Bambini, perché li abbiamo abbandonati davanti ai cellulari. Intervista alla Dott.ssa Nunzia Martella

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Un paio di settimane fa abbiamo regalato al nostro bambino due giorni in  uno dei parchi divertimento più famosi di Italia, rimanendo lì a  dormire.
La sera, stanchi dopo una giornata di giostre, ma felici, andiamo a cena  in uno di quei ristoranti tema che i più piccoli adorano. Il personale di sala ci invita a prendere posto e nel tragitto tra la  porta e il tavolo rimango colpita da un particolare che non posso non  notare: una miriade di luci di schermi accessi, su tutti i tavoli.
Bambini piccoli sul seggiolone con il telefono, bambini più grandi con  iPad di vario genere, genitori con i loro telefoni che scrollano di  continuo. Praticamente ognuno nel suo mondo.
Ok, abbiamo dato in tanti il telefono ai bambini cinque minuti in attesa da da qualche parte, tutti li abbiamo e può succedere. Siamo stati tutti in quel ristorante in cui tutti ti guardano e il bambino piange e non vedi l’ora di uscire o di sparire dalla faccia della terra.
Ma non é il caso del ristorante del parco divertimenti: nessuno sta  cenando a lume di candela, nessuno si stranisce se vola per terra un  pezzo di pizza, nessuno certamente nel casino del ristorante alza un  sopracciglio per un capriccio.
Eppure, sembra che nessuno sappia più o voglia più stare a tavola  facendosi carico di una conversazione reale, che può essere più o magari  meno piacevole.
Tolta la scusa dell'”intrattenere i bambini” perché con il rumore o con  capricci disturbano gli altri commensali, perché non riusciamo più a  parlare tra di noi?

Dott.ssa Martella, ha notato un aumento/abuso della tecnologia?

Partiamo subito col sottolineare che non è necessario criminalizzare le tecnologie digitali per fare un’analisi consapevole del fenomeno, ma credo che, se abbiamo a cuore la salute psicofisica dei nostri figli, sia un argomento che dovremmo conoscere a fondo. 

Come consulente educativa, mi capita molto spesso di toccare questo argomento e di ascoltare le preoccupazioni delle mamme e dei papà. La premessa importante che faccio è che, come per ogni aspetto della vita, ci troviamo davanti a rischi ed opportunità e per questo ritengo doveroso che non solo i genitori, ma tutti gli adulti, siano formati e informati. Cosa dobbiamo sapere? Beh non solo quali sono le regole da seguire per un uso consapevole dei dispositivi, ma soprattutto quali sono i possibili effetti dell’esposizione ai media device precoce e/o prolungata o non mediata dall’adulto, durante l’infanzia e l’adolescenza. Ritengo inoltre importante riflettere sull’impatto che ha il modo in cui noi stessi utilizziamo tali dispositivi. Ebbene sì, anche questo ultimo aspetto è di fondamentale importanza per capire come i device possono interferire nello sviluppo delle abilità di linguaggio, vista, udito, qualità del sonno, sviluppo neuro-cognitivo, socio-emozionali e nella relazione familiare.

L’aumento della presenza dei dispositivi nelle nostre vite non è solo una percezione, ma un dato reale. Infatti due rewiew SIP (società italiana di pediatria) sul rapporto con il digitale all’interno delle famiglie con figli compresi tra 0 e 15 anni, condotte dal 2019 al 2022, fanno emergere dati che evidenziano come:

  • Nella fascia 0-2 anni il 72% delle famiglie ammette di utilizzare social e chat durante i pasti dei propri figli, mentre il 26% lascia che i bambini utilizzino i device in completa autonomia,  percentuale che sale al 62% per la fascia 3-5 anni, all’82% a nella fascia 6-10 anni e al 95% tra gli 11 e i 15 anni. 
  • Una famiglia su quattro nella fascia 0-2 anni e una su cinque, in quella 3-5 anni, si affida all’intelligenza artificiale per far addormentare i propri figli, con ninne nanna prodotte dagli assistenti vocali.
  • Il 35% dei genitori di bambini tra 0 e 2 anni delega ai device il compito di intrattenere i propri figli, ad esempio con la lettura di fiabe, percentuale che arriva all’80% nella fascia 3-5 anni.
  • Una scarsa percezione delle famiglie sui rischi e pericoli in termini di salute psicofisica dell’uso improprio della tecnologia digitale. 
  • lo smartphone viene usato quotidianamente dal 97% degli adolescenti di 15-17 anni e dal 51% dei bambini di 9-10 anni.
  • Nel corso del tempo è cresciuto significativamente il numero di bambini e ragazzi tra i 9 e i 17 anni che hanno avuto in rete esperienze che li hanno turbati o fatti sentire a disagio: si è passati dal 6% del 2013 al 13% del 2017.

Che impatto può avere l’abuso della tecnologia sui bambini?

Gli strumenti digitali possono essere una risorsa importante, ma solo se usati con attenzione e consapevolezza, soprattutto nei primi anni di vita del bambino. Secondo le ricerche più recenti, un uso eccessivo degli schermi nei primi anni può interferire con lo sviluppo cognitivo. I bambini, infatti, hanno bisogno di toccare, sperimentare, manipolare oggetti reali per imparare a pensare, risolvere problemi e sviluppare le competenze di base. I video o i giochi digitali non bastano, soprattutto sotto i 3 anni, a meno che non ci sia un adulto accanto che interagisca, spieghi e accompagni. Sfortunatamente la maggior parte delle applicazioni non è strutturata per un’interazione a due (bambino-genitore). È stato anche osservato che troppe ore davanti allo schermo possono portare a difficoltà di attenzione, problemi comportamentali, meno relazioni sociali con i coetanei. Anche la salute fisica può risentirne: aumento del peso corporeo, mal di testa, dolori al collo e alle spalle, problemi visivi e posturali sono sempre più comuni, così come disturbi del sonno causati da contenuti troppo stimolanti o dall’esposizione alla luce degli schermi prima di dormire. L’esposizione prolungata a rumori forti può compromettere la percezione dei suoni e creare difficoltà nello sviluppo del linguaggio e nella socializzazione. Poi c’è un altro aspetto importante a cui tengo molto e di cui davvero poco si parla e riguarda l’uso del telefono da parte dei genitori in momenti molto delicati, come durante l’allattamento. Alcuni studi segnalano che lo smartphone usato in questi momenti porti ad una diminuzione dell’attenzione ai segnali del piccolo e sappiamo quanto sia importante l’interazione faccia a faccia in questi primari contesti interattivi per il sano sviluppo del bambino e del legame con il genitore. 

Doveroso da parte mia è citare anche gli studi da cui emerge un dato interessante: se è vero che un uso frequente dei device e internet può esporre a rischi, non dobbiamo pensare che questo renda automaticamente i nostri figli più vulnerabili. Ciò che fa davvero la differenza è la forza delle relazioni, il sostegno affettivo e la qualità dell’ambiente familiare in cui crescono. Infatti i ragazzi che si sentono fragili nella vita “offline”, che hanno meno strumenti per gestire emozioni o difficoltà, sono spesso quelli più esposti anche online. È comune pensare che bambini e adolescenti sappiano usare la tecnologia meglio degli adulti, e spesso è vero dal punto di vista tecnico. Ma non significa che abbiano sviluppato anche le competenze critiche ed emotive per navigare in modo sicuro. Potrebbero non sapere come reagire davanti a messaggi offensivi, contenuti inappropriati o situazioni che li fanno sentire a disagio. 

Inoltre, c’è un aspetto fisiologico da non trascurare: durante l’infanzia e l’adolescenza il cervello è ancora in fase di sviluppo. Questo significa che le emozioni tendono a prevalere sulla razionalità, e spesso i ragazzi agiscono d’impulso, senza valutare a fondo le conseguenze. Ecco perché hanno bisogno di essere accompagnati e guidati. Ma non possiamo farlo se per primi, come adulti, non siamo consapevoli di come ci comportiamo online

Avere sempre il telefono in mano davanti ai bambini: che cosa comporta in termini di rischi e di rapporti?

Vorrei rispondere a questa domanda puntando la lente sull’utilizzo che noi stessi, come adulti di riferimento, facciamo dei device. Ci troviamo davanti a due nuovi fenomeni:

  1. la nomofobia (da no-mobile-phone-phobia) che è la paura eccessiva o l’ansia di restare senza smartphone, senza connessione o senza la possibilità di usarlo. Non è ancora considerata una vera e propria malattia, ma è un comportamento che sta diventando sempre più comune. Questa paura o l’ansia intensa di essere separati o di non aver accesso al proprio telefono, ha un conseguente impatto negativo non solo sulla vita personale e lavorativa, ma anche sulle relazioni sociali. Per molti di noi, inclusi bambini ed adolescenti, lo smartphone è molto più di uno strumento: è un modo per comunicare, socializzare, giocare, distrarsi, cercare risposte immediate a ogni dubbio. Il problema nasce quando questo legame diventa così forte da generare ansia, irritabilità o panico ogni volta che il dispositivo non è disponibile o non funziona.
  2. il phubbing (phone” (telefono) e “snubbing” (ignorare)). Si traduce con l’ignorare qualcuno per guardare il telefono. Ovviamente chi lo subisce si sente invisibile e non considerato, perché vivendo sempre con lo smartphone tra le mani, finiamo spesso per non ascoltare chi ci è accanto

Se trasliamo questo fenomeno anche ai momenti di interazione in famiglia, possiamo ben immaginare che impatto possa avere sul benessere dei nostri figli e sulla qualità della relazione. Moltissimi studi hanno evidenziato come questa tecno-interferenza riduca le interazioni con i bambini e a risentirne sia anche la loro salute emotiva. Questo vale a tutte le età, ma in particolare nella prima infanzia. Bambini piccoli esposti a genitori (nonni, zii o chi si prende cura di loro) spesso assorbiti dal cellulare ricevono meno attenzione, meno risposte adeguate ai loro bisogni e hanno meno occasioni di gioco e conversazione. Questo può aumentare il rischio di sviluppare problemi come ansia, depressione, iperattività o difficoltà di attenzione. Inoltre, usare spesso lo smartphone davanti ai figli, può influire negativamente sullo sviluppo della loro intelligenza emotiva, cioè la capacità di riconoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni e quelle degli altri

L’utilizzo di questi dispositivi che ci tengono “a distanza” dalle conversazioni reali, da che cosa ci protegge secondo lei?

Viviamo in un’epoca in cui siamo costantemente connessi: il telefono è diventato un’estensione di noi stessi. Lo usiamo per lavorare, informarci, socializzare, rilassarci e questo porta a un’abitudine automatica a controllare lo smartphone, anche quando siamo in compagnia. Un nuovo fenomeno è la FOMO (Fear Of Missing Out)  cioè il timore costante che qualcosa stia accadendo online e che noi lo stiamo perdendo. Questo ci spinge a guardare il telefono anche quando non è necessario.  Siamo stimolati costantemente e cerchiamo gratificazioni rapide. Ogni “like”, ogni notifica, attiva una piccola scarica di dopamina, la sostanza del cervello legata al piacere e alla gratificazione. È la stessa che si attiva, ad esempio, quando mangiamo qualcosa di buono o riceviamo un complimento. Usiamo il telefono come fuga rapida dalla noia, dalle emozioni “difficili”, per gestire momenti di disagio e solitudine o anche per trovare sollievo dalle fatiche della genitorialità. Proprio in uno studio recente e molto interessante, alcuni ricercatori hanno indagato perché i genitori usano il cellulare in presenza dei figli e i risultati possiamo riassumere come: “è un modo per regolare le proprie emozioni”. Perché quando siamo con i nostri figli ci sentiamo annoiati, sopraffatti, sotto pressione, e lo smartphone offre una gratificazione immediata, attivando il sistema di ricompensa del cervello. 

So che è davvero difficile cambiare abitudini, prendere una rotta differente rispetto al resto del mondo, non cedere alla tentazione di delegare alla tecnologia per prenderci un momento di respiro. Ciò che però vorrei ricordare è che, per un bambino o un adolescente, un genitore con lo sguardo fisso sullo schermo può apparire distante e poco reattivo e anche se non viene detto nulla, il messaggio che arriva è: “quello che guardo è più importante di te”. I bambini, soprattutto piccoli, hanno bisogno di sguardi, attenzioni, risposte, e non possono competere con uno schermo. Quando siamo con loro, ma anche con i nostri amici e partner, dovremmo lasciare il telefono da parte, guardarci negli occhi e concentrarci sul qui ed ora. Per esempio, quando torniamo a casa, prima di entrare mandiamo quell’ultima mail di lavoro, rispondiamo a quel messaggio “importante” e poi, una volta aperta la porta, lasciamolo in borsa o sul tavolo, le due mani libere e aperte per abbracciare e connettersi con chi abbiamo davanti.  

Per educare bambini e ragazzi ad un uso sicuro e responsabile della tecnologia, dobbiamo partire da noi stessi: essere presenti, informati, coerenti. Perché l’esempio è ancora lo strumento educativo più potente che abbiamo. I bambini ci osservano, sempre.

Bibliografia di rieferimento

Kabali HK, Irigoyen MM, Nunez-Davis R, Budacki JG, Mohanty SH, Leister KP,  et al. Exposure and Use of Mobile Media Devices by Young Children. Pediatrics 2015;136:1044-1053 

“Tecnologie digitali e bambini: un’indagine sul loro utilizzo nei primi anni di vita” a cura del Centro per la Salute del Bambino onlus e dell’Associazione Culturale Pediatri

Reid Chassiakos YL, Radesky J, Christakis D, Moreno MA, Cross C. Children and Adolescents and Digital Media. Pediatrics 2016; 138:1-18

“Mom, dad, look at me”: The development of the Parental Phubbing Scale, Journal of Social and Personal Relationships

How “phubbing” becomes the norm: The antecedents and consequences of snubbing via smartphone, Computers in Human Behaviour

The Influence of Parenting Style on Adolescent Competence and Substance Use, The Journal of Early Adolescence

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