Quando mio figlio era piccolo faceva quello che fanno tutti i bambini, o tanti. A volte si impuntava per cose che da fuori sembravano scemenze diventando testardo per le piccolezze.
In quei casi ho sempre reagito come avrei voluto per me. Ci ho parlato tantissimo, sentendomi dire da più parti che non serviva a niente perché sembra sempre che i bambini non capiscano le parole, i discorsi complessi. In fondo sono ‘solo’ bambini.
Io me ne sono fregata, e ho fatto di testa mia. Quando poi è cresciuto, davanti alle domande più difficili gli ho cercato di fare capire a volte come si vive nelle scarpe degli altri. Come mi sentivo io per esempio, come ci si sente quando si sbaglia, come ci si sente quando qualcosa non va come vorremmo.
Piccole cose, ogni giorno, che lo abituassero a ragionare guardando l’orizzonte e non solo il suo ombelico.
Per anni ho messo in dubbio il fatto che forse avevano ragione loro, finché è cresciuto e ho avuto la risposta che nemmeno stavo più cercando.
Poco fa stavamo radunando un po’ di vecchi pupazzi e ne è saltato fuori uno legato a un episodio che credevo fosse completamente lontano nella sua mente.
Al ritorno dal mare, quando aveva quattro anni si è seduto sul pianerottolo in preda a un pianto disperato: gli mancava la spiaggia. La vicina di casa era uscita a chiedermi se avevo bisogno di qualcosa, ha assistito alla scena ed è tornata in casa portando un vecchio pupazzo di sua figlia, che ora una donna adulta
Questo è l’ultimo che ho, ma te lo regalo volentieri.
L’abbiamo messo su uno scaffale per anni, e nel frattempo quella donna non c’è più. Oggi, rivedendolo mio figlio mi ha detto sinceramente io penso che vorrei restituirlo alla figlia quando la vediamo, perché è un ricordo che le appartiene, è giusto così.
Mi ha colpito non solo che si ricordasse perfettamente di un gesto di cinque anni fa, che per un bambino così piccolo poteva apparire totalmente casuale o poco significativo, ma che si sia messo nei panni degli altri non solo uscendo da se stesso ma rendendosi conto che è un ricordo che forse è meglio che torni nelle mani di chi può dare a quel pezzo di stoffa a forma di volpe, il valore che merita.
Allora ho pensato ancora una volta, come in tante occasioni, che sono felice di non aver ascoltato nessuno.
Chi scrive
Valentina Desario è l’autrice di Stancamente Mamma e scrive di maternità e vita quotidiana con ironia, sincerità e spirito pratico
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