ha titoli particolari, ma impegno e buona volontà di chi ha più credenziali sulla carta, ma manca di entusiasmo ed empatia.
Proprio per questo, trovare la persona giusta non è semplice ma nemmeno impossibile.

 

1) La prima impressione molte volte è davvero quella che conta

Si dice che il 90% delle prime impressioni diventerà un giudizio definitivo. Quindi, la prima impressione conta, e conta parecchio. Probabilmente non ci riusciamo a spiegare per quale motivo in alcune situazioni una persona ci convince al primo sguardo e una no. Verosimilmente non c’è feeling o percepiamo qualche dettaglio che non ci convince: questo può accadere anche davanti alla figura professionale più qualificata di questo mondo. Se c’è qualcosa che non ci convince, probabilmente non abbiamo torto. E se anche non avessimo torto, ricordiamo che il feeling caratteriale è una condizione imprescindibile per costruire un buon rapporto, se non c’è probabilmente è meglio orientarsi altrove da subito.
La babysitter sarà una persona con la quale dovremo confrontarci ogni giorno, che per molte ore gestirà il nostro bambino. Sarà una persona che in molti casi lo andrà a prendere a scuola, che in poche parole farà le nostri veci. Sceglierne una che già ci convince alla prima impressione significa indubbiamente facilitarci la vita o quantomeno, partire con il piede giusto.

 

2) Le emozioni del bambino non mentono

Anche i bambini vanno a feeling, esattamente come noi. Ci sono persone che li incuriosiscono, che li divertono, che riescono a sintonizzarsi sulla loro lunghezza d’onda, a farsi ascoltare. Altre persone invece ce la mettono tutta per risultare “simpatiche” o accattivarsi la simpatia dei più piccoli ma non sempre ci riescono. Non servono vocine ostentatamente buffe, o chissà quali artifici. Anche i più piccoli colgono molto bene l’umore, la disposizione d’animo e le intenzioni degli adulti. Personalmente ho imparato ad ascoltare mio figlio nel tempo, a non sottovalutare i segnali che mi dava, soprattutto in determinate circostanze. Abbiamo avuto diverse babysitter che ci hanno supportato negli anni e devo riconoscere che quelle che andavano meglio per la nostra famiglia le ha riconosciute lui, quasi prima di me. Quindi sì, i bambini molto spesso ci vedono più lungo di noi.

 

3) La sicurezza in casa e fuori

Prima di continuare con questo articolo sono andata a prendere mio figlio all’asilo. Nel tragitto vedo uscire da un portone una mamma con un neonato in braccio e quattro operatori del 118 col defibrillatore in mano. Il bambino bianco come un cencio e gli operatori che ribadivano quanto fosse pericoloso il rischio di soffocamento e che dagli 0 ai 4 anni è la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali. Intendiamoci, questo può capitare a chiunque: mamme, babysitter, nonni, insegnanti. Chiunque. Il punto è che si sicurezza si parla troppo poco.
Ho inserito questo tema al punto tre ma andava benissimo anche al punto uno. La sicurezza, questo concetto forse dato troppo per scontato, che invece è la base di tutto.
Sicurezza significa tante cose. Significa ad esempio che quando si sta cambiando il pannolino al bambino non ci si allontana per nessuna ragione dal fasciatoio per prendere ciò che si è dimenticato lasciandolo solo (sì, a me e successo che una persona l’abbia lasciato da solo a sei mesi sul tavolo, me ne sono accorta per caso uscendo dal bagno e cadendo dal tavolo avrebbe potuto farsi molto male, per non dire di peggio). Sicurezza significa avere duecento occhi per strada col passeggino e duemila occhi con il monopattino o con la bici. Sicurezza significa controllare costantemente che non venga ingerito nulla che possa provocare soffocamento. Sicurezza significa sapere ad esempio che il prosciutto crudo rientra nella categoria degli alimenti collosi o appiccicosi e la presenza del grasso visibile oltre alle dimensioni delle sue parti è spesso la prima causa di soffocamento.
Sicurezza significa anche chiedere alla mamma del bambino prima di fare provare nuovi alimenti: non si può mai sapere se il piccolo soffre di qualche allergia o intolleranza e una leggerezza commessa nella più totale buona fede potrebbe comportare conseguenze molto serie.
Sicurezza, in poche parole significa pensare a quello che si sta facendo e a come lo si sta facendo. Intendiamoci, sbagliamo tutti, l’importante è cercare di farlo il meno possibile. Che vi affidiate a una ragazza alle prime esperienze o a una persona più adulta assicuratevi di non dare nulla per scontato e soprattutto su questo tema l’intransigenza è d’obbligo.

 

4) Gioco e qualità del tempo trascorso insieme

Il gioco per i piccoli è un vero lavoro, è la loro attività principale. Giocare li aiuta a crescere, a sviluppare le competenze, attiva la fantasia e molto, molto altro.
Proprio per questo la figura professionale che sceglierete va valutata anche sotto questo aspetto, quello del gioco e della relazione con il bambino. Non basta essere presenti, bisogna “esserci”, con la mente e con il cuore, possibilmente con lo sguardo rivolto al bambino e non al cellulare.
La scelta deve vertere su una persona che sappia approcciarsi al bambino in modo adatto alla sua età, che riesca ad incuriosirlo, che sappia contenerlo con rispetto e pazienza quando è necessario dire no, che riesca a distrarlo quando arriva l’inevitabile momento di nostalgia della mamma.
Non è facile, nessuno lo nega: infatti prendersi cura di qualcuno se fatto con amore e rispetto è uno dei mestieri più nobili e importanti che esistano.

 

5) Referenze: una garanzia in più

Le referenze sono uno strumento di maggior garanzia: ci permettono di verificare se le informazioni che ci sono state fornite sono corrette e ci permettono di ricevere un riscontro da parte di altre famiglie con cui ha lavorato il candidato. Chiedete se le ha almeno tre referenze di precedenti datori di lavoro con la possibilità di una breve chiacchierata telefonica di confronto per avere le informazioni che cercate.
Una volta concluso anche questo step, non rimane che accogliere questa nuova figura che entrerà a fare parte della vostra vita, darle fiducia e il tempo necessario per conoscervi come famiglia, con tutte le vostre dinamiche. Datele il tempo di farsi apprezzare senza controllare in maniera eccessiva il suo operato.
Se l’avete scelta, un motivo c’è. Il riscontro definitivo ve lo darà una sola persona: il bambino al vostro ritorno, nessuno sa meglio di lui.

 

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