Ieri sera ho portato mio figlio a un concerto di musica classica. Un concerto di un’ora con un repertorio orecchiabile. Ho pensato mah, speriamo non sia troppo. Si poteva entrare dagli otto anni e lui ne ha otto. Ha ascoltato un’ora sorridendo e tenendo il tempo col il piede. Solo gli ultimi cinque minuti mi ha detto nell’orecchio che aveva fame, in effetti erano le nove di sera.
Succede anche con certi libri e con certe situazioni della vita, io penso che sia ‘troppo’ e invece lui le apprezza, contro ogni previsione. Ne coglie il bello. E poi penso a quegli orridi posti dove tutto è diviso dagli adulti perché i bambini non sono ritenuti all’altezza di niente: mangiano separati, se parlano o si muovono due minuti vengono zittiti con un tablet e così via.
Siamo noi che li sottovalutiamo proponendo esperienze semplificate in tutto, che spesso sfiorano il ridicolo. Situazioni a volte non degne della loro intelligenza e della loro enorme curiosità.
Sicuramente i bambini hanno i loro tempi, sicuramente non possiamo pretendere stiano seduti tre ore da nessuna parte, sicuramente ci dobbiamo adattare a loro.
Ma quando c’è qualcosa che vale la pena, lo capiscono e lo riconosco eccome.
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