Sono una giovane vittima di bullismo. È iniziato tutto qualche anno fa.
Una ragazza, che praticava il mio stesso sport nella mia stessa palestra, ha iniziato a prendermi in giro. Inizialmente non ci avevo dato peso, poi con il passare del tempo, pure gli allenatori hanno iniziato a ridere ai suoi commenti.
Così, quel clima che mi portava pace, iniziò a farmi male e ad essere tossico per me. Con i miei genitori e con il direttore sportivo, abbiamo deciso di cambiare sede, ma purtroppo le voci sul mio conto continuavano. Un giorno, allora, per porre fine a tutto, con il direttore sportivo, abbiamo deciso di andare nella mia vecchia sede per chiarire e per affrontare il problema. Quando arrivai, provai a parlare con gli allenatori/allenatrici e con i ragazzi/ragazze. Purtroppo mi è stato proibito da un genitore, entrò in palestra e iniziò ad aggredirmi verbalmente.
Ho provato a difendermi ma ad un certo punto non ce l’ho più fatta e me ne sono andata via piangendo. Successivamente, sono iniziati i primi accessi al pronto soccorso. Sono iniziati i primi attacchi di panico e di ansia, mi hanno prescritto vari psicofarmaci e mi hanno diagnosticato la depressione. Per due anni, mi è sembrato di essere dentro ad una galleria buia, infinita e in cui la via di uscita non sembrava esserci. La luce facevo fatica a vederla. Ora, invece, a distanza di due anni, è il buio che faccio fatica a vedere, perché dove sono ora, c’è solo luce attorno a me.
Dai momenti bui, per quanto possa sembrare difficile, faticoso, impossibile, per quanta paura possiamo avere di “non farcela”, vi posso assicurare che si può uscire. È difficile e faticoso, ma piano piano, facendo un passo alla volta, la luce torna e noi torniamo a splendere. Ogni tanto, spegnersi, può aiutare a trovare noi stessi o una versione migliore di noi. Per poi, quando è il momento, tornare a brillare più di prima.
