Mini Club: vacanza formato famiglia o servizio di babysitting travestito da gioco?

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Lo riconosci subito: è il primo giorno di vacanza, hai appena posato i bagagli, stai già pregustando lo spritz a bordo piscina… e poi compaiono loro. Gli animatori. Eccoli là… colorati, urlanti, travestiti da canguro, da sirenetta da mago. E capisci che il momento è arrivato: tuo figlio deve essere “consegnato” al Mini Club.

Così, con il tono amorevole di chi ha appena deciso le sorti della sua vacanza senza consultarlo, gli dici:

“Dai amore, vai al Mini Club! Vedrai che ti diverti tantissimo!”
Mentre in realtà pensi:
“Dai amore, vai al Mini Club. Mamma ha bisogno di silenzio e papà non ha voglia di giocare a racchettoni per la quarta volta”.

Intrattenimento o parcheggio pranzo e cena inclusi? Perché alcuni bambini odiano il Mini Club (e hanno anche ragione)

Precisiamo: i Mini Club non sono il male assoluto. Alcuni sono delle vere oasi creative, con laboratori, giochi e spettacoli degni di Broadway (o quasi). Ma altri… diciamo che ricordano più un open space aziendale degli anni ’90, dove i bambini vengono smistati in base all’età e assegnati a un animatore visibilmente esausto dalla stagione estiva iniziata da appena 3 giorni.

E poi c’è lui: il bambino che non ci vuole andare e ti supplica:

“Per favore, posso stare con voi oggi?”
E tu, con l’empatia emotiva di un cactus, rispondi:
“Ma certo che no. Oggi c’è la caccia al tesoro!”

Quando il Mini Club è più per i grandi che per i piccoli

Diciamocelo: il Mini Club, più che un servizio per i bambini, è un sollievo per gli adulti. Un modo legittimo per avere due ore di pace, ma che a volte scivola nel comodo automatismo del “vai lì perché lo dico io”. Peccato che non tutti i bambini siano estroversi, sociali, pronti a tuffarsi nella danza dell’orsetto alle 9:30 del mattino e soprattutto entusiasti di passare le vacanze con perfetti estranei facendo cose che magari non sono per loro di alcun ineresse.

Alcuni ci stanno volentieri. Altri… no. E quando il “no” è chiaro, insistente, ripetuto, forse bisognerebbe ascoltarlo. No, significa no.

In fondo, non è che se non fanno il laboratorio con la pasta di sale cresceranno male, eh. Magari, e dico magari, essendo venuti in vacanza con la propria famiglia si aspettavano (che strano) di starci insieme alla propria famiglia.

Il vero paradosso è che i genitori vogliono andare in vacanza per non fare niente, ma ai figli impongono un’agenda piena come quella di un dirigente d’azienda, un’agenda di cose da fare di cui magari a loro non interessa nulla, compresi pranzi e cene con animatori e bambini sconosciuti. Dalle 10 alle 12 mini club. Poi torneo di castelli di sabbia. Poi pausa merenda, poi baby dance. E guai a non divertirsi con entusiasmo.

Nel frattempo, i grandi sorseggiano qualcosa al bar della piscina dicendosi: “Sta bene lì, si diverte” Anche se ha pianto per mezz’ora chiedendo di non andarci.

La vacanza ideale? Quella dove tutti sono liberi di stare dove vogliono. E sì, anche i bambini

Morale della favola? Il Mini Club è un’ottima opzione, che dovrebbe rimanere una possibilità non un obbligo. Ma come tutte le opzioni, dovrebbe rappresentare una scelta, non una costrizione mascherata da divertimento.

Se tuo figlio vuole restare con te, magari in spiaggia a chiederti venti volte di guardarlo mentre fa la capriola in acqua, forse è il suo modo per dirti: “La mia vacanza ideale sei tu”.
(Lo stesso bambino che tra qualche anno non vorrà più vederti neanche in foto perché in vacanza andrà con gli amici, quindi approfittiamone. Saremo la loro prima scelta per molto meno tempo di quel che crediamo.

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