Quando sei esausta, la domanda “sto facendo abbastanza?” diventa una presenza costante. Non arriva mai in modo neutro. Arriva già carica di aspettative, già pronta a dirti che no, probabilmente non lo è. Qualunque cosa tu faccia sembra sempre insufficiente, sempre un po’ indietro rispetto a qualcosa che non sai nemmeno nominare.
Eppure la realtà è più semplice di così: non stai facendo poco. Stai facendo molto, da molto tempo, senza abbastanza recupero. Se oggi sei arrivata a sera, se nessuno si è fatto male, se sei ancora in piedi anche solo interiormente, questo è già abbastanza. Non come incoraggiamento, ma come constatazione.
Un’altra cosa che puoi smettere di fare è spiegare quanto sei stanca. Spiegare, giustificare, dettagliare, nel tentativo di rendere comprensibile qualcosa che senti nel corpo prima ancora che nelle parole. Ma la stanchezza che ha bisogno di essere dimostrata diventa un peso in più. Se qualcuno non capisce quanto sei stanca, non è perché non sei chiara. È perché non riesce, o non vuole, fermarsi ad ascoltare. Puoi smettere di tradurti per essere credibile.
Quando mi ritrovo a spiegare quanto sono stanca e dall’altra parte vedo solo incomprensione, la sensazione non è più rabbia. È qualcosa di più sottile. È come parlare una lingua che nessuno vuole imparare, che a nessuno interessa capire. Continuo a cercare le parole giuste, a semplificare, a rendere tutto più accettabile, mentre dentro mi sento sempre più fuori posto. Non perché sto esagerando, ma perché sto chiedendo ascolto nel momento sbagliato, alle persone sbagliate. E a un certo punto diventa chiaro che il problema non è spiegarmi meglio, ma smettere di farlo dove non c’è spazio per capire.
Quando sei esausta, spesso senti anche la pressione di trasformare ogni difficoltà in un percorso di miglioramento. Come se ogni fatica dovesse insegnarti qualcosa, come se ogni momento difficile dovesse portarti a una versione più ordinata di te. Ma non tutto è una lezione. Non tutto è crescita. A volte sei stanca e basta. E la stanchezza non è un errore da correggere, è una condizione da attraversare con gentilezza.
C’è poi il confronto, che arriva proprio quando le energie sono più basse. Guardi chi sembra farcela meglio e ti chiedi cosa ti manchi. Ma il confronto, quando sei stanca, non è stimolo. È solo un modo rapido per sentirti in difetto. Non conosci il contesto degli altri, il loro supporto, le loro notti, le parti che non mostrano. E soprattutto non sei tu in un altro corpo. Sei tu, in questo momento, con questo carico. E questo merita rispetto, non paragoni.
Forse la cosa più importante da smettere di fare è pensare che il problema sia il tuo atteggiamento. Non sei negativa, non sei pigra, non sei ingrata. Sei stanca. Stanca da troppo tempo. E nessun pensiero positivo, nessuna organizzazione impeccabile può compensare una stanchezza che dura. Il punto non è come la vivi, ma quanto sei sostenuta mentre la attraversi.
Questo articolo non serve a farti funzionare meglio. Non serve a renderti più efficiente o più forte. Serve solo a dirti che non c’è niente da aggiustare in te, oggi. Puoi permetterti di essere stanca senza aggiungere altre aspettative.
Se anche solo una frase ti ha fatto respirare un po’ più a fondo, allora era abbastanza anche questo.
E per oggi può bastare.
Chi scrive
Valentina Desario è l’autrice di Stancamente Mamma e scrive di maternità e vita quotidiana con ironia, sincerità e spirito pratico
Se vuoi unirti al nostro gruppo privato “Stancamente Mamma / La stanza segreta”… CLICCA QUI

Lascia una risposta