Per dieci anni in vacanza ho frequentato la stessa compagnia di amici.
E per dieci anni a fine agosto salivo in macchina piangendo per tornare a Milano, per il dispiacere di non vederli per un anno.
Eravamo una compagnia con un sacco di ragazzi; c’era il bellone che le rimorchiava tutte, l’intellettuale che prendeva dieci in latino e greco, quello che faceva ridere, quello che suonava la chitarra in spiaggia la sera, quello che era sempre incazzato e non vedeva l’ora di crescere.
E poi c’era il timido, quello goffo che non aveva la battuta pronta, che non aveva assi da giocare, che guardava le ragazze da lontano, che arrossiva per un nonnulla.
Quello che nella sua goffaggine alla fine era tenero, che non aveva niente in meno degli altri ma gli mancava il coraggio di esistere. E quindi in fondo gli mancava tutto.
Li ho impressi nella memoria esattamente come erano in quegli anni tra il liceo e l’università.
Nella mia mente sono ancora tutti così, nell’eco della spavalderia sfacciata dei loro venti anni.
Pochi giorni fa incontro il timido, dopo una vita.
Ora non arrossisce più, è diventato un professionista affermato.
Mi presenta la sua famiglia e io la mia. A un certo punto, suo figlio più grande sta per scivolare in bici mentre gira attorno a noi per ingannare l’attesa di quei discorsi da adulti pieni di formalità, di vecchie storie e aneddoti che in fondo non interessano a nessuno se non a quelli che ne erano protagonisti.
Ma che imbranato che sei, non ne azzecchi mai una. Esclama davanti a tutti rivolgendosi al figlio e facendolo diventare rosso come un peperone.
Mi sembra di vedere lui, solo un po’ più alto.
Non riconosco più niente di quello che era e mi domando se lui ricorda qualcosa di quel ragazzino a vent’anni, quando non inciampava nella bici, ma inciampava nei discorsi, nelle situazioni, nelle parole che non era in grado di dire. Quando avrebbe voluto essere quello che non era ma non sapeva essere diverso.
E mi domando come saremmo con i nostri figli, se ogni tanto avessimo presente i bambini e i ragazzi che siamo stati, in fondo, solo qualche estate fa.
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