Perché al nido stavano bene, ma quando vedono la mamma piangono

1024 679 Stancamente Mamma

Succede spesso così: al nido o all’asilo tutto sembra andare bene. Il bambino gioca, mangia, partecipa. Le educatrici dicono che è stata una buona mattinata, che ha fatto tante cose. Poi la porta si apre, il bambino vede la mamma… e scoppia a piangere.

Per molte mamme è un momento spiazzante: non andava tutto bene allora?. Se stava bene, perché piange proprio adesso? È un segnale che qualcosa non va? Ha sofferto più di quanto sembrasse? In realtà, nella maggior parte dei casi, quel pianto è un segnale di sicurezza, non di disagio.

Non è che “stava fingendo di stare bene”

Una delle interpretazioni più comuni è questa: “Forse non stava davvero bene, ma si è trattenuto”. È comprensibile pensarlo, ma non è ciò che accade di solito. I bambini piccoli hanno una grande capacità di adattamento. Al nido imparano a funzionare in un contesto strutturato, con routine chiare e figure adulte che li contengono. Questo permette loro di stare relativamente tranquilli, anche quando l’emozione è sospesa. Ma adattarsi non significa non provare nulla. Significa tenere insieme le emozioni finché serve.

Il pianto arriva quando arriva la mamma perché è il momento giusto

Quando il bambino vede la mamma, succede qualcosa di preciso: la tensione accumulata può finalmente sciogliersi.

La mamma è la figura con cui il bambino si sente più libero di esprimere ciò che ha trattenuto. Non perché sia stata la causa della fatica, ma perché è il luogo sicuro in cui lasciarla uscire.

Quel pianto non dice: “Sono stato male”.
Dice più spesso: “Ora posso mollare”.

Al nido funziona, con la mamma si sente

Al nido il bambino “funziona”: segue le regole, risponde alle richieste, si adatta al gruppo. Con la mamma, invece, si sente. E sentire significa anche lasciar emergere stanchezza, nostalgia, bisogno di contatto.

È lo stesso meccanismo che vivono anche molti adulti: reggono tutto fuori, poi appena rientrano a casa crollano. Non perché la giornata sia stata terribile, ma perché finalmente non devono più trattenersi.

Non è regressione, è regolazione emotiva

Spesso questo pianto viene letto come un passo indietro: “stava migliorando e ora di nuovo così”. In realtà è l’opposto. È un segnale che il bambino sa distinguere i contesti e usa la relazione più sicura per riorganizzarsi emotivamente.

La regolazione emotiva non avviene sempre in modo silenzioso. A volte ha bisogno di rumore, lacrime, corpo.

E la mamma è il posto dove questo è possibile.

Perché succede soprattutto all’uscita

Il momento dell’uscita è una transizione forte. Si passa da un ambiente strutturato a uno affettivo, da una richiesta esterna a una relazione intima. Le transizioni sono faticose per i bambini, anche quando le giornate sono andate bene.

Il pianto non è una valutazione della giornata.
È una risposta al cambio di assetto emotivo.

Cosa aiuta davvero in quei momenti

Aiuta sapere che non è un errore. Non è una dimostrazione che il nido non va bene. Non è una prova che il bambino “non regge”.

Aiuta accogliere quel pianto senza affrettarsi a farlo smettere. Senza troppe domande. Senza spiegazioni immediate. A volte basta esserci, tenere, aspettare che il corpo faccia il suo lavoro.

Quel pianto è spesso breve. Ma soprattutto è necessario.

Quando preoccuparsi (e quando no)

Se il pianto è l’unico segnale e il bambino, nel complesso, mangia, dorme, gioca e torna volentieri al nido, non è un campanello d’allarme.

Diventa utile osservare meglio solo se il disagio è costante, se il bambino appare spento, se rifiuta sistematicamente il contesto, se il pianto non si attenua mai nel tempo.

Ma nella maggior parte dei casi, quel pianto all’uscita è semplicemente la prova che la relazione funziona.

🔗 Per approfondire

👉 Perché i bambini fanno sempre la stessa domanda
Domande, ripetizioni e bisogno di sicurezza
https://stancamentemamma.com/perche-i-bambini-fanno-sempre-la-stessa-domanda/

👉 Quando una madre smette di fidarsi di quello che sente
Quando anche le reazioni dei figli fanno dubitare
https://stancamentemamma.com/quando-una-madre-smette-di-fidarsi-di-quello-che-sente/

👉 Ambientamento alla scuola dell’infanzia: quando il processo è faticoso
https://stancamentemamma.com/ambientamento-alla-scuola-dellinfanzia-quando-il-processo-e-faticoso-e-quali-sono-i-segnali-a-cui-prestare-attenzione-a-cura-della-dott-ssa-nunzia-martella/

📚 Bibliografia

  • Daniel J. Siegel & Tina Payne Bryson, Il cervello del bambino
  • John Bowlby, Attaccamento e perdita
  • Donald Winnicott, Gioco e realtà
  • Allan Schore, Affect Regulation and the Origin of the Self
  • Zerotosei – MIUR, documenti su ambientamento e regolazione emotiva

Chi scrive
Valentina Desario è l’autrice di Stancamente Mamma e scrive di maternità e vita quotidiana con ironia, sincerità e spirito pratico

Se vuoi unirti al nostro gruppo privato “Stancamente Mamma / La stanza segreta”… CLICCA QUI

… Perchè nasce Stancamente Mamma

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti