La Bella Addormentata: quando a una donna viene insegnato ad aspettare

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Nel cartone animato La Bella Addormentata nel bosco tutto è composto, silenzioso, ordinato.
I colori sono delicati, i movimenti misurati, le voci basse. Aurora appare come una presenza leggera: cammina nel bosco, canta piano, sorride. Non chiede nulla, non pretende nulla, non sa ancora nulla. La storia non si muove attorno alle sue scelte, ma attorno a ciò che le accade.
Un fuso, un dito punto, un incantesimo. Aurora cade addormentata senza sapere cosa sta succedendo davvero. E mentre lei dorme, il mondo va avanti.
Il castello si ferma. Il tempo si congela.
La protagonista sparisce. E la fiaba continua come se fosse normale.

Il cartone animato: qualche curiosità che cambia lo sguardo

La Bella Addormentata esce nel 1959, in un periodo di grande controllo creativo per Disney. È uno dei film più ambiziosi dal punto di vista visivo, ispirato all’arte gotica e rinascimentale europea. Ogni inquadratura è studiata, simmetrica, quasi immobile.

Non è un dettaglio stilistico neutro.
È una scelta narrativa.

Aurora è una delle principesse Disney con meno battute in assoluto. Appare poco, parla poco, decide pochissimo. Gran parte del film è portata avanti da altri personaggi: le tre fate, Malefica, il principe Filippo. Aurora è al centro della storia, ma non la guida. Un altro dato significativo: Aurora dorme per una parte consistente del film. Il titolo stesso non racconta chi è, ma cosa le succede. Non chi ama, non cosa desidera, ma il suo stato: addormentata.

Il principe, al contrario, è attivo. Combatte, attraversa il bosco di rovi, affronta il male. È lui a muoversi mentre la protagonista resta immobile. Anche l’amore è raccontato come destino, non come relazione. Aurora e Filippo si incontrano una sola volta, cantano insieme, poi vengono separati. Non c’è conoscenza, non c’è dialogo reale. L’amore è qualcosa che accade, non qualcosa che si costruisce.

Quando la protagonista non fa nulla


Aurora è una delle figure più passive dell’intero immaginario fiabesco. Non cerca. Non scappa. Non combatte. Non sbaglia. Le cose le accadono.
Questa passività non è una mancanza narrativa: è il messaggio. La fiaba racconta che una donna può essere “giusta” anche senza agire. Anzi, più resta ferma, più tutto resta in ordine.

Il sonno come metafora

Il sonno di Aurora non è solo un incantesimo.
È una metafora potente: quando una donna non agisce, non prende parola, non interferisce, il mondo intorno a lei funziona.

Aurora dorme e:

  • il conflitto viene gestito da altri
  • il male viene affrontato da altri
  • la soluzione arriva da fuori

Lei deve solo aspettare.

L’amore che arriva mentre dormi

Il principe arriva quando Aurora non è cosciente. Non c’è incontro reale. Non c’è scambio. Non c’è scelta. L’amore arriva dopo, come una ricompensa per l’attesa e per l’immobilità. La fiaba suggerisce che, se una donna è abbastanza buona, paziente e silenziosa, qualcuno arriverà a salvarla.

Essere protette o essere immobilizzate?

La fiaba viene spesso letta come una storia di protezione: Aurora dorme per essere salvata. Ma a guardarla bene, la protezione coincide con la cancellazione.

Aurora non vive.
Non sperimenta.
Non sbaglia.

Viene messa in pausa. E questa sospensione viene raccontata come sicurezza.

Dalla fiaba alla vita reale

Questo schema non resta nell’infanzia.
Riemerge nella vita adulta ogni volta che alle donne viene insegnato ad aspettare:

  • che passi il momento
  • che qualcuno capisca
  • che arrivi il tempo giusto

Riemerge nella maternità, nella coppia, nel lavoro. Quando agire viene visto come eccessivo e aspettare come virtù.

Perché La Bella Addormentata non è una fiaba sull’amore

Riletta oggi, questa non è una storia d’amore che salva.
È una storia che insegna l’immobilità come valore.

Aurora non viene premiata per ciò che è.
Viene premiata per non aver fatto nulla di sbagliato.

Rileggere La Bella Addormentata oggi

Rileggere questa fiaba non significa negare il bisogno di riposo o protezione. Significa distinguere tra riposo e immobilità.

Aspettare non è sempre una virtù.
E una vita che comincia solo quando qualcun altro decide non è una fiaba romantica.

Forse la riscrittura oggi è questa:
una storia in cui una donna può svegliarsi da sola.

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📚 Bibliografia essenziale

  • Charles Perrault, La Bella Addormentata nel bosco
  • Bruno Bettelheim, Il mondo incantato
  • Simone de Beauvoir, Il secondo sesso
  • Studi su passività femminile e narrazione fiabesca

Chi scrive
Valentina Desario è l’autrice di Stancamente Mamma e scrive di maternità e vita quotidiana con ironia, sincerità e spirito pratico

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