Come essere genitori “efficaci”: amare, rassicurare, contenere e gestire

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Sarò un buon genitore? Difficile non porsi o non essersi mai posti questa domanda. Personalmente, me lo chiedo ogni giorno, perché é un ruolo dal quale derivano enormi ed evidenti responsabilità. Sarò in grado di infondere serenità ed equilibrio, di essere percepita come un punto di riferimento solido e credibile? Le nostre emozioni contrastanti, le nostre paure anche, non sempre ci fanno sentire pienamente all’altezza di questo ruolo. In realtà, secondo Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, non è complicato come pensiamo e non occorrono competenze speciali. Ciò che é indispensabile é il desiderio di sintonizzarsi sulle emozioni del bambino e mettersi costantemente in gioco.

Non ci sono ricette valide per tutti o di sicura efficacia per gestire le emozioni principali nei bambini (rabbia, disgusto, felicità, tristezza, sorpresa e paura) che alimentano la mente dei più piccoli e talvolta possono generare conflitti o emozioni contrastanti. Possiamo rispondere alle piccole e grandi sfide quotidiane a cui siamo chiamati in un modo molto semplice e allo stesso tempo di grande efficacia: fare sentire il bambino profondamente ascoltato e compreso, offrendogli via via strumenti per interpretare i suoi stessi stati d’animo e dar loro un senso.

Amare, curare, contenere e gestire

Amare e prendersi cura, ma anche contenere e saper gestire. Un genitore “competente” offre queste fondamentali funzioni di supporto alla crescita. Quelle associate alla “cura”, al prendersi cura, e quelle legate ai compiti di contenimento e di supporto autorevole. Essere un buon genitore si traduce in un insieme di gesti che da una parte sono necessari per la sopravvivenza (nutrimento, igiene), dall’altra permettono invece la costruzione di un legame autentico e profondo con il figlio di cui ci si prende cura.

Un bambino oltre ad essere curato deve essere anche molto amato; allo stesso modo, per essere amato, deve essere “sentito” e compreso a livello profondo nella mente dei suoi genitori. In qualche modo crescerà tanto più sicuro e protetto quanto più avrà al suo fianco adulti capaci di fare cose con lui e per lui, in grado di sentire e pensare ciò che lui pensa e che comprendendo il suo “sentire” riusciranno in modo efficace dare risposta a quei bisogni che non é ancora in grado di tradurre in parole e pensieri più articolati.

Ripensare al passato: che genitori abbiamo avuto?

Quando si diventa genitori il passato talvolta riaffiora in modo molto prepotente, forse mai come prima di quel momento. Tornano alla mente i ricordi di quando eravamo bambini, la relazione con i nostri genitori, la relazione dei nostri genitori. Ed emergono i sentimenti più disparati: a volte prevale la gratitudine, certe volte invece riemergono risentimenti, rancori, delusioni.

Quando si diventa genitori è importante ritornare al passato, in modo particolare quando quel passato è carico di esperienze e ricordi che possono compromettere la capacità di percepire e comunicare i nostri stati emotivi. Diventa fondamentale ripensare a quelle esperienze, e magari rivedere da una nuova prospettiva il nostro vissuto, in particolare modo quello della prima e seconda inganzia.

Che genitori abbiamo avuto? Che esperienze con gli adulti abbiamo vissuto da piccoli? Che cosa ci ha fatto felici? Abbiamo avuto esperienze che ci hanno fatto male? Questo diventa un modo non solo per elaborare un vissuto personale, ma per fare attenzione a non riproporre situazioni e dinamiche nella nuova relazione con nostro figlio. In altre parole, diventare genitori implica anche riprendere contatto con il figlio che siamo stati, con il nostro bambino interiore e ripensare al figlio che siamo stati.

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