La felpa e il maglione: come gli adulti rovinano le cose anche con le migliori intenzioni

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Non sopporto ascoltare i discorsi che non mi riguardano, ma certe volte è inevitabile, soprattutto quando si parla di bambini, perché spesso la gente urla e non se ne accorge nemmeno. Però questo è uno dei discorsi che nella sua apparente banalità mi ha scavato dentro per giorni.

Ieri mi servivano un paio di banalissimi pantaloni blu della tuta per mio figlio, quelli che lavi duecento volte a settimana, ed ero alla cassa a pagare con una specie di tuta uguale a mille altre. La cassa del negozio, una specie di grande magazzino, si trovava davanti ai camerini.

Davanti ai camerini c’erano un certo numero di bambini che correvano, i più grandi completamente scazzati dal provare i vestiti di cui erano certi di non aver bisogno, e forse avevano anche ragione. L’orecchio mi cade su un trio poco lontano, composto da mamma, bambino che avrà l’età di mio figlio, non più di dieci anni, e nonna giovane.

La nonna si offre di regalare un maglione al nipote, uno di quelli lì in saldo. Il bambino, scazzato come quasi tutti i maschi davanti a pile di maglioni e vestiti pressoché identici storce il naso. Grazie nonna, non mi va. A quel punto parte l’escalation.

Dai provalo, non ho voglia, dai cosa ti costa. Fammi vedere come ti sta. Dopo un po’ il ragazzino capisce che non ne uscirà vivo se non prova il maledetto maglione. Si deve comprare, ormai è deciso. Lo indossa e si guarda allo specchio, dai carino grazie nonna prendiamolo.

Certo che lo prendiamo, non vedi come sei sempre conciato con quella felpa, ti sta malissimo quel colore poi. Era una di quelle felpe col cappuccio che fanno sentire i bambini quasi adolescenti, anche mio figlio ne ha una tutta colorata, che costa due lire ma lui si sente un figo pazzesco quando la mette.

Da un regalo, iniziano una serie di insulti più o meno velati, che partono da come sei conciato a non sai vestirti. Sai che c’è? Non lo voglio più e non me lo comprare perché non me lo metto. Era scritto nelle stelle che sarebbe finita così.

E si, non lo metterà mai, ci puoi scommettere nonna. E non perché è ingrato, come racconterai a te stessa, ma perché tu sei stata insopportabile. Con la felpa dirà al mondo che lui appartiene a se stesso. Con la nostra spocchia di parlare ai bambini come non accetteremmo mai facessero al contrario, ci rendiamo odiosi, fuori luogo.

Come siamo bravi a rovinare tutto anche quando abbiamo buone intenzioni, è una delle più grandi abilità di noi adulti.

🔗 Per approfondire

Quella scena non riguarda solo un maglione o una felpa, ma un equilibrio fragile che spesso si rompe nei rapporti tra adulti e bambini, soprattutto quando entrano in gioco nonni, aspettative, ruoli e confini poco chiari.

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Chi scrive
Valentina Desario è l’autrice di Stancamente Mamma e scrive di maternità e vita quotidiana con ironia, sincerità e spirito pratico

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