Finisce la scuola, inizia l’incubo dei centri estivi e dei costi alle stelle

998 826 Stancamente Mamma

Tra Ponti e vacanze, si avvicina inesorabile come ogni anno i primi di giugno il suono della campanella che decreterà la fine della scuola. Giustamente direi, i bambini dopo un anno di fatiche, compiti e sveglia presto la mattina non vedono l’ora del meritato riposo e di quei mesi lenti che finalmente restituiscono loro il tempo per tutte le cose che amano.

Bene, questo sarebbe uno scenario a dir poco idilliaco, se non fosse per il fatto per moltissime famiglie in Italia la fine della scuola corrisponde all’inizio del panico completo perché si apre la parentesi dei centri estivi, o “Summer Camp“, come fa figo chiamarli, ma uno dei temi principali rimane la grandissima nota dolente ovvero i costi a dir poco esorbitanti. Prima di scrivere questo articolo ho fatto una rapida ricerca sul Web e già nel 2018 se non prima, il punto cruciale rimaneva sempre lo stesso, i costi. Ma non mi sono fermata qui, anche perché dovendo iniziare ad organizzare anche la mia estate ho iniziato ad informarmi anche per quanto mi riguarda.

Parlo di Milano perché io vivo qui, non saprei dire esattamente se la situazione sia molto diversa nelle altre parti di Italia, anche se temo non molto. Inizio dicendo che la proposta di attività è sicuramente molto varia, su questo sicuramente é facile trovare qualcosa che possa almeno sulla carta, incontrare i gusti dei bambini. Dico sulla carta perché come sempre tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e i bambini dopo un anno di scuola possono non avere troppa voglia di inserirsi in nuovi ambienti (o per lo meno trovarlo faticoso), o non trovare particolare affinità con il gruppo ecc. Comunque, almeno sulla carta diciamo, la proposta é solida e valida: si spazia dalle attività sportive per ogni età e livello, ai più svariati corsi, dalla cucina, al teatro, al circo. C’é di tutto, per chi può permetterselo. I costi di strutture private (non parlo di quelle comunali perché so che é molto difficile accedervi) almeno dalle informazioni che ho io, variano dai 200 ai 250 euro a settimana, in alcuni casi pranzo escluso. Il conto della spesa che una famiglia deve sostenere se non ha nonni e non ha nessuno, per lavorare nei mesi di giugno e luglio (e sarebbe anche da capire chi può prendere tutto agosto di ferie) sono presto fatti e non sono certo alla portata di una famiglia con un reddito medio.

Qualcosa a meno probabilmente c’è, ma anche in quei casi non é tutto oro quello che luccica: la gestione talvolta é parecchio improvvisata, ci sono ragazzini a tenere a bada i più piccoli al posto dei professionisti e a farne le spese sono ancora una volta le famiglie e la sicurezza dei bambini, specialmente quando vengono proposte attività in piscina non adeguatamente sorvegliate.

Fine della scuola: perché non provare a organizzarsi diversamente?

Una cosa è chiara, da un pezzo. La gestione familiare in Italia é ancora pensata come se la società fosse rimasta più o meno agli anni Trenta. Grandi famiglie intergenerazionali che convivono magari nella stessa strada in cui le donne sono dedicate all’accudimento dei figli e della casa. Difficile pensare che lo Stato non abbia realizzato che la famiglia negli ultimi decenni ha avuto grandi cambiamenti. Prima di tutto le persone molto più di prima si spostano, e magari fanno famiglia a molti chilometri di distanza dal luogo di origine, tanto per cominciare. I tempi sono cambiati e non è detto che si nasca e si viva nello stesso quartiere tutta la vita. In secondo luogo i nonni in molti casi lavorano ancora. Terzo, ed è questa una delle dolenti note: non tutte le nonne anche se non lavorano e anche se non hanno impegni particolari hanno la forza o semplicemente la voglia di accollarsi l’organizzazione familiare dei figli. Giusto o sbagliato che sia questo é uno degli aspetti della realtà. E forse é ora si smettere anche di pensare che per “liberare” una donna e permetterle di lavorare dobbiamo automaticamente “vincolare” in casa un’altra donna, pretendendo che dopo aver badato alla sua famiglia debba continuare anche in età avanzata a farsi carico di responsabilità che magari non desidera più o per lo meno, non in una certa misura. Le famiglie dovrebbero avere la possibilità di organizzarsi a prescindere, con o senza nonni. Chi li ha e ha la fortuna che vogliano partecipare al ménage familiare ben venga, ma chi non li ha non può essere condannato.

Quale tipo di lavoro ha un orario compatibile con le istituzioni scolastiche? Praticamente nessuno e questo é un amaro dato di fatto. Ma forse e dico forse, per ovviare a certi salassi, una delle possibili soluzioni sarebbe quella di tornare a pensare (in questa e molte altre situazioni) come comunità e non come singoli. Come? La prima cosa che mi viene in mente é iniziare a muoversi nei propri quartieri, a conoscere le altre famiglie, a condividere problemi ma anche risorse. Ci sono molti gruppi anche online di quartiere, usiamoli in modo intelligente. Probabilmente non sappiamo che nel portone di fianco al nostro c’è una famiglia con bambini della stessa età che sta cercando do organizzarsi per giugno. O magari ce sono altre due. Perché non conoscersi, ad esempio e condividere una babysitter? Non solo probabilmente ne guadagneremmo in denaro, ma in relazioni, vicinanza, sostegno reciproco. Nell’attesa che qualcosa cambi (a questo punto me lo auguro per le generazioni che arriveranno dopo di noi) quello che concretamente potremmo iniziare a fare, anche a subito è tornare a ragionare come comunità, a cercare alternative, a trovare soluzioni. E soprattutto, a smettere di farci andar bene tutto.

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